L'aquila, l'intervento del CNSAS. Il ricordo del Presidente Piergiorgio Baldracco

A cinque anni da quella terribile notte, il Presidente del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, Piergiorgio Baldracco, racconta i primi concitati momenti dell'intervento delle squadre speleo e cinofile inviate sul posto per soccorrere la popolazione

Intervista a Piergiorgio Baldracco, presidemte del CNSAS, Corpo nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, che nella notte del 6 aprile 2009 fu chiamato a coordineare l'invio di tecnici soccorritori a l'Aquila devastata dal terremoto.

Presidente Baldracco, per il CNSAS l'intervento a L'Aquila è stato senza dubbio un'esperienza unica e da un certo punto di vista formativa. Cosa ricorda dei primi momenti? Come siete stati allertati?
"Quella notte sono stato chiamato intorno alle 4.20 direttamente dal Dipartimento nazionale della Protezione civile. A quell'ora stava per essere attivato il tavolo degli interventi nazionali a cui ho subito inviato gli uomini del CNSAS di Roma. Inoltre ho preallertato immediatamente le nostre squadre venete e lombarde. Tra le altre cose, per una singolare coincidenza, per motivi di lavoro il presidente del CNSAS lombardo si trovava proprio a L'Aquila. Poi, alle sette del mattino è pervenuta, direttamente dall'allora Capo Dipartimento Guido Bertolaso, la richiesta di mandare nostri cani e i nostri tecnici disostruttori, anche se, all'epoca, non avevamo ancora cani da macerie, ma cani da ricerche in superficie. Sono quindi partite le squadre di cinofili e ho dato il via alla mobilitazion e del Soccorso speleologico, il più adatto a questo tipo di ricerca. Abbiamo sin da  subito cercato di coordinarci al meglio, ma ricordo perfettamente che nelle prime ore la situazione si presentava caotica, anche per via del fatto che si erano già spostate sul territorio, in maniera non coordinata, squadre CNSAS del Lazio, soprattutto per via del fatto che molti volontari avevano parenti in Abruzzo.".

Quando avete capito che il vostro impegno e la vostra competenza sarebbero stati di primaria importanza? Come avete gestito questo tipo di emergenza, per voi sicuramente fuori da soliti canoni di intervento?
"Quando fu chiara l'entità del terremoto e del disastro, tutti i disostruttori del CNSAS sono stati mandati sul posto, partiti con tutti i mezzi possibili (anche con un mezzo aereo messo a disposizione del Dipartimento) e dotati di microcariche per poter lavorare. Noi non avevamo esperienza diretta sul cemento armato, ma il nostro intervento, come nel caso più famoso di Marta (*), è stato risolutivo.  Il nostro è stato un impegno cha ha coinvolto circa 200 uomini tra Soccorso speleo e Servizi regionali del Lazio e dell'Abruzzo, che si turnavano nell'arco delle 24 ore per garantire un'operatività pressoché continua. Siamo rimasti sul posto con le squadre circa una settimana, mentre i volontari abruzzesi e qualche laziale hanno dato una mano per oltre un mese. Anche nell'unità di crisi di Coppito erano presenti sempre due nostri tecnici. La cosa più difficile di questa operazione è stata senza dubbio l'interazione con gli altri corpi impegnati nelle operazioni di soccorso, per il semplice motivo che ci confrontavamo di continuo con procedure operative differenti. Eravamo tutti soccorritori con un unico identico obiettivo, ma ognuno adottava sistemi diversi: noi usavamo la nostre tecniche da grotta, lavorando in un modo totalmente differente rispetto agli altri".


Parlavamo di una situazione che per il Soccorso Alpino e Speleologico è stata unica e per certi versi formativa. Cosa si è portato a casa il CNSAS dall'esperienza aquilana?
"Ci auguriamo sia unica, ma da allora abbiamo organizzato delle unità di punta con cani appositamente addestrati in primis per le macerie. Addestramento che è stato curato da esperti della scuola francese dei Sapeurs Pompiers, una delle migliori d'Europa. Inoltre abbiamo inserito nei nostri statuti e regolamenti il principio che, in casi di macro-emergenze come quella abruzzese, il CNSAS non può intervenire con i singoli Servizi regionali, ma con un coordinamento nazionale operativo direttamente sul posto: la struttura territoriale lascia il posto alla catena di comando nazionale che deve occuparsi del coordinamento e confronto con gli altri corpi coinvolti nell'intervento di soccorso".


intervista di: Stefano Mandelli

(*) Marta Valente, la studentessa 24enne di Teramo rimasta sepolta per 23 ore sotto le macerie ed estratta viva dagli speleologi del CNSAS dopo un intervento durato oltre 5 ore