Modifiche errate e mancate verifiche di staticità: la casa dello studente dell'Aquila destinata a crollare

La quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha pubblicato le motivazioni della sentenza dell'11 maggio che ha confermato le condanne a tre ingegneri e al presidente della commissione collaudo

Ancor prima dei lavori del 2000 la "Casa dello studente" dell'Aquila era stata modificata profondamente rispetto al progetto originale e rischiava di crollare in caso di un terremoto, come accadde poi il 6 aprile del 2009 causando la morte di otto ragazzi.
È questo in sostanza il messaggio contenuto nelle motivazioni della sentenza della quarta sezione penale della Corte di Cassazione che lo scorso 11 maggio ha confermato le condanne a 4 anni di reclusione per gli ingegneri Bernardino Pace, Pietro Centofanti e Tancredi Rosicone, oltre quella a due anni per Piero Sebastiani a capo della commissione collaudo della azienda pubblica per il diritto allo studio.
Secondo i giudici della suprema Corte furono proprio loro, quando nel 2000 vennero eseguiti una serie di lavori di ristrutturazione (l'edificio risale al 1965), ad avere la responsabilità di accorgersi delle modifiche antecedentemente realizzate, a confrontarle con la destinazione d'uso a studentato e a verificare i nuovi carichi di peso sulla struttura, prima di iniziare i lavori.
Secondo la Cassazione infatti gli interventi eseguiti nel 2000 "hanno aggravato gli effetti del crollo". Nelle motivazioni si legge infatti che "il progettista, ove si inserisca in una situazione in cui altri siano già intervenuti, è tenuto ad informarsi circa i pregressi interventi e, se del caso, a proporre o ad effettuare i necessari interventi di adeguamento". Un principio che colpisce la responsabilità di chi aveva le competenze per affermare la mancanza di sicurezza dell'edificio, già allora modificato nell'utilizzo e adibito a casa dello studente (dopo essere nato per ospitare abitazioni private).
Il tutto è accaduto in una città da sempre considerata sismica, dove un certo tipo di sollecitazioni sulle strutture non possono essere considerati in assoluto eventi eccezionali.
La Cassazione ha inoltre spiegato che "il limite percentuale di aumento dei carichi ammesso (non oltre il 20%) deve essere calcolato sull'assetto originario dell'edificio, rispetto al quale il progettista e il direttore dei lavori che si accingano a progettare e a realizzare hanno, secondo logica elementare e prudenza, l'obbligo preliminare di verificare se si siano o meno verificati 'medio tempore' interventi, indifferentemente regolari o no, autorizzati o no, che abbiano, comunque, già alterato in maniera significativa gli originari equilibri". Inoltre dalle motivazioni è emerso che all'inizio dei lavori del 2000 non era stato fatto il collaudo statico dell'edificio previsto dalla licenza comunale.


Red/fu