fonte foto: Eugenio Venturo/ItRC

Migranti, non si fermano gli sbarchi. La testimonianza di un soccorritore CRI

Continuano gli arrivi e aumentano i costi umani: 7.500 migranti soccorsi in una settimana, 84.000 dall'inizio dell'anno. Uno dei soccorritori della Croce Rossa Italiana: "Li abbiamo trovati bagnati e sotto shock. Qui è tutto così chiaro"

Ha attraccato ieri mattina al molo Rinascita del porto di Cagliari la nave mercantile norvegese Siem Pilot con a bordo 931 migranti, tutti soccorsi giovedì e venerdì al largo delle coste della Libia durante 26 operazioni coordinate dalla capitaneria di porto. Tra i 931 profughi sbarcati oggi nel capoluogo sardo, ci sono 619 uomini, 121 donne, 182 ragazzini e 9 bambini sotto i dieci anni.

Nel frattempo, i corpi di 41 migranti, annegati nel tentativo di raggiungere l'Italia, sono stati rinvenuti su una spiaggia di Sabratha, sulla costa della Libia occidentale: sarebbero morti cinque o sei giorni fa.

Il bilancio dei flussi migratori si fa sempre più pesante, in termini di accoglienza e di vite umane: sono quasi 7.500 i migranti che, solo in questa settimana, sono stati recuperati e salvati da unità militari e mercantili italiane, mentre dall'inizio anno sono invece 84 mila le persone recuperate in mare e sbarcate in Italia.

Venerdì scorso, invece, era approdata al porto di Reggio Calabria, la nave Phoenix del Moas con a bordo il team post rescue della Croce Rossa Italiana. È arrivata puntuale, come da programma, dopo aver soccorso mercoledì mattina 364 persone migranti che viaggiavano a bordo di gommoni sgonfi e fermi da ore in diversi punti del Mar Mediterraneo. Più di 350 persone sono state portate in salvo. Tra di loro 59 donne e 64 minori, di cui solo 8 accompagnati.

"L'altra notte facevo servizio in ambulatorio ed è entrato un bambino di 6 anni", racconta Eugenio Venturo, team coordinator della CRI. "Mangiava biscotti e mi spiegava quanto gli sarebbe piaciuto volare su quegli aerei che continuavano a girare e girare sulla sua testa. Il suo gommone era alla deriva da chissà quanto tempo, stava lentamente affondando (metà degli uomini erano bagnati e sotto shock) e lui teneva gli occhi piantati al cielo, pensando che da grande avrebbe voluto fare il pilota. Mangiava biscotti e quando cadeva qualche briciola, chiedeva scusa, puliva con la mano e ricominciava a volare spalancando le braccia. Rideva e volava". Si raccolgono tante storie durante la traversata in mare verso l'Italia. Due su cinque, alla domanda dove sia la Sicilia, rispondono "Italia". Nei loro occhi c'è speranza, ma anche la consapevolezza che sono ancora in viaggio e che non è ancora finita.
"Quando li tiri su da quei gommoni, tutto passa per la testa, tranne la domanda se è giusto lasciarli lì" prosegue Venturo. "Qui a bordo è tutto così chiaro".

La Croce Rossa Italiana è sulla nave Phoenix dai primi di giugno, impegnata nella cura e nell'assistenza sanitaria a persone migranti soccorse nel Mar Mediterraneo. Un'attività che la CRI ha voluto aggiungere alla sua già capillare ed efficace attività di assistenza allo sbarco e nei centri di accoglienza, per allargare il suo intervento e per evitare un'ulteriore perdita di vite umane.
"È uno stillicidio" ha detto il Presidente della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca. "Noi continueremo a fare la nostra parte, mettendo al centro la vita umana, ma non è mai abbastanza. Ringrazio i volontari e le volontarie della CRI per il loro enorme sforzo, anche se non smetteremo mai di urlare che occorrono vie legali per risparmiare quante più vite possibili".

red/lg