Maiani, presidente Grandi Rischi:
80% degli edifici non è antisismico

Maiani ha denunciato ieri, davanti alla Commissione Ambiente della Camera, che la maggior parte degli edifici costruiti nelle aree a più elevato rischio sismico non sono antisismici

Ieri pomeriggio la Commissione Ambiente della Camera ha svolto un'indagine conoscitiva sullo stato della sicurezza sismica in Italia, alla quale ha partecipato anche Luciano Maiani, presidente della Commissione Nazionale Grandi Rischi.

Dal presidente della Commissione Grande Rischi è giunto un allarme relativo alla sicurezza degli edifici: "Nelle aree a maggior rischio, oltre l'80% degli edifici è realizzato con criteri non conformi a quelli antisismici". Secondo Maiani infatti al momento "l'unica prevenzione davvero efficace è proprio la riduzione della vulnerabilità del patrimonio edilizio". Il problema che il presidente evidenzia è che è stato solo dopo il 2009, anno del terremoto a L'Aquila, che l'intero territorio nazionale è stato classificato come sismico, prima infatti erano riconosciute solo determinate zone. Questo significa da un lato che il Paese ha una norma moderna per le costruzioni, e dall'altro che è talmente moderna che la maggior parte delle abitazioni non vi sono conformi.

Un ulteriore problema poi, che in parte prescinde dalla moderna norma per le costruzioni, ammette Maiani, "è che in molte zone manca una cultura generalizzata di quelle 'buone pratiche' costruttive che, da sole, consentirebbero di limitare i danni: bisogna investire sull'educazione delle comunità locali, tenendo anche conto del fatto che, alla fine, siamo un paese a media sismicità in cui la percezione del rischio da parte del cittadino comune è comunque bassa".
Questo significa che se le istituzioni non si muovono in una direzione di educazione e informazione verso il cittadino su tutto ciò che gira intorno ai rischi collegati ai terremoti, il cittadino stesso, percependo il rischio come basso, tenderà a non focalizzare la sua attenzione su, ad esempio, il criterio antisismico dell'abitazione in cui vive, se non in momenti temporalmente vicini ad un evento sismico che ha generato danni.
In Italia infatti non ci sono terremoti fortissimi come nei paesi che si trovano sulla cintura di fuoco, dove i cittadini convivono con la realtà che sismi di magnitudo anche di 8-9 gradi Richter potrebbero giungere in ogni momento. Nel nostro paese dunque il rischio sismico non è un pensiero "quotidiano". Questo significa che sta alle istituzioni promuovere una cultura sismica in tutte le comunità, anche in quelle dove la mappatura segna una zona a bassa sismicità.

"Il calcolo della pericolosità sismica - ricorda poi il presidente della Commissione - si è evoluto negli ultimi anni, ma l'incertezza statistica resta maggiore per le aree a sismicià' media e non appare riducibile in tempi ragionevoli: la stessa mappa del rischio sismico è un modello in evoluzione, e andrebbe rivista ogni certo numero di anni anche se dal confronto della mappa dell'Emilia con i recenti fenomeni non emergono elementi per concludere che il modello elaborato nel 2003 (6.2 di magnitudo massima, ndr) abbia mostrato dei limiti significativi". Quanto ai modelli di previsione statistica, "quelli a breve e medio termine coprono aree e periodi molto estesi con grande variabilità e incertezza dei risultati e non consentono un'azione preventiva ulteriore rispetto a quella già prevista dalla normativa".


Redazione/sm