L'ISSO scrive a Napolitano:
bene la sentenza Grandi Rischi

L'International Seismic Safety Organization - ISSO - ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica per sostenere la validità delle motivazioni espresse dal Tribunale dell'Aquila e che hanno portato alla condanna degli ex componenti della Commissione Grandi Rischi

Dopo la presa di posizione di gran parte del mondo scientifico contro la sentenza del 22 ottobre scorso che condannava 7 ex-componenti della Commissione Grandi Rischi, gli scienziati aderenti all'ISSO - International Seismic Safety Organization - hanno scritto una lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dichiarandosi invece favorevoli alla sentenza.
A inoltrare la lettera alla presidenza della Repubblica è stata l'avvocato Wania Della Vigna, del foro di Teramo, che nel processo alla Commissione Grandi Rischi rappresenta undici parti civili, familiari delle vittime e studenti sopravvissuti nel crollo della Casa dello studente, e nel cui studio ha sede l'headquarter della stessa ISSO.

I componenti della ISSO, hanno voluto "esprimere sostegno alla sentenza emessa dal Tribunale di L'Aquila" e "manifestare l'auspicio di poter cambiare la situazione in Italia, con maggiore responsabilizzazione delle Istituzioni sulla valutazione del rischio sismico e sulla comunicazione del rischio alla popolazione, in modo da salvare migliaia di vite umane nel futuro". Con queste parole l'Avv. Wania Della Vigna ha spiegato le motivazioni che hanno indotto gli scienziati dell'Associazione a rivolgersi al Capo dello Stato.

La lettera, il cui oggetto non lascia dubbi interpretativi: "Atto d'accusa e sentenza di condanna in primo grado dei membri della "Commissione Grandi Rischi italiana" esprime grande preoccupazione per come i mezzi d'infomazione hanno dato la notizia delle motivazioni della sentenza che ha portato alla condannna dei 7 membri della CGR: "la disinformazione su tale argomento - si legge infatti nella missiva - ha deliberatamente indotto la comunità scientifica e l'opinione pubblica a ritenere erroneamente che le motivazioni del rinvio a giudizio dei componenti della CGR consistano nell'aver essi fallito nel prevedere il terremoto". Gli scienziati dell'ISSO invece sostengono che "la sentenza abbia messo in luce delle precise responsabilità dei componenti della CGR, che sono stati accusati non per non aver saputo prevedere il terremoto, bensì per aver voluto convalidare una previsione di 'non rischio' in corso".
"La documentazione processuale già disponibile - prosegue la lettera - dimostra che non si è messa in discussione, né tantomeno attaccata, la scienza. La Pubblica Accusa è stata estremamente attenta e chiara al riguardo".

I membri dell'ISSO quindi, decisamente in controtendenza rispetto alla maggioranza delle dichiarazioni dei loro colleghi apparse sulla stampa internazionale immediatamente dopo la sentenza, sostengono che essa costituirà "un riferimento dal punto di vista giuridico internazionale, che stimolerà i ricercatori a 'fare scienza' in modo responsabile ed imparziale" e di non sentirsi affatto minacciati nella loro professionalità dalla sentenza di condanna perchè "non riguarda la scienza, non è una condanna alla scienza".

"Infine - conclude la missiva - sottolineiamo che, anche se i terremoti non sono prevedibili con precisione, la politica della protezione civile può essere efficacemente indirizzata anche dai risultati dei più recenti studi sia nel settore della sismologia che in quello dell'ingegneria sismica, che tengano in considerazione l'evento massimo atteso". A sostegno di questa tesi, gli scienziati hanno  inviato al Presidente Napolitano il loro documento "Position statement" stilato per favorire l'adozione di tale metodologia di previsione, puntualizzando però che "al di là di ogni metodo, la scienza deve essere e restare libera".

I firmatari della lettera al Capo dello Stato concludono dichiarandosi disponibili a "offrire il nostro contributo di scienziati, per evitare che si ripetano in Italia, a seguito di futuri eventi sismici, conseguenze catastrofiche come quelle verificatesi a L'Aquila".



Patrizia Calzolari