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Misurare pioggia e neve dai satelliti sarà più facile grazie a un nuovo radar

Sono stati presentati presso il Cnr di Bologna, nell'ambito dell'"8th Ipwg and 5th Iwssm Joint Workshop",  i risultati ottenuti da un nuovo radar a doppia frequenza che ha l'obiettivo di assicurare una completa copertura della misura della precipitazione su tutto il globo ad elevatissimi intervalli temporali

Si è svolto a Bologna venerdì 7 ottobre presso il Centro congressi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) l' "8th Ipwg and 5th Iwssm Joint Workshop", un seminario internazionale che, per la prima volta in assoluto, ha riunito le due comunità scientifiche e tecnico-operative che si occupano di misura di pioggia e neve, utilizzando i sensori ospitati a bordo dei satelliti meteorologici e ambientali. Le due comunità fanno capo all'International Precipitation Working Group (Ipwg) e all'International Workshiop on Space-based Snowfall Measurement (Iwssm).
"Nel corso dell'evento - spiega il Cnr - sono stati presentati in anteprima i risultati provenienti dai satelliti della missione internazionale Global Precipitation Measurement (Gpm), a cui partecipa anche il Cnr e il cui obiettivo è assicurare una completa copertura della misura delle precipitazioni su tutto il globo (terra e oceani) ad elevatissimi intervalli temporali (tre ore o meno).
"Questo traguardo è possibile grazie a un nuovo radar a doppia frequenza di nuovissima concezione che misura la parte solida della precipitazione e le precipitazioni di bassa intensità, con lo scopo di mettere a disposizione mappe per la meteorologia, l'idrologia e il clima alla massima precisione possibile - ha spiegato Vincenzo Levizzani, coordinatore del gruppo Gruppo di ricerca sulla fisica delle nubi e delle precipitazioni (Cape) presso l'Istituto di scienze dell'atmosfera e del clima del Cnr (Isac-Cnr) - Ciò consente di misurare in modo più consono l'intensità delle precipitazioni perché si ha una migliore idea fisica della composizione di acqua e ghiaccio della nube stessa. Pertanto il dettaglio della misura della precisione cresce e il prodotto finale in termini di mm di acqua caduta al suolo è sicuramente superiore".
I nuovi sensori presentano due differenze essenziali rispetto ai precedenti: "innanzitutto usano frequenze nelle microonde molto più alte di quelle utilizzate fino ad ora, inoltre sono ospitati a bordo di costellazioni di piccoli e micro-satelliti che permettono una copertura spazio-temporale più precisa - ha concluso Levizzani -. Inoltre, i nuovi satelliti geostazionari cominciano ad ospitare i sensori di fulminazione che permettono osservazioni in tempo reale dei fulmini. Ciò fornisce un'idea immediata della collocazione delle nubi temporalesche e in particolare grandinigene, cosa estremamente utile per il ‘nowcasting' e la difesa dalle precipitazioni estreme".
Per quanto riguarda l'effettiva realizzazione, alcuni di questi sensori sono in corso di avanzata progettazione come quelli dell'European Organisation for the Exploitation of Meteorological Satellites (Eumetsat), mentre altri sono ancora in fase di concezione, ma molti di questi saranno disponibili nella prima metà degli anni 20 di questo secolo.


red/pc
(fonte: CNR)