Le emergenze dimenticate
e l'attenzione dei media

Medici Senza Frontiere ha presentato ieri a Roma il rapporto su 'emergenze dimenticate ed emergenze mediatizzate': ad attirare l'attenzione dei media non è sempre l'entità della catastrofe.

L'associazione Medici Senza Frontiere compie quest'anno quarant'anni dalla Fondazione. In questo periodo ha fornito assistenza medica indipendente alle popolazioni in pericolo, alle vittime di guerre, catastrofi naturali od epidemie. Dal 2005, MSF porta avanti, in collaborazione con l'Osservatorio di Pavia, il progetto ‘Crisi Dimenticate', una campagna annuale per dare evidenza a quelle crisi umanitarie che a volte vengono ignorate. Da allora è stata stilata annualmente una 'Top10' delle situazioni e tematiche più gravi e su cui era necessario accendere i riflettori ed attirare l'interesse dei media. Quest'anno ci si è invece concentrati sul rapporto tra emergenze mediatizzate ed emergenze dimenticate, presentando ieri a Roma un rapporto che ha dimostrato come non sia l'entità della catastrofe a fare notizia e a stimolare l'interesse dell'opinione pubblica, ma altri fattori che poco hanno a che vedere con i bisogni umanitari delle popolazioni. Ad esempio, nel 2010, il terremoto che ha colpito Haiti e le alluvioni che hanno devastato intere regioni del Pakistan hanno rappresentato due emergenze umanitarie enormi per le popolazioni colpite, ma hanno avuto una copertura mediatica molto diversa.

Haiti è stata la maggiore emergenza mai affrontata in 40 anni da Medici Senza Frontiere che ha sottolineato come l'enorme copertura da parte dei media data al terremoto di Haiti e l'enorme mobilitazione di fondi e organizzazioni umanitarie, non si sia tramutata in una risposta immediata nella gestione dell'epidemia di colera esplosa sull'isola a ottobre: nel primo mese dell'epidemia, MSF ha curato il 90% dei casi di colera. In Pakistan, la catastrofe delle alluvioni, che hanno colpito 20 milioni di persone, definita dalle Nazioni Unite come "peggiore dello tsunami del 2004", è passata quasi sotto silenzio. Il dramma di milioni di pakistani non ha suscitato nei mezzi d'informazione lo stesso impatto emotivo del terremoto di Haiti al punto che nessun giornalista italiano è stato inviato in quel periodo in Pakistan. I telegiornali italiani hanno parlato del terremoto di Haiti in 456 servizi, su 477 servizi dedicati complessivamente al Paese nel 2010. In dettaglio, dei 477 servizi dedicati ad Haiti nel 2010, 456 si sono occupati del terremoto, 17 dell'epidemia di colera e i restanti delle elezioni presidenziali e legislative a novembre e dell'arrivo della tempesta tropicale Thomas. Come ha spiegato il Direttore Generale di MSF Italia, Kostas Moschochoritis: ''L'enorme copertura da parte dei media data al terremoto di Haiti e l'enorme mobilitazione di fondi e organizzazioni umanitarie non si sono tramutate in una risposta immediata nella gestione dell'epidemia di colera esplosa sull'isola a ottobre''.

Il 13 gennaio, il giorno dopo le prime scosse, conclude il Rapporto Msf, tutti i Tg analizzati aprono con la notizia del sisma ad Haiti. I notiziari della sera dedicano due o tre titoli di forte impatto emotivo e danno subito, nella drammaticità del linguaggio, la misura dell'evento e di quella che sarà la copertura. Nei primi giorni che seguono il terremoto, che ha provocato oltre duecentoventimila vittime, i notiziari arrivano a dedicare agli aggiornamenti dall'isola persino dieci servizi all'interno di una stessa edizione. Più copertura giornalistica per Haiti rispetto al Pakistan, maggiore enfasi drammatica nel racconto del terremoto. Il Rapporto si interroga sulle diverse risposte giornalistiche ai due tragici eventi e pone nuovamente la questione della possibile correlazione tra copertura mediatica e mobilitazione degli aiuti, chiedendosi  quali possano essere le responsabilità e le potenzialità giornalistiche nello stimolare le risposte pubbliche o nel porre nelle agende politiche le questioni. L’analisi qui presentata non dà una riposta alla questione degli effetti, ma si propone, grazie agli strumenti dell’analisi del contenuto, di svelare le modalità di narrazione dei due contesti e delle due crisi, soffermandosi sull’entità della visibilità di Haiti e Pakistan nel corso del 2010 e mettendo a confronto i telegiornali italiani con alcuni dei principali notiziari di altri quattro paesi europei, per individuarne similarità e differenze. Le inondazioni che hanno colpito il Pakistan durante la scorsa estate sono state definite: “Una tragedia peggiore dello tsunami del 2004”, ma se ne è parlato solo ad Agosto e poco: si è registrato un improvviso spegnersi dei riflettori sugli eventi post alluvione già dal mese di settembre. Dopo la crescita di attenzione per le disastrose alluvioni ad agosto, da settembre, come si è detto, la routine narrativa sul paese riprende, mentre delle conseguenze della “tragedia peggiore dello tsunami” si è raccontato poco o nulla.











Julia Gelodi