Le merci pericolose
viaggiano in mare

Il portacontainer genovese, in avaria al largo delle coste egiziane e con un carico di sostanze pericolose, è stato agganciato dal rimorchiatore Simoon

Si stanno finalmente concludendo le operazioni di soccorso, dopo giorni di apprensione, del mercantile italiano 'Jolly Amaranto', in avaria a circa 50 miglia a nord delle coste egiziane e carico di merci pericolose: sostanze chimiche, chimici farmaceutici, liquidi corrosivi, vernici, pitture speciali e liquidi infiammabili. La vicenda è cominciata la scorsa settimana, quando il cargo di oltre 10mila tonnellate di stazza, lungo 145 metri e costruito nel 1977 della 'Linea Messina' dell'armatore genovese Ignazio Messina, salpato da Genova, ha avuto un'avaria dei motori mentre era diretto al porto di Alessandria d'Egitto. L'equipaggio a bordo è composto da 16 italiani e 5 romeni è in buone condizioni; falliti i tentativi di riparare il motore nella sala macchine a causa delle oscillazioni della nave, anche le operazioni di recupero sono state rimandate a causa delle pessime condizioni del mare e del maltempo che imperversava nella zona, che avrebbe provocato anche la perdita in mare di alcuni container.

Ora il pericolo di affondamento è scampato: ll rimorchiatore Simoon, della Smith International, ha raggiunto il mercantile in avaria ed è riuscito nell'aggancio della nave, che verrà trainata nel porto di Alessandria d'Egitto. L'armatore Stefano Messina ha dichiarato: "Ho appena parlato con il capitano. Tra l'altro il mare si è calmato, ormai è forza 3-4 e dunque si sta tranquillamente in piedi sul ponte senza tenersi e le operazioni sono facilitate. I marinai sono tranquilli, tutto dunque va per il meglio". 

Il trasporto di idrocarburi e sostanze inquinanti via mare, rappresenta un grandissimo rischio ecologico; questo vale ancor di più per il Mediterraneo. Il traffico petrolifero nel Mediterraneo rappresenta circa il 20% del traffico marittimo mondiale di idrocarburi ed ammonta a oltre 360 milioni di tonnellate annue. E' l'Italia il paese con il più alto numero di raffinerie, che lavorano un quarto del greggio di tutto il Mediterraneo: con ben 14 importanti porti petroliferi, è la nazione maggiormente esposta a pericolo. Il nostro paese, al centro del prezioso Mare Nostrum, oltre all'elevato rischio di incidente è minacciato da un inquinamento quotidiano da idrocarburi dovuto a scarico in mare di acque di zavorra e pulizia illecita delle cisterne in mare. Considerando che il Mediterraneo ospita quotidianamente un traffico di 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna e data la conformazione stessa del suo bacino, che comporta tempi di ricambio dell'acqua dell'ordine di centinaia di anni, è facilmente intuibile come un incidente possa avere conseguenze catastrofiche sull'ecosistema marino. Quello che avvenne nel 1991 con petroliera Haven nel Mar Ligure, provocando lo sversamento di decine di migliaia di tonnellate di idrocarburi è stato sicuramente il più grave disastro ambientale del Mediterraneo. Da allora nei mari del pianeta sono stati innumerevoli gli incidenti, basti ricordare il dramma ambientale causato dalla Deep Blue Horizon nel Golfo del Messico solo pochi mesi fa. Bisognerebbe, proprio sulla scia dei recenti avvenimenti, cercare di rivedere le politiche globali sullo sfruttamento delle risorse fossili: il gigantesco traffico d'idrocarburi costituisce sicuramente un giro d'affari enorme, ma anche un enorme rischio ambientale ed economico. A pagare il conto di un disastro ambientale, non è solo l'ecosistema: oltre ai danni ambientali, ai costi di bonifica, sono da tenere in considerazioni le ricadute su attività economiche quali il turismo o la pesca, importantissimi nel bilancio di un'economia nazionale come la nostra. Sarebbe allora utile una ferrea politica di prevenzione, con una normativa condivisa ed efficace a livello internazionale che imponga  vincoli alle compagnie petrolifere, in primo luogo quelli relativi alla sottoscrizione di convenzioni assicurative che, in caso d'incidente, garantirebbero il risarcimento dei danni ai paesi investiti dal disastro,  ma, anche, alla costituzione di  dispositivi operativi e coordinati d'intervento, da mettere in campo in caso di incidente, in mare e sulla costa.

Julia Gelodi