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La nuova povertā, secondo Caritas

Presentato il 17 ottobre, Giornata internazionale contro la povertà, il Rapporto 2016 di Caritas Italiana su povertà ed esclusione sociale evidenzia una nuova variabile; l'età. Ovvero, la povertà e il disagio appaiono inversamente proporzionali all'età

E' stato presentato online il 17 ottobre, Giornata internazionale contro la povertà, il Rapporto 2016 di Caritas Italiana su povertà ed esclusione sociale dal titolo "Vasi comunicanti", che affronta questi temi allargando il proprio sguardo oltre i confini nazionali, cercando di descrivere le forti interconnessioni che esistono tra la situazione italiana e quel che accade alle sue porte.

Come per le precedenti edizioni - questa è la quindicesima - il Rapporto è frutto dell'analisi dei dati e delle esperienze quotidiane delle oltre duecento Caritas diocesane operanti su tutto il territorio nazionale, aggiornati al 2016.

Un'attenzione particolare è stata dedicata all'analisi dei dati contenuti in vari rapporti di ricerca, prodotti da organismi internazionali e Caritas europee. Tra i documenti citati: il rapporto Global Trends dell'UNHCR, il rapporto del Secours Catholique (Caritas Francia) sulla tratta di esseri umani in situazioni di conflitto e post-conflitto (tradotto per l'occasione da Caritas Italiana), il rapporto "Migrants and refugees have rights" di Caritas Europa, il rapporto di ricerca di Caritas Italiana e UniSalento sui Neet "Nel paese dei Neet", l'Atlante Sprar 2015 del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati.

In estrema sintesi l'indagine, in un delicato momento storico ricco di insidie e in cui in tutto il continente sembra riemergere la paura del diverso, affronta il tema della povertà in Italia allargando il proprio sguardo anche oltre i confini nazionali, perché la situazione italiana è inevitabilmente legata a ciò che succede alle sue porte. In Italia, ormai a otto anni dall'avvio della crisi economica, le vulnerabilità risultano ancora evidenti. Secondo l'Istat i poveri in termini assoluti sono oltre 4,5 milioni, il numero più alto dal 2005. Le situazioni più difficili sono quelle vissute dalle famiglie del Mezzogiorno, dai nuclei di stranieri, da quelli in cui il capofamiglia è in cerca di un'occupazione o è operaio, dalle nuove generazioni. Un elemento inedito, che stravolge il vecchio modello di povertà italiano, è che oggi la deprivazione sembra essere inversamente proporzionale all'età, tende cioè ad aumentare al diminuire di quest'ultima. Le ricadute di tali tendenze possono essere pesantissime, sull'oggi e ancor più sul domani; giovani generazioni che rischiano di entrare in un circolo vizioso di disagio da cui sarà difficile affrancarsi, alla luce degli alti tassi di disoccupazione registrati.

In Italia - secondo i dati Istat - vivono in uno stato di povertà 1 milione 582 mila famiglie, un totale di quasi 4,6 milioni di individui. Si tratta del numero più alto dal 2005 a oggi; e si tratta, parlando di povertà assoluta, della forma più grave di indigenza, quella di chi non riesce ad accedere a quel paniere di beni e servizi necessari per una vita dignitosa. Le situazioni più difficili sono quelle vissute dalle famiglie del Mezzogiorno, dalle famiglie con due o più figli minori, dalle famiglie di stranieri, dai nuclei il cui capofamiglia è in cerca di un'occupazione o operaio e dalle nuove generazioni.

Una delle cose che maggiormente colpiscono, infatti, scorrendo i dati Caritas, è che, accanto all’occupazione, una variabile divenuta degna di attenzione è dunque quella dell’età, per la quale si registrano numerosi elementi di novità e di “rottura” rispetto al passato. oggi i dati Istat descrivono una povertà che potrebbe definirsi “inversamente proporzionale all’età”, che tende, cioè, a diminuire all’aumentare di quest’ultima. Se si analizzano i dati disaggregati per classi si nota come l’incidenza più alta si registra proprio tra i minori, gli under 18, seguita dalla classe 18-34 anni; al contrario gli over 65, diversamente da quanto accadeva meno di un decennio fa, si attestano su livelli contenuti di disagio.

Ai poveri di casa nostra si aggiungono poi i migranti: i dati ufficiali documentano di 153.842 persone mi- granti sbarcate nelle coste italiane nel 2015. Le nazionalità prevalenti dichiarate al momento dell’arrivo riguardano i seguenti Paesi: Eritrea, Nigeria, Somalia, Sudan, Gambia, Siria, Mali. Le persone che hanno fatto domanda di asilo sono state 83.970; appena un decennio fa (nel 2005) i richiedenti asilo in Italia erano poco più di 10mila.

A conclusione del proprio rapporto, interessante e contestualizzato, Caritas auspica politiche del lavoro tese a incentivare l'occupazione, in particolare quella giovanile, e
l’apertura di canali sicuri e legali di ingresso nell’UE, oltre all'applicazione del principio di solidarietà intraeuropea.






















































red/lg

(Fonte: Caritas)