"L'occhio dell'Europa". Il Centro Europeo per la gestione della crisi

Visita al MIC, la sala operativa del dipartimento per la gestione delle emergenze di protezione civile della Commissione europea. Tecnologia e intelligence al servizio delle popolazioni

2009, Albania. Un terremoto colpisce la zona a nordest di Tirana. 2010, Haiti. Altro sisma, più forte, con centinaia di vittime e una popolazione in ginocchio. Poi il Cile, le alluvioni in Francia e gli incendi in Spagna, l'emergenza dei migranti dal nord africa e tanti altri scenari. Sono solo alcune della situazioni dove è intervenuto il MIC, la struttura della Commissione Europea per la gestione delle emergenze di Protezione Civile. Questa sigla è l'acronimo inglese di European Commission's Monitoring and Information Centre: monitoraggio e informazione quindi. Ma non solo. Anche coordinamento, relazioni internazionali, impegno tecnologico. Il MIC è tutto questo. Una struttura relativamente nuova, nata nel 2006 con l'obiettivo di affiancare a livello europeo le reti di protezione civile dei Paesi dell'Europa. Non si tratta di una struttura pesante, burocratizzata, costosa. E' stata finanziata con una cifra relativamente bassa, complessivamente 133mln di euro per gli ultimi sei anni. La sede operativa è a Bruxelles, all'interno di una grande palazzina che contiene anche altri uffici della Commissione Europea. Un edificio moderno, a tre piani, curato fin nei minimi dettagli per abbattere le emissioni. Vetro e acciaio avvolgono un giardino pensile che fa da cintura allo spazio quadrato dedicato agli uffici. Le stanze del MIC sono al terzo piano, protette da una porta scorrevole a vetri. Ci accoglie per una visita Peter Billing, il capo dell'unità di crisi per la risposta alle emergenze. E' lui che coordina il lavoro dei funzionari di questo ufficio, presidiato 24 ore su 24, 365 giorni all'anno. La sala operativa non è grande, cinque metri per dieci circa. Su un lato della stanza sono attaccati grandi monitor, su cui scorrono immagini dal satellite. Dopo i saluti, la nostra intervista con Peter Billing parte proprio da qui:

Una prima curiosità: che funzione hanno questi grandi schermi?
"Sono i nostri 'occhi sul mondo'. Su questi monitor possiamo far passare diverse informazioni, controllandoli direttamente dai PC delle nostre postazioni. In queste immagini, ad esempio, possiamo vedere il dettaglio satellitare di un campo profughi in Siria... Guardate quest'immagine di qualche giorno fa (Billing schiaccia un tasto e la schermata cambia, ndr), vedete? E' la stessa zona, ma il campo profughi copriva esattamente la metà della superficie. E' chiaro che molte persone si stanno trasferendo qui e sicuramente avranno bisogno del nostro supporto umanitario. Su questi schermi poi possiamo visualizzare anche tutte le informazioni che arrivano dai vari stati dell'unione, le agenzie di stampa, i dispacci dei nostri uomini da tutto il mondo".

Quindi non vi occupate solo di protezione civile europea? Cosa fa esattamente il MIC?
"Il nostro è un ruolo piuttosto complesso. Diciamo che 'osserviamo' e 'coordiniamo'. In questa sala operativa, che è il vero cuore del MIC, selezioniamo tutte le informazioni sulle catastrofi nel mondo. Terremoti, alluvioni, emergenze umanitarie, grandi incendi, un po' di tutto insomma. Una volta ottenute le informazioni e studiata velocemente la tipologia di emergenza decidiamo come intervenire e chi coinvolgere. Contattiamo tramite una rete diretta le varie unità di crisi delle protezioni civili dei singoli Paesi dell'Unione, chiedendo la loro disponibilità ad intervenire a supporto. Se si tratta di un'emergenza extra-UE ci occupiamo anche di buona parte degli aspetti logistici. Se la catastrofe avviene invece all'interno dell'Europa dev'essere il singolo Paese dove è accaduta a richiedere espressamente il nostro intervento. E questo non sempre accade".

Quindi non sempre i Paesi dell'UE vi coinvolgono nella gestione della crisi?
"E' così. Non voglio fare nomi, ma soprattutto i Paesi più grandi spesso non si rivolgono a noi, contando sull'intervento solo della propria rete di Protezione Civile. Non condividono le informazioni e non chiedono supporto, anche nei casi più gravi. Una forma di orgoglio, forse. E noi non possiamo intervenire sul territorio dell'UE senza una precisa richiesta del governo del Paese colpito dall'emergenza. Devo dire invece che le nazioni più piccole chiedono il nostro aiuto senza problemi. Studiamo il caso nel giro di poche decine di minuti, al massimo qualche ora. Quando abbiamo chiara la situazione stiliamo un protocollo di intervento e sollecitiamo l'intervento operativo delle Protezioni Civili nazionali, ma in questo caso coordiniamo noi la gestione complessiva del personale estero".

C'è anche un lavoro di intelligence dietro il MIC?
"Non posso dire di no, se per intelligence intendiamo raccolta di informazioni e catalogazione dei dati. Ma niente di particolarmente segreto, si tratta in fondo di garantire la sicurezza della popolazione civile. Un report giornaliero dei principali avvenimenti che seguiamo è pubblico, l'ECHO Daily Flash. Lo trovate senza problemi sul sito della Commissione o cercandolo sui principali motori di ricerca. Altre informazioni sono più riservate (A questo punto Billing prende un dossier da una scrivania e ce lo mostra. E' un report riservato sull'emergenza Costa Concordia. 50 pagine di immagini, dati e testo per sviscerare gli aspetti principali dell'incidente della grande nave italiana. Purtroppo non lo possiamo portare con noi...)".

Quali sono gli interventi più frequenti?
"Mi viene un po' da ridere, può sembrare strano, ma in termini strettamente numerici il più grande numero di interventi riguarda... oggetti spaziali che cadono nell'atmosfera! Lo spazio attorno alla terra è pino di 'immondizia' cosmica. Parti di satelliti, soprattutto. Quasi ogni settimana ci chiamano avvisandoci che parti di questi potrebbero cadere sulla Terra. Seguiamo la traiettoria e ci assicuriamo che vadano a cadere in posti disabitati o in mezzo al mare. Finora, incrociano le dita, è andato tutto bene. Qualche centinaio di chili di metallo in testa non fanno certo piacere a nessuno! Per il resto ci siamo occupati delle grandi emergenze. Da Haiti all'Albania, senza dimenticare i grandi incendi della scorsa estate. E poi la questione nordafriacana, con tutti gli spostamenti dei migranti e le necessità di dare aiuto alla popolazione. Devo dire che gli Stati dell'Unione sono stati al nostro fianco alla grande, fornendo aiuto economico e tanti volontari".

Progetti? Come cambia il Commission's Monitoring and Information Centre?
"Per ora stiamo preparando una sede più grande. Tornate a trovarci nel 2013 e troverete una bella sorpresa!"

Peter Billing ci mostra un bel progetto appeso alla parete. Una palazzina tutta per il MIC, che dall'anno prossimo sarà pienamente operativa. Poi, da parte sua, un ultimo commento prima dei saluti:

"Come MIC siamo partiti in sordina come progetto sperimentale di Protezione Civile Europea, abbiamo guadagnato la fiducia di tutti e oggi siamo a pieno titolo una delle realtà fondamentali dell'Unione nella gestione delle emergenze. La nuova sede ci permetterà altri sviluppi, per essere sempre al fianco delle popolazioni in difficoltà".




Walter Milan