Migranti, ennesimo naufragio: si temono 950 vittime

Si temono circa 950 migranti morti nell'ennesimo naufragio "della speranza": tra sabato e domenica un barcone stipato di persone si è ribaltato a 70 miglia dalla Libia delineando la possibilità del più grave incidente in mare del dopoguerra

Ancora una strage "della speranza", ancora migranti morti in un viaggio verso il desiderio di una vita migliore. Bambini, donne, uomini, storie di vita ammassate su barconi fatiscenti da "scafisti senza scrupoli", come dice il premier Matteo Renzi, e atrocemente colate a picco. Sono poche le parole rimaste per descrivere la cronaca degli ultimi giorni: un'atroce ecatombe che si delinea come la più grave tragedia in mare del dopoguerra. Si teme infatti che 950 persone siano morte nel naufragio di un ennesimo barcone salpato dalla Libia alla volta del nostro Paese.

È successo tra sabato e domenica a poche miglia dalla partenza: un'imbarcazione
di circa 20 metri, sulla quale erano stipate probabilmente centinaia di persone, si è ribaltata in mare. Le prime stime fatte dalla Guardia Costiera parlavano di 700 persone, ma la testimonianza di uno dei 28 sopravvissuti parla di 950 persone a bordo, tra cui 40-50 bambini e 200 donne. I numeri devono ancora essere verificati, ma la Guardia Costiera ha confermato che il barcone era in grado di portare "diverse centinaia di persone" ed era "sovraccarico di migranti".

Secondo la ricostruzione dei fatti il barcone, partito dall'Egitto, ha caricato i migranti da un porto della Libia, vicino alla città di Zuara. Era quasi sera quando al Centro nazionale soccorso della Guardia costiera è arrivata una telefonata da un satellitare Thuraya. "Siamo in navigazione, aiutateci". Il dispositivo di soccorso si è subito messo in moto: grazie al sistema satellitare di chiamata, la Guardia costiera ha potuto rapidamente individuare le coordinate del punto dal quale era partita la telefonata e ha organizzato i soccorsi. Il barcone era a circa settanta miglia a nord delle coste libiche quando è stato raggiunto dal King Jacob, un portacontainer di 147 metri di lunghezza, con bandiera del Portogallo, che aveva già compiuto negli ultimi giorni quattro soccorsi di naufraghi e che è stato dirottato, insieme a un altro mercantile, verso i migranti. Secondo quanto ha raccontato il comandante del mercantile i migranti, visto il portacontainer, si sono spostati in massa su una stessa fiancata, quella del lato del mercantile. "Appena ci hanno visto, si sono agitati - ha raccontato il comandante del King Jacob - e il barcone si è capovolto. La nave non ha urtato il barcone".

Subito dopo il naufragio è stata messa in campo un'imponente operazione di soccorso, che ha coinvolto anche navi dell'operazione Triton, dell'agenzia Frontex: unità navali della Guardia costiera, della Marina militare italiana e maltese, mercantili e pescherecci di Mazara del Vallo (18 mezzi in tutto) hanno recuperato 24 cadaveri e hanno perlustrato un vasto tratto di mare alla ricerca di altri superstiti. Aerei militari hanno sorvolato l'area lanciando zattere e salvagente
la temperatura dell'acqua, di 17 gradi circa, e le buone condizioni del mare lasciano ancora una flebile speranza, che, tuttavia, non basta a cancellare l'immagine di un Mediterraneo sempre più simile ad un grande cimitero di guerra.

Molti migranti pare fossero stati chiusi nella stiva ed i portelloni, secondo la testimonianza di un sopravvissuto, erano stati bloccati alla partenza. Su ciò tenterà di fare luce l'inchiesta aperta dalla Procura di Catania.




Redazione/sm

(fonti: Ansa, Rai News)