La ProCiv nelle scuole,
se ne parla a Civil Protect, BZ

Intervista al Prof. Marco Lombardi, referente scientifico Scuola Superiore di Protezione Civile -Regione Lombardia-

Nell'ambito delle iniziative organizzate a Bolzano dalla fiera CIVIL PROTECT 2011, si terrà Sabato  2 Aprile 2011 - dalle 14.00 alle 16.00 presso la Sala Convegni dell'Hotel Four Points Sheraton un incontro di riflessione sulle iniziative e le strategie messe in atto da Regioni e Province per portare la cultura della protezione Civile a scuola.

Intervista al Prof. Marco Lombardi - coordinatore dell'incontro.




Prof. Lombardi, la scuola come agenzia di informazione per la conoscenza e la salvaguardia del territorio, obiettivo possibile?
"Non solo possibile ma necessario. La "nuova" educazione civica comincia da qui: dall'imparare a essere cittadini del territorio che si abita, di cui si assume responsabilità nei confronti di una comunità, in un contesto più ampio di società a cui si appartiene. La Protezione Civile deve lavorare con la scuola e viceversa, per tale ragione questa è una strada perseguita con attenzione e datempo - seppure anche con fatica - dalla Scuola Superiore della Protezione Civile - Eupolis in Lombardia".





A livello nazionale, attualmente, si avverte un reale e generalizzato interesse da parte delle Istituzioni a diffondere la cultura della Protezione Civile fra i giovani, o è un'attenzione più sentita dalle regioni maggiormente soggette a calamità?
"Per fortuna è una esigenza generalizzata, che purtroppo spesso trova più supporto e facilitazioni a seguito delle calamità. Ma certamente dobbiamo imparare a essere pro-attivi, anticipare le situazioni dunque avanti nelle scuola, da subito da ora. Il Giappone è sopravvissuto al più devastante terremoto mai accaduto perché aveva una popolazione culturalmente pronta a fronteggiare le emergenze, quotidianamente. Questa cultura dell'emergenza la si fa a scuola".





Le iniziative messe in campo fino ad oggi in questo senso da scuole ed enti, sono frutto di iniziative distinte nate dalle intuizioni delle singole Istituzioni oppure esiste un protocollo di promozione generale, studiate con il dipartimento centrale o con altri organismi di Protezione Civile?
"Non esiste una protocollo formale ma esistono diverse strade convergenti a fronte di una interesse condiviso. D'altra parte, quello che è possibile condividere è l'obiettivo, il metodo e alcuni strumenti: proprio quello che cerchiamo di fare consolidando nel loro lavoro i nostri primi ambasciatori, i volontari di PC, con i corsi che la Scuola Superiore della Protezione Civile realizza".





Prof. Lombardi, come si insegna la resilienza ?
"Non si insegna... si impara. La si scopre avendola praticata, nasce dall'esperienza, si orienta consapevolmente perché diventi la struttura della solidarietà del mondo globale".





A Suo parere se il concetto di resilienza cresce insieme all'individuo possiamo davvero contare su una generazione futura più consapevole dei rischi del territorio e del come prevenirli ed affrontarli?
"Distinguiamo: il concetto cresce... ma non da solo. È frutto di esperienza maturata e di educazione guidata. Ma certamente, anche con una certa indipendenza da quanto sopra, confido che avremo una generazione più capace di affrontare il rischio. I giovani ci sono costretti: non hanno scelta! Il rischio è parte della quotidianità della vita, degli affetti e del lavoro, e il mondo che contrabbandava la sicurezza come dato certo, oggettivo e ubiquo... quel mondo è morto. Nei giovani ho una immensa fiducia!"






A suo parere la Protezione civile dovrebbe entrare a far parte dei programmi ministeriali di istruzione?
"La Protezione Civile può avere il suo spazio a scuola, perché può essere l'area di interesse ed educativa capace di coniugare gli interessi locale e globali. La consapevolezza dell' "effetto domino" fa parte del bagaglio culturale dell'avversario, la squadra è il suo strumento, la rete di solidarietà una estensione senza confini come senza confini sono i disastri".





In tal caso, a chi spetterebbe il compito di formare i ragazzi ma soprattutto di 'formare i formatori'?
"La Scuola Superiore della Protezione Civile sta facendo questo: offrire occasioni di formazione adeguata a vuole portare la cultura di ProCiv nella scuola. È ovvio, ma non sempre scontato, che essere un buon operatore di ProCiv non vuole necessariamente dire essere un buon maestro per cui che l'alleanza abbia luogo, scuola e ProCiv, ma senza sostituzioni di ruolo". 









Patrizia Calzolari