(Fonte foto: Legambiente)

In Italia un lago su tre è inquinato

Secondo il nuovo studio pubblicato da Legambiente, molti laghi italiani sono inquinati. Compresi quelli balneabili

Quasi un lago su tre analizzato da Legambiente durante il tour Goletta dei laghi è risultato inquinato. Lo rivelano i dati dell'associazione ambientalista resi pubblici oggi durante una conferenza stampa a Roma. Su 102 prelievi per le analisi microbiologiche sono stati giudicati oltre i limiti di legge il 28% dei prelievi (8 inquinati e 20 fortemente inquinati).

In totale sono 53 i campioni prelevati in foce, 49 quelli prelevati a lago. Dei campioni giudicati oltre i limiti, l'82% è stato prelevato in foce a canali, fiumi o torrenti. Dei 102 punti oggetto di analisi, 37 corrispondono a porzioni di laghi definiti balneabili dalle autorità competenti; 8 di questi sono risultati con cariche batteriche - anche con batteri pericolosi per la salute come l'escherichia coli - oltre i limiti di legge (di questi 3 giudicati inquinati e 5 sono fortemente inquinati).

Quest'anno sono 28 i bacini monitorati da Goletta dei laghi in 11 regioni italiane, superando i così 19 specchi lacustri dello scorso anno. I laghi al centro dell'edizione 2020 sono stati: in Piemonte i laghi d'Orta, Viverone, Avigliana e Maggiore, nella sua sponda piemontese; in Lombardia la sponda corrispondente del Maggiore, il Ceresio, il lago di Como, d'Iseo e la sponda occidentale del Garda; in Veneto, l'altra metà del Garda (la cui parte piu' settentrionale ricade nella Provincia autonoma di Trento) e il lago Santa Croce. Nel centro Italia in Umbria sono stati campionati Trasimeno e Piediluco, nel Lazio i laghi di Bolsena, Bracciano, Vico, Canterno, Albano, Fondi, Sabaudia e Fogliano. In Campania i laghi Patria e Matese, in Molise il lago di Occhito, in Puglia il lago di Varano, in Calabria i laghi Arvo e Cecita e in Sicilia i laghi Soprano, Pergusa e Prizzi.

Come intervenire
In occasione della presentazione dello studio , l’associazione ambientalista ha indicato quelle che, a suo avviso, sono le tre azioni da sviluppare con urgenza: completare la rete fognaria e di depurazione delle acque reflue, anticipare prima del luglio 2021 il recepimento della direttiva europea che vieta e limita alcune plastiche monouso, approvare la Legge Salvamare ferma in Commissione Ambiente al Senato. Il Recovery plan italiano, è la richiesta avanzata da Legambiente, dovrà mettere al centro quelle opere che servono davvero al Paese, a cominciare dai depuratori che mancano.

Il mancato controllo delle autorità
Dalle indagini dell’associazione ambientalista emerge che sono molte le aree lungo la costa che non vengono controllate dalle autorità, «abbandonando a loro stessi i tratti di costa antistanti le foci dove viene dato per scontato che l'inquinamento sia presente». Dei 259 campioni eseguiti da Goletta verde 121 hanno riguardato aree non controllate dalle autorità competenti – secondo le indicazioni riportate dal Portale Acque del ministero della Salute – e che nel 49% dei casi sono risultate oltre i limiti di legge. Non si tratta solo di foci di corsi d’acqua ma anche di spiagge a ridosso delle foci. Dei 121 punti non campionati dalle autorità preposte, 13 dei 34 punti a mare analizzati da Goletta verde sono risultati oltre i limiti di legge. Di qui la conclusione: un maggior controllo nelle aree più a rischio non è più rinviabile al fine di garantire la salute dei bagnanti.

Non migliora, inoltre, la situazione per quanto riguarda l’informazione ai bagnanti sulle potenziali criticità presenti lungo la costa, altro adempimento legislativo che - continua Legambiente - non viene rispettato nella stragrande maggioranza dei casi. Nei tratti di costa non controllati dalle autorità competenti (Comuni, Regioni, Arpa e Asl) e quindi non balneabili in cui i tecnici di Goletta verde hanno eseguito i prelievi, nel 70% dei casi era assente il divieto di balneazione. Scarsa attenzione da parte delle amministrazioni comunali anche sul posizionamento della cartellonistica informativa sulla qualità delle acque, un obbligo di legge ormai da diversi anni. Nei tratti di costa definiti balneabili dalle autorità e in cui sono stati eseguiti dei prelievi da parte dei tecnici di Goletta verde, nell'80% dei casi il cartello era assente.

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red/gp

(Fonte: Agi, Il Sole 24 Ore)