Sardegna, disastro ambientale (foto di Lello Cau - Comitato Tuteliamo il Golfo dell'Asinara)

Marea nera, la procura indaga
Nel mirino dirigente E.on

Posto sotto sequestro l'oleodotto da cui è fuoriuscito il combustibile. Continuano intanto le operazioni di raccolta e bonifica

È stata posta sotto sequestro la parte di oleodotto da cui è fuoriuscito l'olio combustibile lo scorso 11 gennaio a Porto Torres. Inoltre, la Procura della Repubblica di Sassari ha iscritto nel registro degli indagati il responsabile dell'impianto E.On, con ipotesi di reato di disastro ambientale. Il sostituto procuratore Paolo Piras, tra i più esperti in materia di ambiente e sanità, sta procedendo con cautela e sta raccogliendo perizie tecniche, documenti e testimonianze. Sicuramente l'iscrizione di un dipendente della società E.On nel registro degli indagati presuppone una responsabilità oggettiva della società, anche se non si può ancora sapere dove porteranno le indagini.

Intanto la macchia oleosa - che nei giorni sorsi la macchia oleosa ha raggiunto in piccole quantità anche la spiaggia della Pelosa, a Stintino - sembra non essersi espansa ulteriormente. "Le squadre specializzate incaricate dalla società E.On hanno ormai raccolto la maggior parte dell'olio combustibile" - ha spiegato il presidente di Legambiente Sardegna Vincenzo Tiana al giornaledellaprotezionecivile.it - "e adesso stanno facendo lavori ulteriori di bonifica".

La società E.On ha messo in campo circa 200 persone specializzate per la pulizia del combustibile. Si tratta di un materiale "pesante, che va trattato da squadre specializzate" - ha affermato Tiana, che ha assicurato la piena disponibilità di Legambiente e dei gruppi di protezione civile ad intervenire, "ma all'interno di un coordinamento. Occorrono persone specializzate, che sappiano come muoversi. In un caso come questo il volontariato generico - utilissimo in altre situazioni - può presenziare, dare una testimonianza, ma non può tecnicamente intervenire".


Elisabetta Bosi