fonte foto: Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani

Migranti e diritti umani: "Basta parlare di emergenza"

I flussi migratori, la chiusura di alcune frontiere, il dramma umanitario: ha senso continuare a parlare di emergenza? Il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani pensa di no e lancia un appello e delle proposte, che saranno presentate il prossimo 9 ottobre nel corso della Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità

Il dramma dei migranti continua a riempire le pagine di cronaca: record di salvataggi nel Mediterraneo anche qualche giorno fa e centri di accoglienza (uno fra tutti, quello di Lampedusa) al collasso. Pubblichiamo l'appello del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, scaturito dalla riunione che si è tenuta il 30 agosto scorso a Como, dove è scoppiata un'emergenza umanitaria causata dalla decisione della Svizzera di chiudere i confini e dove circa 500 migranti vivono accampati nei pressi della stazione ferroviaria. Le proposte emerse nel corso dell'incontro di Como verranno approfondite nelle prossime settimane e presentate il prossimo 9 ottobre nel corso della Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità.

Il dramma di chi fugge dalle guerre, dalla fame e dalle persecuzioni è una realtà con cui dobbiamo fare i conti. Più di sessanta milioni di persone, nel 2015, hanno deciso di lasciare tutto per cercare un rifugio e un futuro per sé e per la propria famiglia. Molti sono stati accolti in diversi paesi del mondo, altri cercano di arrivare in Europa. Alcuni paesi europei hanno chiuso le frontiere. Altri come l'Italia, anche se volessero, non avrebbero alcuna possibilità di farlo. Anche mercoledì salvate in mare 3.000 persone, 13.000 negli ultimi quattro giorni. Il problema c'è e noi non possiamo fare altro che affrontarlo nel migliore dei modi. E allora, perché continuare a scaricare sui sindaci e sulle città la responsabilità pratica di gestire le conseguenze di ogni sbarco?



Se le migrazioni sono un fenomeno epocale perché continuiamo a trattarlo come un'emergenza?

Un'emergenza è tale quando è improvvisa. Il dramma dei migranti ci sta investendo da lungo tempo. Perché continuiamo a trattarlo come un'emergenza?

Nell'emergenza ci si improvvisa. Noi non possiamo più permetterci di affrontare questo problema con l'improvvisazione, con il fai-da-te. Servono formazione, strutture e competenze adeguate.

Nell'emergenza si cerca di fronteggiare il problema come si può. Noi dobbiamo far tesoro delle esperienze positive e negative, avere una gestione sistematica ed efficace.

Nell'emergenza c'è sempre qualcuno che ne approfitta, che ci specula. E questo non è tollerabile.

Nell'emergenza si rincorrono i problemi. Noi dobbiamo trasformarli in opportunità.

Le emergenze si scaricano sulle città, che non possono essere lasciate sole a fronteggiare problemi originati molto lontano. Una gestione intelligente e responsabile promuove la cooperazione a tutti i livelli.

Uscire dalla logica dell'emergenza vuol dire:
1. Andare alle radici del problema: sradicare la miseria, fermare le guerre, difendere i diritti umani.
2. Definire una politica europea e mondiale.
3. Organizzare una gestione intelligente.
4. Formare la coscienza civile. Aiutare le persone a capire e a collaborare.

Servono una politica e un piano. Una politica coerente e un piano strutturato.

Una politica articolata a tutti i livelli, dalle città all'Onu, passando per l'Europa dove oggi si trova uno dei punti più critici. Servono politiche per gestire le migrazioni intervenendo direttamente sulle cause: la miseria, le guerre, le grandi violazioni dei diritti umani.

Un piano pubblico fatto di strutture distribuite per davvero sul territorio, operatori formati e formatori, insegnanti, psicologi, medici, procedure ordinarie, programmi di riconoscimento, di formazione, di accompagnamento e di ricollocamento, risorse adeguate.

Una gestione intelligente dell'accoglienza include la cura dei rapporti con le comunità e i cittadini chiamati ad accogliere o a convivere con i centri di accoglienza. Questa importantissima attività non può essere ignorata o improvvisata, ma deve essere progettata e organizzata tenendo conto delle migliori esperienze.

Tutto questo non deve gravare esclusivamente sulle nostre finanze ma deve essere sostenuto dall'Unione Europea, che non può permettersi di rompere il vincolo di solidarietà su cui è nata.

red/lg

(Fonte: Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani)