L'ambiente alpino è fragile:
il caso del Lago Effimero

In vista di PROTEC (salone delle Tecnologie e Servizi per la Protezione Civile e Ambientale, a Torino dal 30 giugno al 2 luglio 2011) abbiamo intervistato il dott. Andrea Tamburini, geologo specializzato in geomatica: è tra coloro che hanno gestito l'emergenza del “Lago Effimero”, sul Ghiacciaio del Belvedere


Dottor Tamburini, il caso del "Lago effimero" di Macugnaga è oramai un "case history" da trasmettere a quanti lavorano nella Protezione Civile. Può ripercorrere le fasi salienti di quella vicenda?
"Si è trattato della formazione di un lago sulla superficie del Ghiacciaio del Belvedere. Il volume d'acqua invasato nel bacino ha raggiunto, nel giro di poche settimane, i tre milioni di metri cubi. La comparsa di un lago all'interno del "sistema ghiacciaio" è sempre motivo di attenzione per la possibilità di improvvisi ed ingenti rilasci d'acqua verso valle, con conseguenze spesso catastrofiche, come un'ampia casistica documenta anche, e ripetutamente, proprio per il versante ossolano del Monte Rosa. Almeno sette sono infatti le rotte glaciali note per il Ghiacciaio del Belvedere: ancora ben vivi nel ricordo sono gli episodi del 1970, 1978 e 1979 in conseguenza degli svuotamenti del lago pro-glaciale delle Locce, che misero seriamente a repentaglio la sicurezza dell'abitato di Macugnaga. Nella fase più critica, quando il livello del lago aumentava di circa un metro al giorno ed il bacino era prossimo alla tracimazione, è stato necessario acquisire ed elaborare in tempi rapidissimi dati relativi al volume del bacino, alla morfologia del fondale e sulla sua natura, alla morfologia della superficie glaciale nelle immediate vicinanze, alla dinamica del ghiacciaio, ed altri dati utili alla formulazione di possibili scenari evolutivi. Solo grazie all'impiego di tecnologie d'avanguardia è stato possibile ottenere questi dati in tempo utile e fornirli alle autorità preposte alla gestione dell'emergenza".


Quali le principali criticità e quali gli insegnamenti che ha ricavato?

"Nel caso dell'emergenza del Lago Effimero ho avuto modo di mettere a frutto l'esperienza pluriennale acquisita da un lato nello studio della dinamica di alcuni tra i maggiori ghiacciai dell'arco alpino, nonché quella maturata nella partecipazione alla gestione di emergenze idrogeologiche di carattere nazionale, quali la frana della Val Pola del 1987, l'alluvione del Tanaro del 1994, l'alluvione della Valle d'Aosta dell'autunno 2000. La necessità di operare in condizioni logistiche estreme e di dover prendere importanti decisioni in tempi rapidissimi ha stimolato il mio interesse ed orientato le ricerche verso tecnologie mirate a ridurre i tempi di esecuzione dei rilievi e di elaborazione dei dati, con il duplice scopo di limitare il rischio degli operatori e fornire risultati in tempo "quasi reale". Queste esperienze si sono rivelate determinanti nel caso in esame".


Spesso si parla di resilienza delle organizzazioni: Macugnaga in questa prospettiva cosa insegna?
"Nel caso di Macugnaga la reazione delle organizzazioni preposte alla gestione dell'emergenza si è dimostrata molto efficace, pur di fronte ad un problema di natura insolita, forse inedita per quel che riguarda il versante italiano delle Alpi. Grazie ad un coordinamento molto attento ed efficace svolto dalla Protezione Civile Nazionale, tutti gli enti che hanno partecipato alla gestione dell'evento hanno agito mettendo in luce un'estrema capacità di adeguare le risposte ai problemi che si presentavano in un contesto in rapidissima e spesso imprevedibile evoluzione.
L'esperienza maturata su questo ghiacciaio nei frangenti critici e successivamente nell'abituale attività di sorveglianza potrà risultare utile qualora insorgessero situazioni confrontabili".


Domanda-slogan: un'altra Macugnaga è possibile?
"La fragilità dell'ambiente glaciale è diventato argomento di stringente attualità alla luce delle proiezioni climatiche che prevedono nei prossimi decenni la drastica contrazione delle masse glaciali e l'aumento di fenomeni d'instabilità in alta quota. Non si può certo escludere l'eventualità che si vengano a creare altre situazioni critiche in un ambiente che, a memoria d'uomo, sta evolvendo con una rapidità inconsueta. In generale, la prevenzione è senz'altro possibile ma richiede la conoscenza ed il monitoraggio sistematico delle dinamiche evolutive degli ambienti d'alta quota".


Gianni Zecca


Andrea Tamburini sarà relatore al convegno sul Ghiacciaio del Belvedere il prossimo 30 giugno alle 14.30, evento previsto all'interno di PROTEC. Geologo con PhD in Geomatica, Tamburini è socio fondatore, Presidente ed Amministratore Delegato di IMAGEO S.r.l., spin off dell'Università di Torino. Ha maturato la propria esperienza nell'applicazione di tecnologie innovative (laser scanner, SAR da terra, SAR da satellite) per il controllo dell´evoluzione di versanti instabili e fronti glaciali, nell'esecuzione di studi geologico-tecnici per la caratterizzazione ed il controllo di versanti instabili, nell'esecuzione di studi glaciologici per la valutazione della consistenza della riserva idrica nivo-glaciale e del rischio glaciale, nella progettazione e gestione reti di monitoraggio di versanti instabili.