L'emergenza nelle centrali:
cos'è il "feed and bleed"

Gli impianti dopo i guasti del terremoto tendono a surriscaldarsi e ad esplodere: l'ipotesi più inquietante è la fissione del nucleo. Come vengono raffreddate le centrali

La perdita di materiale radioattivo dalle centrali in Giappone potrebbe durare settimane, forse mesi. E' quanto scrive il New York Times, citando fonti giapponesi e americane. E' infatti improprio dire che una centrale nucleare è a riposo anche quando tecnicamente "è spenta": rimane pur sempre in circolo il 6% di radioattività rispetto al pieno regime, contraddistinto dal rilascio di particelle subatomiche e raggi gamma.

La tecnica usata per raffreddare i reattori, o meglio una parte dei compartimenti che li compongono, finora è stata pompare all'interno acqua marina, nel tentativo di scongiurare il surriscaldamento: in inglese questa modalità è nota anche come "feed and bleed".

A Fukushima nelle ultime ore sta accadendo ciò che si temeva: le barre di uranio poste all'interno di uno dei reattori pare stiano ingenerando un processo di fissione nucleare. Ciò a causa dell'eccessivo riscaldamento del reattore. Il liquido di raffreddamento infatti - in cui le barre sono completamente immerse - non è più sufficiente: i tre sistemi d'emergenza previsti non hanno funzionato per colpa dei danni riportati nel terremoto e nel successivo tsunami.   

Un ulteriore fattore di preoccupazione deriva
inoltre dal tipo di combustibile utilizzato nelle centrali nipponiche: si sa con sicurezza che il reattore 3 di Fukushima è alimentato con Mox, ovvero una miscela di ossidi di uranio e plutonio: il rilascio di questa sostanza risulterebbe ulteriormente dannoso per la salute.

gz