L'Aquila, il Sindaco: "subito i fondi, o picchetti davanti ai palazzi romani"

Il sindaco del capoluogo abruzzese non cede nel braccio di ferro avviato da giorni con il Governo. Rimosse le bandiere tricolori dagli uffici. Ora avverte: "dateci i finanziamenti promessi, o muoveremo sotto i palazzi del potere"

"Se entro domenica (domani, ndr) il Governo non inserirà il miliardo supplementare per la ricostruzione nel decreto spesa ci organizzeremo per una manifestazione davanti ai luoghi di potere romani. E vedremo se ci meneranno ancora". Il sindaco de L'Aquila, Massimo Cialente, è sul piede di guerra. I fondi per la ricostruzione post-sisma, nonostante le promesse, non sono arrivati nel capoluogo abruzzese. O meglio, ne sono arrivati una parte. Ma a quattro anni dal terremoto il grosso dello stanziamento, circa un miliardo di euro, manca all'appello.
La tensione di colpo è diventata rottura. Cialente da giorni ha abbattuto ogni barriera diplomatica e ha scatenato, appoggiato da buona
Massimo Cialente, sindaco de L'Aquila parte della cittadinanza, un'offensiva senza precedenti contro il Governo. Cialente è la voce di una città che a poche settimane della commemorazione delle vittime, in occasione del quarto anniversario del terremoto, urla il suo disagio. Parte del centro storico è inagibile. Il patrimonio artistico è ferito. La ricostruzione procede troppo lenta. L'Aquila rischia di spegnersi.
In segno di protesta lunedì scorso il sindaco ha riconsegnato al Quirinale la fascia tricolore, inviata con un messo alla portineria del Colle. Dopo poche ore ha fatto anche rimuovere tutte le bandiere tricolore dalle sedi comunali. A stretto giro è arrivata la condanna del prefetto dell'Aquila, Francesco Alecci, che ha intimato al Sindaco di tornare sui suoi passi, pena la rimozione dalla carica. Ma il ferro che non si è allentato. Cialente ha confermato la sua protesta, non arretrando di un passo.
Il consiglio comunale s'è schierato compatto con il primo cittadino. "Del resto - dice il presidente del consiglio Carlo Benedetti in una lettera ai Presidenti della Repubblica e del Consiglio, oltre che a vari ministri - è competenza del Consiglio decidere se e come, in base alla legislazione vigente, esporre la bandiera e l'obbligo di esporla ci sarebbe solo nel Consiglio Comunale. Il Consiglio Comunale - ha proseguito Benedetti -, ha ritenuto che la scelta del Governo di minacciare la rimozione del Sindaco appena rieletto e quindi lo scioglimento di un Consiglio Comunale votato dalle cittadine e dai cittadini, sia uno degli atti politici di maggior violenza istituzionale che non avrebbe precedente alcuno nella storia dell'Italia Repubblicana".
Due giorni fa l'asticella dello scontro, se possibile, s'è alzata di una tacca. Il sindaco de L'Aquila ha dichiarato alle agenzie di stampa che "se il governo non darà i fondi supplementari, convocherò un'assemblea cittadina a piazza Palazzo e, come si faceva una volta, la città deciderà se andare in massa a Roma. Sicuramente davanti a un'ulteriore risposta negativa del governo la città appoggerà la mia proposta e allora andremo a Roma dove ci raccoglieremo nelle piazze del potere tirando fuori la bandiera aquilana".
A oggi, sabato, la situazione resta in stallo. Dei fondi per L'Aquila nessuna notizia. Non c'è un alcuno che da Roma abbia commentato la notizia o si sia assunto qualche impegno. Che cosa accadrà nei prossimi giorni?


Walter Milan