La 'tac' dei vulcani:
per Vesuvio e Stromboli

Un telescopio sperimentale chiamato "Mu-Ray" utilizzando delle particelle di origine spaziale, i 'muoni', sarà in grado di vedere e studiare la struttura interna dei due vulcani

Le profondità del Vesuvio verranno studiate con una nuova tecnologia, che consentirà di conoscerne le strutture più nascoste e di conoscerne meglio i meccanismi alla base delle eruzioni. Si tratta di un telescopio sperimentale chiamato "Mu-Ray"che utilizza un fascio di particelle di origine spaziale: i 'muoni'. Queste particelle sono una specie di elettroni 'pesanti' che hanno origine dall'interazione dei raggi cosmici con gli strati più elevati dell'atmosfera terrestre e, in conseguenza della loro massa sono in grado di penetrare consistenti strati di roccia, fino allo spessore di circa 1-2 chilometri e realizzare una sorta di 'tac' al vulcano.

L'occhio elettronico consentirà di vedere la struttura interna degli edifici vulcanici: questa tecnica è stata finora utilizzata solo su pochi vulcani di piccole dimensioni in Giappone e nelle Antille Francesi. Ora un gruppo di ricercatori italiani dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e dell'Osservatorio vesuviano dell'Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), con la collaborazione dei ricercatori della Federico II e di altre sezioni dell'Infn, applicheranno questa tecnica all'osservazione del Vesuvio e dello Stromboli. Paolo Strolin della sezione napoletana dell'Infn spiega:" In pratica sfruttiamo i muoni e le loro caratteristiche di penetrazione nella roccia nello stesso modo con cui si fanno le lastre nei reparti radiologici degli ospedali".

Questa caratteristica dei muoni consente quindi di analizzare con una certa approssimazione le strutture geologiche profonde, non solo di vulcani, ma anche di altri tipi di montagne e persino di aree archeologiche. La prospezione geologica a base di muoni fu utilizzata per la prima volta dal premio Nobel per la Fisica Louis Alvarez, nel 1971 per studiare l'interno della Piramide di Chefren a Giza in Egitto. Negli anni successivi la tecnica è stata continuamente affinata prima in Giappone sul vulcano Asama e poi anche in Europa sul Monte Bianco. Nel caso del "Mu-Ray" però si è effettuato un salto di qualità, utilizzando i fotomoltiplicatori di silicio, uno strumento molto innovativo che l'Infn ha sviluppato assieme al laboratorio di microsensori di Fbk-Irst a Trento; in questo modo si ottiene una maggiore precisione e un contenimento dei costi. Strolin che ha lavorato insieme a Giulio Saracino della Federico II, lo scienziato che ha messo a punto il telescopio muonico, precisa: "Il nostro rilevatore verrà posizionato alle pendici del Monte Somma e ci permetterà di raccogliere tutti i muoni che attraverseranno il cono vulcanico. Si tratta di un vero e proprio esperimento pionieristico in questo settore ma siamo fiduciosi sul buon esito finale dell''esperimento".

 

 

Julia Gelodi