La minaccia delle trivellazioni nell'Adriatico e nel Mediterraneo

Moltissimi i pareri contrari. Pratesi: "Il Mediterraneo presenta un concentrato di biodiversità, di ambienti e di paesaggi introvabile altrove".

In seguito all'annuncio dell'intenzione della British Petroleum di aprire un'esplorazione petrolifera al largo del Golfo della Sirte, in Libia, Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, ha richiesto l'intervento urgente del Governo italiano. "E' una notizia che desta grande preoccupazione" ha dichiarato, aggiungendo che è necessario "promuovere, a livello internazionale, la richiesta di una moratoria per lo stop a nuove trivellazioni nel Mediterraneo". Secondo Realacci, la trivellazione prevista dalla Bp "è particolarmente critica perché si dovrebbe effettuare a grandi profondità": si tratta di un "elemento di ulteriore insicurezza in caso di incidente". Infatti, se quello che è successo nel Golfo del Messico si fosse verificato nel Mediterraneo (un mare chiuso e con un ricambio lentissimo), sarebbe stata "una sciagura senza eguali". Realacci ha ribadito la necessità per il nostro Paese di "essere capofila in un'azione internazionale di tutela dei nostri mari e di fare pressione presso il governo libico per fermare questa nuova trivellazione".

Dello stesso parere anche Fulco Pratesi, presidente onorario del Wwf Italia, che ha definito "assurdo" l'annuncio della Bp: "il Mediterraneo non è un mare qualsiasi; pur rappresentando solo l'1% della superficie dei mari del mondo, presenta un concentrato di biodiversità, di ambienti e di paesaggi introvabile altrove". Le trivellazioni della Bp rappresenterebbero quindi una minaccia per moltissime specie, "molte delle quali uniche al mondo, come la posidonia, una pianta marina che vegeta solo nel Mediterraneo, il corallo rosso, la foca monaca, il gabbiano corso e alcune specie di tartarughe marine".

Critiche anche dall'Italia dei Valori:
secondo Paolo Brutti, responsabile del Dipartimento Ambiente e Territorio, le trivellazioni da parte della Bp, così come quelle sulle coste siciliane da parte della Shell, "devono essere sventate con un intervento da parte dell'Unione Europea e dell'Italia, che sarebbe direttamente interessata dagli effetti di un eventuale incidente". E proprio oggi, l'Idv ha depositato una risoluzione al Consiglio Regionale del Veneto nella quale si chiede che vengano vietate le trivellazioni nell'Adriatico alla ricerca di idrocarburi. Il testo, firmato da Gennaro Marotta, Gustavo Franchetto e Antonino Pipitone, impegna il Consiglio a presentare alle Camere un progetto di legge nazionale che neghi prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nelle acque prospicienti Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia.

Come ha dichiarato Marotta, "la recente catastrofe ambientale del Golfo del Messico provocata dal guasto della piattaforma della British Petroleum fa riflettere su tutti i gravissimi pericoli per l'ambiente, ma anche per lo sviluppo economico, che possono venire dall'installazione di infrastrutture che estraggono idrocarburi in mare". Nell'area del medio-alto Adriatico ci sono attualmente circa 50 piattaforme e circa 940 pozzi per l'estrazione del gas. Oltre a questo, in Italia potrebbero diventare operative a breve numerose altre piattaforme con una profondità paragonabile a quella della Bp. Come ha spiegato Pipitone, "le piattaforme off-shore sversano il 10% dell'inquinamento marino da idrocarburi, cui si somma quello provocato dal transito delle navi-cisterna". L'Adriatico ha caratteristiche non adatte a smaltire le sostanze inquinanti, in quanto si tratta di un mare chiuso e poco profondo. Inoltre, come hanno fatto notare dall'Idv, "ai fini dell'incidenza ambientale vengono valutati i progetti singolarmente, senza tener conto del loro effetto cumulativo". Franchetto ha anche voluto sottolineare come "il beneficio economico che arriverebbe alla Regione dalle royalties pagate dalle multinazionali del petrolio è irrilevante rispetto ai danni per il turismo, la pesca, la qualità della vita che potrebbero insorgere per un 'incidente' come quello del Golfo del Messico".



(red - eb)