Vista aerea della Groenlandia nel 2011 - Manuel Velazquez, CC BY 3.0

La Groenlandia si scioglie e aumenta pericolosamente il livello dei mari

Il fenomeno ha effetti fino in Italia dove migliaia di km² rischiano di essere sommersi dal mare entro il 2100

Cinquemila miliardi di tonnellate è la quantità di ghiaccio persa dalla Groenlandia negli ultimi 20 anni. Un numero spropositato, quasi impossibile da immaginare, ma quel che fa più paura è che gli effetti si vedono in tutto il mondo, persino in Italia, e diventeranno sempre più gravi nei prossimi anni.

Reazione a catena
I satelliti GRACE della NASA hanno misurato da aprile 2002 ad agosto 2021 una diminuzione allarmante della massa della calotta glaciale che ricopre la Groenlandia, soprattutto lungo il perimetro, in cui misure indipendenti confermano un importante assottigliamento della copertura ghiacciata. “È stato ormai accertato - afferma Niccolò Maffezzoli, ricercatore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR - come la perdita di massa da parte dei ghiacciai vada via via accelerando”. Una volta innescato il meccanismo infatti non solo non è più possibile invertire la tendenza, ma il processo di scioglimento si autoalimenta. “Man mano che la calotta glaciale si scioglie la superficie si ritrova ad altitudini sempre minori.” prosegue Maffezzoli “Considerando un’altezza del plateau di circa 2 km, quando si fonde la superficie si abbassa e si ritrova a una quota inferiore dove la temperatura è più alta e lo scioglimento accelera.” Ma non basta, gli effetti derivanti dallo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia arrivano fino ai poli, spiega Maffezzoli: “L’acqua calda che dall’Oceano Atlantico arriva alle latitudini polari penetra facilmente al di sotto delle calotte e ne mina la stabilità, erodendo dal basso le piattaforme di ghiaccio fino a spezzarle.” In seguito il ghiaccio frammentato va alla deriva fino a fondersi completamente.

L’aumento del livello dei mari
La perdita consistente di massa del ghiacciaio groenlandese non è solo indice inequivocabile del cambiamento climatico, ma porta con sé anche una problematica globale relativa all’aumento del livello dei mari. A partire dal 2002, infatti, lo scioglimento della calotta glaciale della sola Groenlandia ha contribuito a un aumento del livello dei mari di 1,2 cm. Secondo i dati del rapporto IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) del 2021 nell’ultimo decennio l’innalzamento è stato di 4 mm all’anno, più del triplo rispetto al periodo precedente. Le conseguenze di questo aumento sono molteplici, ma quel che è più grave è che interessano Paesi in tutto il mondo, persino l’Italia. La principale preoccupazione riguarda il rischio di ingressione marina nelle zone costiere, nelle piccole isole e nelle regioni artiche. In particolare le regioni polinesiane e tutte le isole che si trovano tra l’Australia e le Hawaii comprese rischiano di essere interamente sommerse, ma non solo, il problema tocca da vicino anche grandi città come New York, Alessandria d’Egitto, la nostra Venezia e intere aree della Cina, del Vietnam, del Pakistan e del sud-est asiatico.

Il rischio in Italia
In Italia abbiamo quasi 200 km di costa settentrionale dell’Adriatico a essere sotto il livello medio dei mari e quindi in pericolo di inondazione. Venezia tra tutte è la città che meglio rappresenta la gravità di questa situazione ma non è l’unica: il fenomeno di innalzamento e i rischi che ne conseguono riguarda tutte le regioni italiane bagnate dal mare. Grazie ai dati dell’ultimo rapporto IPCC la NASA ha realizzato il Sea Level Portal che permette di visualizzare l’aumento dei mari previsto fino al 2100 in moltissime regioni e città del mondo, anche italiane. A Venezia per esempio l’aumento sarà di più di 60 cm nella migliore delle ipotesi, ma potrà superare anche gli 80 cm. ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile) ha identificato 40 aree costiere italiane per un totale di migliaia di chilometri quadrati che rischiano di essere interamente sommerse dal mare nei prossimi 80 anni, prima tra tutte la Pianura Padana. Si tratta di un problema globale che è stato troppo a lungo sottovalutato, ma che oggi è diventato prioritario. È quanto più necessario e urgente mettere in atto misure di mitigazione del fenomeno per preservare le coste italiane dal rischio di ingressione marina a cui sono sempre più esposte.

Margherita Venturi