Il gruppo A.Ge.Pro. ad Amatrice (foto: Ivano Coli)

Le professioni a supporto dell'emergenza: i geometri volontari ad Amatrice

Ivano Coli è un geometra professionista che ha deciso di mettere le proprie competenze al servizio delle emergenze di Protezione civile. Come volontario A.Ge.Pro -Associazione Nazionale Geometri volontari per la Protezione civile- ha prestato servizio ad Amatrice, lavorando sulle richieste di sopralluogo: "Ogni istanza rappresentava una famiglia, un bambino o un anziano che avevano perso tutto  - racconta - A noi il compito di farli sentire ascoltati"

Si chiama A.Ge.Pro - Associazione Nazionale Geometri volontari per la Protezione civile, l'associazione di volontariato senza fini di lucro composta da geometri professionisti, che ha come obiettivo principale quella di concorrere all'attività di protezione civile sul territorio nazionale, ispirandosi ai principi di solidarietà e collaborazione.
Nata a fine 2011, dal luglio 2015
A.Ge.Pro. è inscritta all'elenco centrale delle Organizzazioni di Volontariato di Protezione Civile - Categoria C1, fattore che ne consente la mobilitazione per interventi ed attività di rilievo nazionale.
L'Associazione è organizzata in comitati regionali, composti da geometri professionisti volontari che vengono formati e resi operativi per supportare il Dipartimento di Protezione Civile negli ambiti di prevenzione (assistenza e supporto alle PA per la redazione dei piani comunali di emergenza) e di gestione delle emergenze (gestione tecnica e amministrativa dei campi di accoglienza, assistenza tecnica specialistica nella mappatura di interventi specifici nelle aree di emergenza, affiancamento nella gestione tecnico-amministrativa COC centri operativi comunali e verifica edifici e infrastrutture post evento sismico e alluvionale). Al momento conta su circa 1500 iscritti.
All'indomani del sisma del 24 agosto scorso, i geometri
A.Ge.Pro sono stati chiamati a mettere a disposizione le proprie competenze per le popolazioni del Centro Italia: nell'intervista che segue Ivano Coli, geometra bolognese aderente al Comitato Emilia Romagna, ci racconta la sua esperienza di professionista nel COC di Amatrice.

Coli, innanzitutto, cosa l'ha spinta a diventare un geometra volontario di protezione civile?

"Nasce tutto dalla consapevolezza di vivere in territori a rischio. Dopo aver vissuto, seppur marginalmente, l'emergenza dell'Aquila del 2009 e più direttamente quella dell'Emilia del 2012, ho ritenuto doveroso conseguire nell'anno 2014 presso la Regione Emilia Romagna l'abilitazione come Tecnico Specializzato nel rilievo del danno post sisma e per la ricostruzione. Il naturale passo successivo è stato avvicinarmi a diverse associazioni di volontariato per mettere a disposizione professionalità e competenza, fino ad aderire al progetto di A.ge.pro, operante su tutto il territorio nazionale".

Quando è stato allertato e quando è partito per Amatrice?
"La prima fase di allerta è avvenuta nel tardo pomeriggio della giornata dell'evento, il 24 agosto. Sono seguiti contatti quotidiani per verificare la mia disponibilità e programmare la partenza in funzione dell'evoluzione dell'evento e delle necessità nei vari siti. I tecnici dell'A.Ge.Pro. intervengono nella fase successiva a quella di primo soccorso, ovvero nella fase di pianificazione e gestione dei campi di accoglienza e soprattutto nella fase di rilievo del danno e supporto di comuni terremotati. La partenza è avvenuta con due amici e colleghi nella notte tra il 18 e il 19 settembre per essere operativi al COC di Amatrice dalle ore 9,00. Il turno è finito con rientro il 26 settembre".


