Marea nera: il petrolio è ormai arrivato alle coste americane

A un mese dall'esplosione Greenpeace teme che la quantità di petrolio sia dieci volte superiore a quella dichiarat

A quasi un mese dall'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico il pozzo petrolifero subacqueo non è ancora stato chiuso e il petrolio inizia ad arrivare sulla coste. Una porzione della chiazza di petrolio, come rende noto National Oceanic and Atmospheric Administration del Governo americano è stata catturata dalla corrente del Golfo, che ruota in modo circolare all'interno del Messico e spinge normalmente le acque verso la Florida.La corrente potrebbe portare il petrolio a toccare le coste dell'arcipelago di Key West, di Cuba e della Florida nell'arco di pochi giorni. Greenpeace ha trovato ieri mattina quantità consistenti di petrolio nell'area di South Pass, in Louisiana, vicino alla foce del fiume Missisipi: la spiaggia è ricoperta da uno strato di catrame molto denso, come l'associazione ambientalista ha documentato con delle foto, prima di essere allontanata dalla Guardia costiera. Le stime più recenti confermano le ipotesi di Greenpeace che la reale fuoruscita di petrolio sia di ben dieci volte più grande di quanto dichiarato da BP.

Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace, commenta: "Come volevasi dimostrare il petrolio è arrivato a terra e a nulla sono valsi i tentativi per arginarlo. È ormai sotto gli occhi di tutti che non esistono misure preventive o sufficienti tecnologie di pronto intervento: il rischio delle perforazioni petrolifere offshore è troppo alto per l'ambiente e per le popolazioni". Nonostante l'accaduto, è comunque da pochi giorni arrivata la notizia che i piani della Shell per iniziare perforazioni petrolifere in Alaska stanno andando avanti, mentre anche nel nostro Mediterraneo le richieste di autorizzazioni aumentano, soprattutto in Adriatico e nel Canale di Sicilia. 

Al Congresso degli Stati Uniti, si stanno tenendo in questi giorni le audizioni per stabilire di chi siano le reali responsabilità del disastro ecologico.
Ieri è stata ascoltata Janet Napolitano, segretario per la sicurezza interna, mentre oggi testimonieranno il segretario del dipartimento che si occupa della gestione del territorio, Ken Salazar, l'ammiraglio Thad Allen, comandante della Guardia Costiera e responsabile delle operazioni di emergenza, e il presidente della Bp America Lamar McKay.
Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, fermamente intenzionato a condannare i responsabili del crollo della piattaforma e della relativa fuoriuscita incontrollata di petrolio, creerà presto una una commissione d'indagine per mettere sotto esame i regolamenti e i comportamenti dell'industria estrattiva e il ruolo del Minerals Management Service (Mms), ovvero l'agenzia federale con ruolo di controllare le attività di estrazione.



(J.G.)