(Fonte foto: Sos Mediterranee)

MSF e Sos Mediterranee: "Almeno 1151 morti nel Mediterraneo nell'ultimo anno"

La paura delle organizzazioni è che si sia eroso il principio fondamentale del prestare aiuto alle persone in pericolo. I dati "dimostrano l'inesistenza di un fattore di attrazione", perché "le persone con poche alternative tentano la traversata anche con un rischio di morte quattro volte maggiore"

Secondo i dati di Medici Senza Frontiere (MSF) e Sos Mediterranee, in un anno almeno 1.151 persone (uomini, donne e bambini) sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo verso le coste europee, e oltre 10.000 sono state riportate forzatamente in Libia, esposte a torture e sofferenze.

“La risposta dei governi europei alla crisi umanitaria nel Mar Mediterraneo e in Libia è stata una corsa al ribasso” sostiene Annemarie Loof, responsabile per le operazioni di MSF. “Un anno fa abbiamo implorato i governi europei di mettere al primo posto la vita delle persone. Invece, a un anno di distanza, la risposta europea ha raggiunto un punto ancora più basso”.

Da quando è stato bloccato l’ingresso nei porti italiani alla nave di ricerca e soccorso Aquarius, gestita da Sos Mediterranee in collaborazione con MSF, esattamente un anno fa, nel weekend del 9 e 10 giugno 2018, lo stallo ha causato oltre 18 incidenti documentati. Questi blocchi si sono protratti per un totale di 140 giorni: più di 4 mesi, in cui 2.443 uomini, donne e bambini sono rimasti trattenuti in mare.

La paura di MSF e SOS è che "la criminalizzazione del salvataggio di vite in mare stia erodendo il principio fondamentale del prestare assistenza alle persone che si trovano in pericolo. Le navi commerciali, e addirittura quelle militari, sono sempre più riluttanti nel soccorrere le persone in pericolo a causa dell’alto rischio di essere bloccate in mare e di vedersi negato lo sbarco in un porto sicuro".

“Un anno fa chiedevamo che stalli politici pericolosi e disumani in mare non costituissero un precedente. Invece, è esattamente quello che è successo” afferma Sam Turner, capomissione MSF in Libia. “Questa impasse politica tra i paesi europei e la loro incapacità di mettere la vita delle persone al primo posto oggi è ancora più scioccante, mentre i combattimenti continuano a imperversare a Tripoli”.

“L’assenza di navi umanitarie nel Mediterraneo centrale in questo periodo mostra l’infondatezza dell’esistenza di un fattore di attrazione” dichiara Frédéric Penard, direttore delle operazioni di Sos Mediterranee. “La realtà è che anche con un numero sempre minore di navi umanitarie in mare, le persone con poche alternative continueranno a provare questa traversata mortale a prescindere dai rischi. L’unica differenza, ora, è che queste persone corrono un rischio quattro volte maggiore di morire rispetto all’anno scorso, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni”.

red/gp

(Fonte: SOS MEDITERRANEE)