Legambiente: "L'Italia
a rischio marea nera"

Il nostro Paese è al centro delle rotte nel Mediterraneo, ed è una delle nazioni maggiormente esposte al rischio di incidente ambientale connesso allo sversamento di petrolio

A pochi giorni dalla chiusura della falla nel Golfo del Messico, uno studio di Legambiente richiama l'attenzione sulle rotte petrolifere in entrata e in uscita dal nostro Paese: disastri ecologici come quello causato dalla Bp potrebbero verificarsi ovunque nel Mondo, ma "è il Mar Mediterraneo a risultare una delle aree più a rischio di oil spill"; e in questo contesto, l'Italia è la nazione maggiormente esposta a questo pericolo.

Secondo il rapporto stilato da Goletta Verde, la divisione di Legambiente che monitora lo stato dei nostri mari, l'Italia è il Paese più esposto di altri ad una possibile tragedia petrolifera. Come si legge nel dossier 'Marea Nera - Mappa del rischio derivante dal traffico e dalla movimentazione petrolifera in Italia' infatti, "ogni anno verso le coste italiane viaggiano ben 178 milioni di tonnellate di petrolio, quasi la metà di tutto il greggio che arriva in direzione dei porti del Mediterraneo, crocevia delle petroliere di tutto il mondo". L'Italia quindi, con 12 raffinerie, 14 grandi porti petroliferi e 9 piattaforme di estrazione off-shore, muove un totale di oltre 340 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi ogni anno, "cui vanno aggiunte le quantità di petrolio e affini stoccati in 482 depositi collocati vicino al mare, che hanno una capacità di quasi 18 milioni di metri cubi". L'Italia è inoltre situata al centro di 10 rotte all'interno del bacino del Mediterraneo, "che praticamente includono nel traffico dell'oro nero tutte le Regioni costiere italiane".

Non bisogna dimenticare inoltre che il nostro Paese detiene anche il primato del greggio sversato nei principali incidenti degli ultimi 25 anni: 27 incidenti, considerando solo quelli principali, per un totale di oltre 270 mila tonnellate di idrocarburi sversate nei nostri mari dal 1985, pari a più della metà di tutto il petrolio finito nel Mediterraneo nello stesso periodo.

Ripensando alle recenti maree nere, prima quella nel Golfo del Messico e poi quella che ha colpito il Mar Giallo, a Dalian, Vittorio Cogliati Dezza, presidente dell'associazione, sottolinea come quella delle piattaforme di estrazione off shore sia "un'inquietante problematica che si aggiunge al costante pericolo rappresentato dall'intenso traffico marittimo di petroliere davanti alle nostre coste". Secondo il presidente di Legambiente, l'Italia non sarebbe nemmeno pronta ad affrontare un'eventuale emergenza come quella del Golfo del Messico: "Se da un lato il sistema di intervento italiano in mare è efficace, tempestivo e di alta qualità, sul fronte della bonifica delle coste in caso di spiaggiamento di petrolio c'è ancora molto da fare, soprattutto da parte degli enti locali". Come spiegato da Simone Andreotti, responsabile di Legambiente Protezione Civile, "Legambiente è l'unica associazione in Italia ad avere formato insieme alla Protezione Civile squadre di volontari specializzati in grado di realizzare la bonifica di territori inquinati da idrocarburi. Ma nonostante il grande patrimonio di esperienza che abbiamo" - ha aggiunto - "è necessario che ogni comune costiero si organizzi in modo adeguato per intervenire e fronteggiare questo tipo di emergenza". E a questo scopo, Legambiente organizza corsi di alta formazione rivolti alle Amministrazioni locali costiere; l'associazione ha anche realizzato, in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile e il Comando Generale delle Capitanerie di Porto, il primo manuale tecnico sull'intervento del volontariato nella bonifica delle coste, tradotto e distribuito in tutto il mondo.

Legambiente ha infine voluto sottolineare l'esigenza di una normativa internazionale più stringente sul traffico di petrolio in mare, che argini la pratica criminale di scarico delle acque di sentina e di lavaggio delle cisterne, oltre alla necessità di obbligare le petroliere a dotarsi di equipaggi professionalmente più preparati ed imporre il divieto di navigazione alle navi che trasportano sostanze pericolose e inquinanti in condizioni meteo marine particolarmente avverse.




(red - eb)