L'Aquila: le "casette" provvisorie del post-terremoto sono a rischio idrogeologico

Molti dei moduli abitativi sono stati posizionati in aree a rischio e ora è braccio di ferro con i cittadini per iniziare gli sgomberi. I cittadini devono vivere in aree sicure, ma chi ha perso la casa vuole un tetto

Sono state costruite e posizionate in zone ad alto rischio idrogeologico. Il pericolo che una frana o uno smottamento possa cancellarle è concreto. Sulla pericolosità dei manufatti abitativi - i "moduli" o "casette" spesso prefabbricate - realizzate nel 2009 a L'Aquila, sono tutti d'accordo. Regione e Comune abruzzese concordano sulla necessità di far sgomberare centinaia di piccole abitazioni, posizionate in tutta fretta su versanti pericolosi della conca aquilana. Ma i due enti, con voci contrapposte, si lanciano accuse reciproche.
Secondo quanto riferito alla stampa dall'assessore regionale alla Protezione Civile, Gianfranco Giuliante, in tutto il cratere esistono circa 4 mila "casette" di cui 2000 nel solo territorio del Comune dell'Aquila. Di queste 134 sono realizzate in zone classificate P4 "ad alto rischio idrogeologico". "Il problema si ripropone oggi nelle sue dimensioni più gravi, se si considera il ripetersi di disastrosi dissesti idrogeologici ed esondazioni di fiumi e torrenti, che in questi ultimi anni stanno interessando l'intero territorio nazionale", ha dichiarato l'assessore. "Il Comune dell'Aquila, sin dal 2009, è al corrente dell'esistenza di questa situazione che riguarda oltre 2000 nuclei familiari che occupano altrettanti manufatti provvisori alcuni dei quali costruiti in aree a forte pericolo di esondazione. Ma a tutt'oggi non è stato adottato, da parte del Sindaco dell'Aquila, alcun provvedimento di sgombero o di demolizione di queste casette a rischio, se si eccettuano solo 20 ordinanze di demolizione per altrettanti fabbricati in conseguenza di violazioni accertate dalla Polizia Municipale", denuncia l'assessore.
La replica del Sindaco Cialente è arrivata una decina di giorni fa, quando il primo cittadino ha ribadito con forza che dopo un briefing con i dirigenti comunali e i membri di giunta è stata emessa un'ordinanza di sgombero immediato, legato a ragioni di sicurezza, "dei manufatti abitativi provvisori realizzati in zone a grave rischio di dissesto idreogeologico". Cialente ha dichiarato che "Per ragioni di sicurezza e di tutela della legalità non è possibile tollerare oltre tali palesi e acclarati abusi, tanto più che il Comune dell'Aquila è già intervenuto con una disposizione di smantellamento, vincendo anche in sede di ricorsi al Tar''.
Secondo il Sindaco i cittadini che abitano nei moduli segnalati dovrebbero liberarli immediatamente, fermo restando la possibilità per "i titolati ad avere i benefici in termini di assistenza alla popolazione, vale a dire quanti hanno l'abitazione principale in categoria E e in assenza di dichiarazione di fine lavori, di recarsi negli uffici competenti, in via Rocco Carabba 6, per chiedere l'assegnazione di un alloggio nei quartieri Case o Map''.
Finora, per ragioni palesi di ordine pubblico e rispetto dei cittadini non si sono verificati sgomberi forzosi, con l'uso della forza pubblica. Un gesto che sicuramente le vittime del terremoto del 2009 non meritano. Ma il problema sicurezza va affrontato, con una forte campagna di sensibilizzazione fra i cittadini.
Dalla Regione, Giuliante ha rinnovato la proposta "per quei manufatti a rischio edificati in zone soggette a vincoli ambienteali, di ipotizzare l'assegnazione da parte del Comune di un'area 'calmierata' dove potrebbero essere spostati tali fabbricati".



Red/wm