Sebastiano Foti

La microzonazione sismica:
necessaria per la prevenzione

Intervista a Sebastiano Foti, ingegnere geotecnico e membro del Comitato Promotore di Protec: "C'è il bisogno di implementare un processo virtuoso che porti a un miglioramento generale della qualità a tutti i livelli, dalla progettazione alla costruzione, ma purtroppo spesso si cade nella logica del massimo ribasso"

Dott. Foti, cosa si intende per "microzonazione sismica"?
"Si tratta di una valutazione a livello territoriale degli effetti sismici attesi. Può essere realizzata a diversi livelli di dettaglio e rappresenta un elemento di base per scelte di pianificazione territoriale ed urbanistica in relazione al rischio sismico".

In cosa si differenzia rispetto alle altre mappe di rischio sismico?
"Sostanzialmente per il livello di dettaglio raggiunto, che nel caso della microzonazione non può prescindere da una attenta valutazione delle condizioni locali e da una valutazione della loro influenza sullo scuotimento atteso. Questo presuppone il coinvolgimento di numerose figure professionali per una valutazione esplicita degli effetti attesi".

Perché il caso de l'Aquila, che sarà al centro di uno dei seminari tecnici di PROTEC, rappresenta un caso di studio interdisciplinare di particolare interesse?

"Nel caso particolare del territorio colpito dal sisma del 6 Aprile 2009, lo studio di microzonazione è stato organizzato e portato a termine con una tempistica molto serrata in modo da poter mettere a disposizione della popolazione e degli amministratori del territorio informazioni di dettaglio utili per la ricostruzione. Ciononostante si è riusciti a garantire una ottima qualità con il coinvolgimento di figure professionali e accademiche in grado di coprire adeguatamente le necessarie competenze disciplinari. Inquadramento geologico e sismologico, indagini geotecniche in sito ed in laboratorio per la caratterizzazione dei depositi di terreno, modellazione numeriche e sintesi dei risultati sono i passi essenziali che sono stati implementati. Lo sforzo di organizzazione e coordinamento del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile è stato non indifferente tenendo conto della multidisciplinarietà di questi studi. Per il futuro sarebbe necessario rendere disponibili studi di questo dettaglio per tutte le aree a maggiore sismicità del territorio nazionale, senza attendere il prossimo evento sismico".

Ritiene adeguata al rischio la normativa antisismica attualmente in vigore in Italia?

"La normativa antisismica italiana è stata recentemente modificata con l'entrata in vigore delle Norme Tecniche sulle Costruzioni del gennaio 2008. Sono stati fatti dei grossi passi avanti rispetto al passato e la nostra normativa è adesso in linea con le norme Europee e con quelle internazionali. Le norme hanno introdotto cambiamenti sostanziali rispetto al passato, richiedendo all'intera comunità tecnico-scientifica un notevole sforzo di aggiornamento professionale, che comunque era assolutamente necessario. Sicuramente, come inevitabilmente accade, le norme sono perfettibili e sarà comunque necessario modificare alcuni aspetti man mano che si renderanno disponibili nuove conoscenze tecniche, ma è importante il cambio di paradigma rispetto al passato. Adesso è necessario implementare un processo virtuoso che porti a un miglioramento generale della qualità a tutti i livelli, dalla progettazione alla costruzione. Purtroppo spesso si cade nella logica del massimo ribasso, che non salvaguarda adeguatamente le persone e l'investimento, sia nel pubblico sia nel privato".

Secondo lei vi è una percezione reale del rischio sismico da parte della cittadinanza? In che modo si può migliorare questa consapevolezza? Eventi come PROTEC si pongono in questa direzione?

"Purtroppo il rischio sismico viene spesso sottovalutato dalla cittadinanza e dagli amministratori perché non percepito come concreto fin quando si manifesta in tutta la sua drammaticità. L'investimento sulla sicurezza delle costruzioni e del territorio è forse giudicato poco conveniente dal punto di vista elettorale perché non ha un ritorno immediato e garantito nell'arco di un mandato. Il terremoto è visto come un evento remoto e spesso considerato con attitudine fatalistica. E' necessario un grosso sforzo comunicativo per portare la conoscenza ad un livello adeguato e per stimolare le iniziative che possono portarci ad avere un patrimonio costruito preparato all'evenienza sismica, sia migliorando le pratiche progettuali e costruttive sulle nuove strutture sia intervenendo in modo mirato sull'esistente, che costituisce la maggiore criticità per un paese ricco di storia come il nostro. Sicuramente manifestazioni come PROTEC possono fare molto in questa direzione, avvicinando il modo scientifico in cui viene prodotta la conoscenza sul terremoto ed i suoi effetti al mondo tecnico-professionale e soprattutto alla popolazione".

A suo avviso, alla luce delle terribili conseguenze del terremoto che ha colpito il Giappone, vi è stata una sottovalutazione del rischio sismico e dello tsunami conseguente?

"E' molto difficile parlare di sottovalutazione del rischio sismico in un paese come il Giappone in cui la coscienza del problema è molto avanzata e gli investimenti nella ricerca per migliorare la sicurezza sono sicuramente al livello più elevato dell'intero pianeta. Piuttosto gli eventi che si sono verificati mostrano come sia difficile mettersi al riparo nei confronti dei differenti eventi che possono verificarsi. Penso che siano emblematiche le immagini delle case in legno in balia delle onde. Infatti queste strutture possono essere molto adatte a resistere allo scuotimento indotto dal sisma, ma per inverso erano vulnerabili nei confronti delle onde marine. Sicuramente alcune strategie di pianificazione territoriale avrebbero potuto attenuare il problema, ma non bisogna dimenticare che si tratta anche di un paese con un'elevatissima densità di popolazione".

Enzo Voci

Sebastiano Foti è Ricercatore Universitario al Politecnico di Torino, dove è incaricato dei corsi di Dinamica dei Terreni e di Geotecnica II. E' stato Research Scholar al Georgia Institute of Technology di Atlanta e Research Associate presso la University of Western Australia di Perth. E' autore o coautore di oltre 80 pubblicazioni scientifiche e coautore della monografia "Input sismico e stabilità geotecnica dei siti di costruzione". Nel 2003 ha ricevuto la Geotechnical Research Medal  (Bishop Medal) conferita dall' ICE (Institution of Civil Engineers, London, UK). Fa parte del consiglio di presidenza dell'Associazione Geotecnica Italiana. La sua attività di ricerca riguarda principalmente gli aspetti sismici dell'ingegneria geotecnica, l'utilizzo di tecniche geofisiche per la caratterizzazione dei terreni in sito ed in laboratorio e la meccanica dei mezzi porosi.