Arrivato in loco, ha incontrato i suoi colleghi: come vi siete organizzati, quali compiti vi sono stati affidati e da chi?
"Già dalla partenza sapevamo di essere destinati all'assistenza al COC di Amatrice. Arrivati sul posto abbiamo incontrato i colleghi che avremmo sostituito, i quali ci hanno informati sulle procedure in essere e sulla logistica, per poi procedere al passaggio di consegne (che avviene in giornata per ovvi motivi di scarsa disponibilità di alloggi nei campi di accoglienza). Nel pomeriggio ci hanno raggiunti quattro colleghi di Catanzaro e successivamente altri tre di Pesaro, andando a completare la squadra. In fase di emergenza le procedure operative ed i protocolli esecutivi vengono inevitabilmente modificati all'evolversi dell'emergenza e delle necessità contingenti, pertanto l'organizzazione del lavoro avveniva dividendoci gli incarichi di volta in volta durante i briefing quotidiani a seconda delle esigenze. La nostra attività consisteva in diverse fasi: ricevere il cittadino facendogli assistenza nella compilazione dell'istanza di richiesta sopralluogo per la verifica del danno (che può essere trasmessa anche via mail), protocollare e successivamente lavorare i dati attraverso un software applicativo appositamente congegnato, assegnare i sopralluoghi alle squadre di rilevazione, assisterle durante la compilazione della scheda AEDES di rilevamento del danno, inserire in banca dati gli esiti dei sopralluoghi, dandone comunicazione al Comune ed al Dipartimento".


Quali altri professionisti vi affiancavano?
"Nelle operazioni ordinarie di compilazione e gestione delle istanze eravamo affiancati secondo le necessità dal personale delle Associazioni di volontariato presenti, quali Caritas, Ordine di Malta, ecc, e dal personale del comune di Milano, dato provvisoriamente in appoggio al comune di Amatrice. Le squadre di professionisti che effettuano i sopralluoghi sugli immobili sono costituite da una coppia di tecnici (geometri, architetti, ingegneri) che hanno conseguito l'abilitazione per il rilievo del danno post sisma e per la compilazione delle schede di primo rilevamento del danno (AEDES)".


Quali priorità si è data la vostra squadra?
"Il nostro operato aveva a che fare, in più forme, sempre con le istanze di richiesta sopralluogo. La consapevolezza del fatto che ogni istanza rappresentava una famiglia, un bambino o un anziano che da qualche settimana aveva perso tutto, viveva in una tenda a temperature rigide (interno 4° di notte) e che aspettava un alloggio decoroso, ha fatto sì che le priorità venissero da sé, ovvero cercavamo di evadere il più velocemente possibile le pratiche relative ai residenti e quelle che aderivano al progetto "Amatrice solidale", ossia quegli alloggi che venivano messi a disposizione dei bisognosi. Contemporaneamente abbiamo cercato di migliorare le procedure logistiche operative all'interno del COC ed il passaggio di consegna, creando una sorta di vademecum delle procedure allora eseguite, seppur in continua evoluzione, per le squadre che ci avrebbero succeduto".


Quali le difficoltà maggiori che avere incontrato?
"Le difficoltà maggiori sono state principalmente di due tipi. La prima legata al tipo di territorio, pressoché montano, costituito da piccoli borghi rurali di difficile accesso e localizzazione, peraltro molto simile alla realtà in cui vivo, che creano qualche problematica per ottimizzare i tempi di intervento delle squadre di rilevamento (situazione molto diversa rispetto a quelle dell'Aquila o dell'Emilia). La seconda al fatto che l'applicativo software di gestione dei dati, denominato "Erikus", veniva utilizzato per la prima volta in situazione di emergenza, pertanto abbiamo riscontrato le criticità in tempo reale e le abbiamo corrette con gli analisti programmatori della software house".


Cosa vi chiedevano principalmente le persone del posto? Cosa si aspettavano da voi?
"Un aiuto, semplicemente un aiuto, nulla di più. Dopo aver perso ogni cosa, in un attimo apparivano inermi, disarmati, in balia degli eventi e si rendevano conto di aver bisogno di aiuto per poter superare quel tragico momento. Lo chiedevano con una dignità esemplare".


