Una delle ultime immagini della "marea" nera. Foto nasa.gov

Marea nera, allarme Greenpeace: minacciate le coste

Il petrolio potrebbe raggiungere la costa; la Bp cerca di ridurre la perdita in vista di una possibile soluzione definitiva. La Casa Bianca è scettica e istituirà una commissione d'inchiesta

Quasi un mese dopo la catastrofe della piattaforma Deepwater Horizon, il pozzo non è ancora stato chiuso e il petrolio potrebbe raggiungere la costa. È l'allarme lanciato da Greenpeace, che dichiara di aver trovato consistenti quantità di petrolio nell'area di South Pass, in Lousiana. L'associazione, che sarebbe anche riuscita a documentare il fatto prima divenire allontanata dalla Guardia Costiera, sostiene anche che la perdita sia in realtà maggiore di quanto effettivamente dichiarato dalla Bp. Anche gli oceanografi dell'Università di Miami hanno lanciato l'allarme: se la marea nera non rientrerà in tempo, potrebbe arrivare al largo della Florida, distruggere la barriera corallina delle isole Keys e le coste dello stato americano. Tracce di greggio sono state trovate nella giornata di ieri dalla Guardia Costiera al largo di Key West, e dovranno essere esaminate per capire se provengono realmente dalla perdita della piattaforma Deepwater Horizon.

Intanto la Bp ha ripetuto che l'impatto ambientale della perdita di petrolio "sarà modesto": grazie alla nuova tecnica del tubo di gomma, oggi la compagnia riesce ad estrarre circa 2000 barili di greggio al giorno, pari al 40% dell'intero flusso (ogni giorno infatti si riversano in mare 5000 barili di petrolio). Ma non è ancora la soluzione definitiva e serve solo a limitare la fuoriuscita di petrolio senza però fermarla. Così la Bp annuncia di essere pronta per una procedura "top kill", una tecnica che consiste essenzialmente nell'iniettare nel pozzo sostanze più pesanti dell'acqua e del petrolio (nello specifico, si tratta di una grande quantità di fanghi) ad una velocità tale da bloccare la fuoriuscita di idrocarburi. Se il sistema funzionasse, si potrebbe creare un tappo temporaneo per poter cementare poi il pozzo e sigillarlo per sempre. Intanto il costo complessivo dell'incidente è aumentato di 175 milioni rispetto a cinque giorni fa, ed è destinato a crescere ancora: secondo quanto previsto dagli analisti, i costi di operazioni di pulizia e risarcimenti potrebbero toccare i 2 miliardi di dollari.

E dalla Casa Bianca, il presidente Barack Obama fa sapere la sua intenzione di creare una commissione d'inchiesta presidenziale per appurare le cause dell'incidente della piattaforma petrolifera e le motivazioni per cui, dopo quasi un mese, la perdita di greggio nel Golfo del Messico non sia stata ancora contenuta. La commissione prenderà il posto di quelle create dall'amministrazione Obama nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe. E intanto i toni della Casa Bianca e del Dipartimento per la sicurezza interna nei confronti della Bp si stanno facendo più aspri, in particolare per quanto riguarda le sue responsabilità nel causare il danno e in merito alla gestione della perdita di petrolio.

(red - eb)