Fabrizio Curcio e Luca Calzolari

La Protezione civile sbarca su Twitter. Curcio: "Vuoto comunicativo che andava colmato"

L’idea era nell’aria da tempo. E se non ci fossero state le (tante) emergenze recenti, probabilmente il Dipartimento di Protezione Civile avrebbe già aperto il suo account Twitter. Ne abbiamo parlato col capo del Dpc, Fabrizio Curcio, che assicura: non sarà usato solo per le emergenze ma anche per “accrescere la consapevolezza dei cittadini sui temi del rischio e sulle buone pratiche da adottare per ridurne gli effetti"

Curcio, nella diretta “Viva l’Italia” di AGI ha annunciato l’apertura a breve di un account Twitter ufficiale del Dipartimento di Protezione Civile. Quali saranno i tempi?
“Come ho detto e come sapete bene stavamo e stiamo lavorando da tempo. Sicuramente i terremoti di agosto e ottobre, così come i recenti eventi alluvionali, e l'utilizzo dei social che è stato fatto ci hanno fornito ulteriori elementi e indicazioni. Ma le emergenze, concentrando i nostri sforzi, ci hanno anche fatto ‘allungare’ rispetto alla programmazione immaginata per alcune attività. Sappiamo, però, che non vogliamo rimandare ulteriormente”.

L’account sarà utilizzato sia per fare comunicazione del rischio oltre che di emergenza? In che modo?
“L’account del Dipartimento sarà un nuovo canale che integrerà rafforzando la comunicazione che il Dipartimento fa già sia in ordinario sia durante l’emergenza. Il fine di ogni comunicazione di protezione civile, a prescindere dal canale utilizzato, è quello di accrescere la consapevolezza dei cittadini sui temi del rischio e sulle buone pratiche da adottare per ridurne gli effetti. Spero poi che un mezzo di comunicazione così immediato e diretto dia modo al Sistema di protezione civile di raccontare anche se stesso e di farsi conoscere sempre meglio da tutti i cittadini. In emergenza poi attendibilità e correttezza sono gli imperativi  da non perdere mai di vista”.



Questa nuova presenza del Dipartimento sui social media riguarderà solo Twitter o anche Facebook, dov’è comunque presente il Magazine “Protezione Civile”?
“Il Dipartimento oltre che su Facebook con il Magazine è anche su Instagram e su youtube. Così come sui social è presente anche con altri specifici progetti e campagne di comunicazione, come Io Non Rischio. Quello che vogliamo fare - e stiamo facendo - è partire dal tanto lavoro fatto e ottimizzarlo, per rendere un servizio di comunicazione e informazione sempre migliore ai cittadini”.



Erano in molti a richiedere la presenza del Dpc su Twitter. La decisione nasce da questo o arriva anche a seguito del percorso #SocialProciv avviato ormai da qualche anno?

“La decisione è frutto di un percorso ponderato e lungo avviato nel 2013 e maturato attraverso la rete #SocialProciv. E’ indubbio poi che la richiesta pervenuta insistentemente e da più parti di aprire un account social era sintomatico di un vuoto comunicativo che andava colmato”.

A questo punto l’attività del gruppo di lavoro #SocialProciv proseguirà? Come?
“L’esperienza di #SocialProciv è stata fondamentale per consentire a tutto il sistema di protezione civile di raggiungere alcuni punti fermi aiutando a rendere più riconoscibile, chiara e omogenea la comunicazione sui social media in ambito di protezione civile. Mi auguro, quindi, che le attività di questo gruppo di lavoro continuino anche in futuro a indirizzare e orientare la comunicazione di protezione civile sui social network facendo tesoro delle buone pratiche emerse e delle varie esperienze collezionate nei diversi contesti emergenziali”.


 
Ha parlato dell’ingresso nel mondo dei social media come “un’opportunità”. Cosa si aspetta di buono? E quali sono i rischi (o le difficoltà) maggiori?
“I social media sono strumenti di comunicazione che oramai fanno parte del nostro vissuto quotidiano. Sono mezzi capillari e dotati di grandi potenzialità ma al tempo stesso pongono sfide impegnative soprattutto riguardo la correttezza e la precisione delle informazioni fornite. L'idea secondo la quale ‘il medium è il messaggio’ ci ricorda sia la capacità dei media di veicolare e trasmettere contenuti e informazioni sia la capacità delle nuove tecnologie di modificare il modo di agire e sentire dei singoli individui e, quest’ultimo discorso, risulta ancora più delicato per chi è responsabile della comunicazione durante un'emergenza”.

luca calzolari
@lcalzolari