(foto: Marina Militare)

Migranti: 45 le vittime ammassate sul peschereccio

Sono terminate stamattina le operazioni di recupero delle vittime a bordo del peschereccio arrivato ieri a Pozzallo e soccorso domenica nel Canale di Sicilia. I morti sono 45, 15 in più rispetto alla prima stima, ed erano ammassati nel vano ghiacciaia

Inizialmente si pensava fossero 30 i migranti privi di vita a bordo del peschereccio soccorso domenica notte nel Canale di Sicilia, ma stamattina il numero è purtroppo salito. Sono infatti 45 le vittime, tutti uomini verosimilmente maggiorenni, di questo ennesimo viaggio della speranza. E' il bilancio definitivo stilato dalle forze dell'ordine che hanno recuperato salme stamattina dopo l'arrivo del barcone ieri a Pozzallo.

"Accatastati l'uno sull'altro, come all'interno di una fossa comune che ricorda Auschwitz". E' la prima impressione del Capo della Squadra Mobile della Questura di Ragusa, Antonino Ciavola, dopo avere osservato da vicino i corpi dei migranti all'intero del peschereccio ormeggiato. I corpi erano stati accatastati nel vano ghiacciaia, un locale di appena tre metri per tre, dove si custodisce il pesce durante la navigazione. Le prime ipotesi sulla morte di queste 45 persone fanno pensare a schiacciamento, asfissia e inalazione di monossido di carbonio.

A bordo del peschereccio, lungo 20 metri, erano state ammassate sopra coperta e sotto coperta 611 persone, un numero esorbitantemente maggiore rispetto a quello che l'imbarcazione avrebbe potuto contenere. 566 i sopravvissuti, di cui 45 minori e 28 donne. "Siamo stati trattati come bestie dai libici", hanno raccontato alla squadra mobile alcune persone tratte in salvo dal peschereccio. Gli scafisti hanno compiuto "violenze inaudite nei confronti di tutti, ma in particolare degli uomini del Centro Africa". E riferendosi alle vittime trovate sull'imbarcazione alcuni testimoni raccontano di aver provato "a salvarli appena ci siamo resi conto di quello che stava accadendo, abbiamo fatto di tutto ma purtroppo era tardi, sembrava dormissero, non pensavamo fossero morti". "E' stata tutta colpa loro - racconta un migrante riferendosi ai trafficanti libici - ci hanno messo lì dentro come le bestie e non potevamo neanche uscire perché sopra era tutto pieno, non ci potevamo muovere". "Abbiamo chiesto di potere tornare indietro - ha rivelato un altro sopravvissuto - perché eravamo troppi e rischiavamo, ma non c'è stato niente da fare: ci hanno detto 'ormai siete qui e dobbiamo arrivare in Italia'". Le testimonianze sono adesso al vaglio della Procura di Ragusa che ha aperto un'inchiesta sull'accaduto per cercare di capire esattamente come siano morte le vittime del viaggio. La Procura pare inoltre che stia valutando la posizione di due extracomunitari che potrebbero essere i probabili scafisti del peschereccio.

Le 45 salme recuperate sono state portate in una sala frigorifera di Pozzallo, messa a disposizione dalla Protezione civile della Provincia di Ragusa. I due medici legali incaricati dalla Procura hanno avviato i rilievi autoptici esterni, e poi eseguiranno le autopsie.


Redazione/sm