Lampedusa, le associazioni:
"Siamo in pochi"

La nuova emergenza sbarchi sulle coste di Lampedusa è gestita, nella pratica, da una cinquantina di persone, tra forze dell'ordine e volontari

Una marea di immigrati in condizioni precarie - cinquemila negli ultimi giorni - e dall'altra parte appena una cinquantina di persone a prestar loro soccorso. Sono i numeri di un'emergenza destinata ad aumentare e a cui è difficile porre un margine, anche per la scarsità di risorse impiegate.

Secondo gli ultimi aggiornamenti, nel Cie di Lampedusa si trovano oggi oltre 2000 persone: si tratta di profughi salpati dalle coste tunisine e dal Maghreb in seguito al caos politico che ha avvolto la regione, immigrati stremati da un lungo viaggio a bordo di imbarcazioni di fortuna. Molti di loro arrivano disidratati e spaventati; soprattutto i bambini necessitano di un'assistenza continua.

Ebbene, questo compito è affidato ad una decina di volontari - si tratta per lo più di emissari dell'Onu o di grandi organizzazioni internazionali - e ad una trentina di uomini dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Molte altre associazioni - anche di Lampedusa - sono di fatto escluse dai soccorsi: per operare è necessario il nulla osta del ministero dell'Interno, un'autorizzazione che il Viminale distribuisce con il contagocce.

"Abbiamo chiesto più volte di partecipare - dice Filippo Mannino, di Alternativa Giovani - ma non c'è stato nulla fare. Non mi stupisce: perfino Medici Senza Frontiere ha faticato negli anni scorsi. Non ci resta che ospitare gli immigrati: attualmente ce ne sono circa 600 nella nostra struttura all'interno del centro sociale comunale".

Tareke Berhane, di Save the Children, conferma la partenza questa mattina di 20 minori e 105 adulti per Agrigento. "Ma dovrebbero essere di più le partenze - continua Berhane - qui sono in troppi. Per noi è difficile lavorare, c'è molto disordine. Gli emigrati sono sono stanchi, hanno paura, dobbiamo ripetere sempre le stesse informazioni. Circa 150-200 persone sono in giro per l'isola, anche se non potrebbero. Vanno al porto di loro spontanea volontà, sperando di partire".

La procedura prevede che gli immigrati da Lampedusa vengano smistati tra Crotone e Bari: qui si trovano due centri Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo), strutture in cui gli stranieri possono muoversi liberamente. Approfittando dei pochi controlli, nella tarda serata di ieri un gruppo di 120 tunisini si è imbarcato su un treno Reggio Calabria - Milano, diretto nel capoluogo lombardo, ma è stato bloccato dalla Polizia nella stazione di Bologna: qui i profughi sono stati sottoposti a controlli e schedati. 



Gianni Zecca
Julia Gelodi