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Le strategie per proteggere il patrimonio culturale dalla crisi climatica

Una delle grandi sfide causate dalla crisi climatica è rappresentata dalla capacità di proteggere il nostro patrimonio culturale. Ma quali sono le strategie in atto? Ne abbiamo parlato con la dottoressa Alessandra Bonazza del Cnr, che ha presentato la sua ricerca anche al Consiglio Europeo

Quando parliamo degli effetti catastrofici dei cambiamenti climatici non stiamo parlando solo della crisi energetica e ambientale, ma anche della gestione e della protezione del nostro patrimonio culturale, che rischia di subire dei cambiamenti irreparabili a causa della crisi climatica

Ed è per questo che nella giornata del dieci maggio il comitato su cultura, scienza, educazione e media del Consiglio Europeo, riunito presso il Parlamento italiano, ha discusso di questo importante argomento, analizzando lo stato delle strategie europee per mitigare e prevenire i danni dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale. In particolare, a portare la loro esperienza di ricerca sono stati Dario Camuffo e Alessandra Bonazza del Cnr-Isac, che si sono occupati rispettivamente della situazione a Venezia e delle Strategie di Adattamento che stanno venendo adottate in Italia e in Europa. Il Giornale della Protezione Civile ha intervistato la dottoressa Bonazza per capire qual è lo stato della ricerca e perché è importante il coinvolgimento degli enti governativi. 

Gli interventi al Comitato
Una parte dell’intervento è stata appannaggio del dottor Dario Camuffo dell’Isac-Cnr, che si è occupato dei cambiamenti climatici e degli effetti sulla città di Venezia, portando come esempio la situazione della città, che la dimostrazione diretta di quello che può causare il cambiamento climatico sugli edifici, sui materiali da costruzione e sulla complessità del sito in generale. Camuffo ha portato l’evidenza, dal punto di vista della ricerca, degli effetti dei cambiamenti climatici, focalizzandosi in particolare sull’innalzamento del livello del mare. Alessandra Bonazza dell’Isac Cnr, ha invece presentato la relazione sulle Strategie di Adattamento, parlando di come poter fronteggiare gli effetti che i cambiamenti climatici stanno avendo sul patrimonio culturale. E ancora una volta la parola d’ordine è la solita: prevenzione.

La situazione in Italia e in Europa
Nella riunione del comitato che si Occupa di Cultura, Scienze, Educazione e Media, avvenuta all’interno dell’Assemblea Parlamentare, con i rappresentati del Consiglio d’Europa, tra i vari argomenti portati in discussione c’è stata la questione tra cambiamenti climatici e patrimonio culturale, portata avanti dall’Onorevole Antonio Ribolla, come raccontato dalla dottoressa Alessandra Bonazza. “L’'intenzione è quella di scrivere un report per mettere in evidenza lo stato della ricerca che sia utile per la politica e in ottica di protezione del patrimonio culturale dai cambiamenti climatici”, racconta la dottoressa Bonazza. A Bonazza spettava il compito di mettere in evidenza qual è la situazione riguardo all’inserimento di misure specifiche per la protezione del patrimonio culturale dai cambiamenti climatici nell’ambito della Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici italiana. “Nella mia relazione ho fatto anche un confronto su come è la situazione in altri Paesi europei, cioè se sono state adottate delle strategie, quali sono i piani che ne derivano di conseguenze e questi piani contengono indicazione specifiche per la protezione del patrimonio culturale” - racconta Bonazza. “Ed effettivamente tuttora la maggior parte degli Stati Membri che ha portato un Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici non ha adottato delle strategie specifiche per i beni culturali. Non è ancora considerato un settore prioritario, ma nonostante questo l’Italia in un certo senso è un esempio positivo, perché la Strategia di Adattamento è stata già stata definita, e il processo di sviluppo di questa Strategia di Adattamento è iniziato nel 2012 si è concluso con la produzione di tre report tecnici, all’interno dei quali sono racchiuse valutazioni sugli impatti per il patrimonio culturale e anche delle azioni per attuare misure di adattamento e mitigazione”. E questa particolare attenzione per il patrimonio culturale è anche presente all’interno del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. All’interno del quale ci sono anche riferimenti al patrimonio culturale come un settore critico che deve essere protetto, oltre alle misure e le azioni da adottare - che sono state indicate relativamente alle macroregioni nei quali è stata suddivisa l’Italia, corredate dalle problematiche relative agli impatti relativi ai cambiamenti climatici. “Gli altri due Paesi che hanno questi piani sono la Francia e l’Irlanda” - spiega Bonazza. “Per il resto c’è ancora molto lavoro da fare, e io mi sono limitata a mettere in evidenza questa situazione”. 

L’importanza dell’azione politica nella prevenzione
“Nel corso dell’hearing siamo stati ascoltati con attenzione e devo dire che l’argomento ha suscitato e continua e suscitare molto interesse”, racconta Bonazza. “L’obiettivo rimane quello di adottare delle misure specifiche e il primo passo in quella direzione sarà un report stilato sulla base di queste indicazioni, che verrà a mettere nero su bianco le lacune da colmare, ed eventualmente anche una roadmap per il futuro”. Parlando di lacune da colmare, quali potrebbero essere quelle in Italia? “Sicuramente in Italia è importante avere delle proiezioni degli impatti dei cambiamenti climatici sui beni culturali più accurati su scala locale, che sono strettamente legati alla risoluzione spaziale degli un output dei modelli climatici, che ora arriva a 10-12 km - già molto a livello di risoluzione spaziale, è vero, ma quando si ha a che fare con le valutazioni sul patrimonio culturale sarebbe auspicabile avere misure più adeguate” - risponde Bonazza. “Poi è importante continuare a mettere a sistema un monitoraggio ambientale per parametri di inquinamento e parametri climatici che siano dedicati in modo specifico alla valutazione degli impatti sul patrimonio culturale. Oltre a questo, bisogna riuscire a mettere a punto sistemi che riescano a fare valutazioni multirischio. E queste sono le lacune dal punto di vista scientifico, mentre dal punto di vista gestionale serve innanzitutto avere consapevolezza che il patrimonio culturale è a rischio per effetto dei cambiamenti climatici. Questa consapevolezza c’è ma ancora non è stata bene inserita. Non ci sono ancora chiare indicazioni su cosa fare e come fare. Ma soprattutto abbiamo necessità di focalizzarci sulla prevenzione, che dipende dalla possibilità di avere una buona conoscenza degli impatti con utilizzo di strumentazione e modellistica climatica con dati satellitari che ci permettano di fare valutazioni accurate non solo del presente ma anche di valutazioni future. Stiamo parlando di strumenti fondamentali per mettere a punto piani di gestione del rischio il più possibile accurati e focalizzati sulla preparazione” - specifica Bonazza.

“In ogni caso all’interno dell’hearing diversi enti italiani compreso Ispra e Cnr hanno fatto audizioni e segnalazioni per questo argomento, che negli ultimi anni sta avendo finalmente la giusta visibilità a livello politico decisionale. Fare ricerca va bene ma è importante che i risultati siano trasferiti alla decisione politica. Sono fondamentali dialogo e collaborazione tra attori coinvolti nella protezione e la gestione del patrimonio culturale a rischio, tra cui comunità scientifica ed enti preposti. Se c’è un buon dialogo e un trasferimento della conoscenza da parte della comunità scientifica i risultati possono esseri utili alla gestione” - conclude Bonazza

Giovanni Peparello