Come ha funzionato il lavoro di squadra fra professionisti che non si conoscono e che lavorano in condizioni emergenziali e precarie?
Molto bene direi: avendo analoga formazione di base e lo stesso spirito propositivo che accomuna i tecnici A.ge.pro. abbiamo fatto subito gruppo, collaborando attivamente per raggiungere gli obiettivi. Probabilmente sono stato molto fortunato a trovarmi con delle vere eccellenze sia dal punto di vista tecnico-professionale sia umano.

Come avviene il passaggio di consegne fra squadre una volta terminato il turno?
Le procedure A.ge.pro. sono in continua evoluzione, per cercare di rendere il tutto più funzionale, rapido ed efficace. Come concordato con il Dipartimento di Protezione Civile, gli avvicendamenti devono compiersi per metà squadra il lunedì e per l'altra metà il mercoledì di ogni settimana. Quando è stato il mio turno, il passaggio è avvenuto direttamente al COC con l'affiancamento di una giornata con metà della squadra uscente e di due giorni con l'altra metà. Successivamente è stato introdotto per i nuovi arrivi uno stage preparatorio presso il centro di coordinamento di Rieti. Attualmente, a distanza di tre settimane, sono state codificate le procedure operative eseguite presso ciascun COC, anch'esse in continua evoluzione, a memoria delle squadre che si susseguiranno. Sono state attivate procedure di preparazione e aggiornamento da parte delle squadre in rientro nei confronti di quelle in partenza, tal volta in front office e/o con l'ausilio dei social network. Inoltre c'è un continuo scambio di informazioni, spesso telefonicamente, tra tecnici impegnati ai COC e chi ha già fatto quell'esperienza, il tutto coordinato dai responsabili A.ge.pro.


Facendo un bilancio generale della sua esperienza, cosa ha trovato particolarmente positivo e cosa invece ritiene sia da migliorare?
E' stata un'esperienza che mi ha arricchito sia dal punto di vista professionale sia umano.
Il nostro è un Paese che nelle emergenze risponde compatto e coeso, dando risposte concrete e puntuali in fatto di sinergie, organizzazione e solidarietà. Le organizzazioni di Protezione Civile ed in particolare del volontariato si esprimono al meglio in circostanze tragiche come quelle che stanno vivendo le popolazioni del centro Italia, con eccellenze quali Anpas e Croce Rossa con le quali desidero complimentarmi ed esprimere un sentito ringraziamento avendo usufruito in prima persona del loro operato. Rimane da domandarsi il motivo per cui tanta organizzazione ed efficienza non si riescono ad ottenere anche in situazioni di ordinarietà. Entrando nello specifico dell'attività dell'A.Ge.Pro., molte sono le procedure che richiedono ottimizzazione; tuttavia, mi sento di poter affermare, che i tempi di rilevamento del danno e degli esiti di agibilità si posso sensibilmente ridurre inserendo nei piani di emergenza comunali la suddivisione degli Aggregati Edilizi in Unità Strutturali, favorendo così le operazioni si sopralluogo delle squadre di rilevamento Aedes.

Geometra Coli, dal suo racconto emerge che Amatrice le è rimasta nel cuore, tornerà per un secondo turno?
L'ultimo giorno, quello della partenza, un sentimento di tristezza accomuna tutti perché ci si rende conto che ognuno di noi stava dando un piccolo aiuto a queste comunità. Nei giorni seguenti il rientro c'è stato un susseguirsi di messaggi con i colleghi della squadra per confrontarsi sull'esperienza trascorsa e già emergeva la volontà di dare disponibilità per un ritorno ad Amatrice, auspicando la formazione dello stesso gruppo. La difficoltà maggiore è l'organizzazione dei nostri studi professionali che ormai lavorano su scadenze continue. La volontà, comunque, è quella di tornare a dare un altro contributo, magari durante le Festività di fine anno.


patrizia calzolari