Livorno ma non solo: un'Italia a rischio e impreparata. L'allarme-denuncia dei geomorfologi

"Il dissesto idrogeologico nel nostro Paese sta aumentando in maniera esponenziale, così come il rischio per la popolazione: cattiva gestione del territorio, delle opere idrauliche ma anche popolazione impreparata di fronte alle emergenze". E la denuncia dei geomorfologi italiani all'indomani del disastro di Livorno

"In Italia sta aumentando in maniera esponenziale il dissesto idrogeologico e soprattutto l'associato rischio specifico per l'uomo. La prima perturbazione di stampo autunnale ha provocato, come ipotizzato nei scorsi giorni, fenomeni meteorici estesi ed intensi, spesso di tipo autorigenerante come quelli che hanno colpito drammaticamente la città di Livorno sotto forma di una conformazione di tipo V-Shaped (nubifragi, particolarmente violenti e pericolosi, molto spesso originati da sistemi convettivi organizzati; denominati V-shape per la loro forma a V deducibile dalle immagini da satellite, ndr).  Condizioni simili si sono registrate, pur senza effetti cosi critici per le popolazioni, sulla costa della Liguria di Levante e nell'area metropolitana della Capitale. Bisogna assolutamente e rapidamente raffittire la rete di monitoraggio, in particolare nei piccolo bacini idrografici dove i tempi di corrivazione sono estremamente limitati e incrociare i dati con quelli derivanti dalle misure satellitari e del radar meteorologico". 
E' l'allarme-denuncia che Massimiliano Fazzini, climatologo docente dell'Università di Camerino e di Ferrara, ed esponente dell'Associazione Nazionale dei Geomorfologi Italiani (AiGeo), ha lanciato ieri sera Licorno  dopo il disastro di Livorno, che ha causato la morte di 6 persone mentre altre due risultano al momento ancora disperse.

"Ancora una volta contiamo i morti, frutto di una cattiva gestione del territorio e delle opere idrauliche spesso mal gestite ma allo stesso tempo, notiamo che la popolazione non sa come comportarsi quando c'è un'alluvione o una qualsiasi altra emergenza atmosferica - prosegue Fazzini -. Nel caso specifico di Livorno è fondamentale rivedere l'assetto idraulico della città ed in particolare del Rio Maggiore, in più punti tombinato nel suo corso prossimo alla foce, per tentare di arginare i frequenti ma non rovinosi allagamenti che si verificavano nell'area di Via Nazario Sauro. Neppure i recenti lavori di messa in sicurezza mediante la costruzione di vasi di espansione hanno risolto il problema che anzi si è mostrato in tutta la sua drammaticità".

"Le precipitazioni occorse nell'area metropolitana di Livorno - sottolinea Fazzini -  sono state comprese tra 180 e 270 millimetri, valori estremamente elevati in relazione al lasso temporale in cui sono cadute - circa 150 minuti. A confermare l'abbondanza delle precipitazioni,  si pensi che nei primi otto mesi dell'anno erano caduti in questa area cumulate simili - mediamente circa 250 millimetri - e che la precipitazione media per l'intero mese di settembre si aggira sui 100 millimetri. Se attualmente queste cumulate meteoriche possono avere tempi di ritorno semi secolari, è molto probabile che tre un ventennio esse possano divenire se non comuni piuttosto frequenti. Il ricorso, da parte degli organi amministrativi, alla realizzazione di Piani locali di Adattamento ai Cambiamenti Climatici o dei PAESC (Piano d'Azione per l'Energia Sostenibile e il Clima) si fa quindi sempre più urgente e decisivi per pianificare il futuro delle comunità, soprattutto in relazione all'annullamento del rischio".
Ma non è solo il maltempo di queste ore a preoccupare i geomorfologi italiani: "Siamo fortemente preoccupati per le aree colpite dagli incendi di quest'anno - ha dichiarato Gilberto Pambianchi, Presidente Nazionale AiGeo -  Potrebbero infatti esserci seri problemi come elevati rischi di frane ed alluvioni. I geomorfologi italiani ribadiscono quanto sia importante monitorare -  e tenere sotto controllo in particolare queste aree colpite dagli incendi oltre che naturalmente tutte le altre".

red/pc
(fonte: AiGeo)