Foto: Dipartimento Nazionale di Protezione Civile

Le donne che fanno grande la protezione civile

Sono migliaia i volontari di protezione civile. Tra loro, molte sono donne. Competenti, determinate, dotate di enormi capacità organizzative. Cioè di tutto quello di cui il sistema ha bisogno. Nonostate questo, sono ancora poche quelle che rivestono ruoli dirigenziali. Fortunatamente esistono però felici eccezioni

Un'emergenza dopo l'altra. Questo è stata costretta ad affrontare l'Italia. Ma per fortuna, insieme ai corpi dello Stato, ci sono loro: i volontari di protezione civile. A gennaio, dopo l'eccezionale ondata di maltempo e le ultime forti scosse di terremoto, in 200 Comuni sono stati impiegati 4 mila mezzi e ben 11 mila persone. Nonostante la drammaticità degli eventi, c'è qualcosa che merita di essere sottolineato: tra loro, molte sono donne. Determinate, competenti, dotate di una straordinaria capacità organizzativa. A partire da chi ricopre i profili istituzionali più alti.



Il primo nome è quello di Immacolata Postiglione, che tutti chiamano Titti. Salernitana, 46 anni, ha una laurea in scienze geologiche e un dottorato di ricerca in geofisica e vulcanologia. Prima a fianco di Franco Gabrielli, ora braccio destro di Fabrizio Curcio, Titti è la direttrice dell’ufficio emergenze del Dipartimento della protezione civile.
Quel ruolo, in Europa, non è ricoperto da altre donne. Lei è l'unica. Ed è perfino la più giovane. Il suo volto, così ben definito anche nei momenti di grande pressione, ormai hanno imparato a riconoscerlo anche i cittadini. Oltre a coordinare le operazioni, a lei è più volte spettato il compito di fronteggiare i media. A proposito: la gestione della comunicazione del Dipartimento è affidata a un'altra brava e giovane donna, Francesca Maffini. Senza considerare, poi, che anche la nostra redazione è composta prevalentemente da donne che quotidianamente s'impegnano per fornire un'informazione puntuale, obiettiva e affidabile.



Ben oltre le responsabilità e la notorietà acquisita, Titti non è certo sola. Tantissime sono le volontarie di protezione civile. Ma di loro si parla sempre troppo poco, anche se ogni tanto fanno notizia. È il caso di Antonina Panebianco. Dipendente del Comune di Acireale, 50 anni e due figli, è la prima e unica donna in Sicilia in possesso del certificato di Emergency Manager.

«Non ho mai badato molto alla questione di genere in protezione civile», confessa Chiara Bianchini. Oltre che blogger e social media editor, anche lei è una Disaster manager. «I miei principali interlocutori sono uomini? Non m'interessa. Piuttosto ci sono altre cose che reputo fondamentali. Come l'impegno, ad esempio. Quello che quotidianamente cerco di mettere nello scrivere un articolo o nella gestione dei social media, in emergenza e in tempo di pace».
Dal 2011 Chiara studia e scrive di comunicazione in emergenza, tema che sarà affrontato anche durante il prossimo Festival internazionale del giornalismo in programma a Perugia domenica 9 aprile. Lei ci sarà come speaker, e ci saremo anche noi. Ma un dubbio, a questo punto, le viene. «D'accordo, avrò l'opportunità di moderare un panel con gli esperti di settore. E probabilmente saranno tutti uomini», commenta con un po' d'ironia. Ma fortunatamente i fatti dimostrano che anche stavolta le cose andranno diversamente: sì, su quel tavolo ci sarà anche Titti Postiglione. La conferma è arrivata in questi giorni.
Il tema della parità di genere sta a cuore a Giada Stefani. Lei, di emergenze, ne ha vissute parecchie. Ci racconta che insieme a lei, a portare aiuti alle popolazioni del Centro Italia, c'erano tante donne volontarie di protezione civile. «Tutte loro hanno competenze e professionalità diverse, anche molto elevate», aggiunge. «Ma in tanti mesi di emergenza ho sempre avuto coordinatori uomini. Ho visto pochissime donne con ruolo di comando. Ora che l'emergenza è quasi finita, trovo molto triste leggere nelle lettere di ringraziamento dei sindaci un "grazie" a tutti gli "uomini" che hanno portato soccorso».



È vero, il riconoscimento del ruolo passa anche dall'uso delle parole. Un particolare che non sfugge a Erasmo D'Angelis. Giornalista, sottosegretario alle infrastrutture al tempo di Gianni Letta e coordinatore di #Italiasicura (struttura di missione del Governo contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche), D'Angelis è appena entrato nelle librerie con il recentissimo "Italiani con gli stivali" (edizione "La Biblioteca del Cigno"). Nel libro, tra le altre cose, nel raccontare la genesi del «colore verde della croce delle Pubbliche assistenze» ricorda anche la costituzione del primo gruppo femminile della Croce Bianca «che si occupava anche dei corsi per infermiere volontarie». Era il 1914.     

Da allora il mondo è cambiato. Compreso quello dell'emergenza. E le donne sono sempre state presenti. Vero: nei ruoli di vertice sono ancora troppo poche. Ma fortunatamente esistono felici eccezioni. Come ad esempio Paola Riccio, presidente del Cnsas Marche. o Susanna Balducci, responsabile “Pianificazione speciale e sala operativa” del servizio di protezione civile della Regione Marche.
«Per ragioni non dipendenti dalla mia volontà, proprio a seguito di un sisma che ha colpito così duramente la mia regione, non ho potuto operare sul campo direttamente. Sarebbe stato naturale per il ruolo che rivesto, ma soprattutto per l’esperienza maturata in tanti anni di attività nella protezione civile» ci dice Balducci. «Però ho avuto l’opportunità di lavorare e coordinare gli interventi dalla sala operativa unificata permanente regionale, in raccordo con i diversi centri operativi locali e nazionali attivati per la gestione dell’emergenza. Il contributo apportato da tutti i colleghi professionisti delle sale operative è strategico. Non si vedono ma devono garantire lucidità, conoscenza delle procedure di sistema e, preferibilmente, avere esperienza per poter assicurare tempestività ed efficacia nella realizzazione degli interventi per assistere le popolazioni colpite da eventi emergenziali».

La protezione civile, lo diciamo spesso, siamo noi. Tutti noi. Donne e uomini. Un "noi" che si traduce in una fitta rete di persone e strutture che agiscono per difendere il territorio e chi lo abita. Elementi che rendono unico il sistema italiano. Ma il merito dell'unicità del nostro modello dipende anche da donne competenti come Francesca, Giada, Susanna, Chiara, Antonina e (ultima ma non ultima) Titti.

Luca Calzolari
@lcalzolari