(fonte foto: lagazzettamarittima.it)

Navi antinquinamento: ieri un'esercitazione di presentazione

Le 35 navi antinquinamento messe in campo dal Ministero dell'Ambiente per difendere i mari da idrocarburi o altre sostanze nocive sono state presentate ieri con un'esercitazione al largo di Civitavecchia

Una flotta di 35 navi antinquinamento pattuglia i 7.500 km di costa italiana per difendere il mare da idrocarburi e da altre sostanze nocive. Si tratta di 9 navi d'altura e 26 navi costiere (più diversi battelli minori e di servizio) messe in campo dal Ministero dell'Ambiente e collocate nei principali porti italiani, negli scali a maggiore rischio di inquinamento e in prossimità delle zone di mare più delicate dal punto di vista ambientale, come le riserve e le aree protette.

La tipologia principale di inquinamento delle coste e dei fondali è quella da greggio e carburanti raffinati, causato essenzialmente dal traffico petrolifero e dagli scarichi industriali. Gli incidenti più diffusi sono la collisione, l'incendio, l'incaglio, avarie a infrastrutture petrolifere. Ed è quando scattano questi allarmi che la flotta deve essere pronta a salpare e a difendere l'ambiente marino.

Con un'esercitazione nelle acque di Civitavecchia la rete di funzionamento delle 35 unità speciali è stata presentata ieri al ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, da Castalia, il consorzio che fornisce il servizio. Le navi Bonassola, Tito, Tirreno, Ecogiglio e Ievoleco hanno simulato quindi il controllo, l'isolamento e la raccolta di sostanze pericolose cadute in mare. Le navi sono infatti dotate delle tecnologie più moderne ed efficaci, come speciali radar per individuare le macchie di inquinante sulla superficie del mare, algoritmi di calcolo e modelli di diffusione delle sostanze, dispositivi di assorbimento, che consentono di fronteggiare seriamente l'inquinamento marino.

La flotta si configura dunque come "uno strumento importante a favore del nostro Paese - ha sottolineato il ministro Orlando - che ci pone all'avanguardia a livello internazionale e che nelle scorse settimane ci ha permesso di bloccare tempestivamente casi gravi di inquinamento, come quello avvenuto a fine luglio nel porto di Salerno".

Il sistema di difesa del mare si basa sul "Piano operativo di pronto intervento per la difesa del mare e delle zone costiere dagli inquinamenti accidentali da idrocarburi e da altre sostanze nocive" approvato in gennaio. Le strategie di intervento hanno alcuni principi di base: trattare la maggior parte dell'inquinamento al largo e il più rapidamente possibile, arrestare l'espansione dello sversamento, difendere soprattutto le coste e le aree sensibili. Per contrastare l'espansione dell'inquinamento vengono impiegati metodi di contenimento (barriere galleggianti), di raccolta e aspirazione. Quando i metodi meccanici non bastano si può ricorrere, ma con estrema parsimonia, anche a prodotti ad azione assorbente o disperdente. La scelta dipende da diversi fattori che vengono valutati caso per caso dalle Capitanerie di porto e dal ministero dell'Ambiente.

Le basi di pronto intervento si trovano a: Imperia, Genova, La Spezia, Livorno, Piombino, Porto Santo Stefano, Civitavecchia, Gaeta, Salerno, Cetraro, Vibo Valentia, Messina, Sant'Agata di Militello, Termini Imerese, Trapani, Sciacca, Licata, Pozzallo, Augusta, Porto Torres, Golfo Aranci, Arbatax, Cagliari, Oristano, Crotone, Corigliano, Gallipoli, Otranto, Bari, Termoli, Giulianova, Ancona, Ravenna, Chioggia e Trieste. Inoltre la rete di pronto intervento ha una scorta di attrezzature negli 8 depositi a terra: a Civitavecchia, Genova, Napoli, Messina, Bari, Ravenna, Venezia e Cagliari. Alla rete del ministero dell'Ambiente si aggiungono i battelli antinquinamento dei maggiori porti e i servizi privati di alcuni gruppi industriali.

In caso di inquinamento la flotta del ministero deve dunque essere pronta a salpare in pochi istanti dall'allarme diramato dalle Capitanerie di porto, che presidiano e controllano il mare, ed in caso di richiesta può collaborare anche per difendere i mari di altri Paesi.


Redazione/sm

(fonte: Ministero dell'Ambiente)