Nucleare: l'Iran apre i confini agli ispettori

La svolta attesa da anni è arrivata a Ginevra, nell'incontro dei 5+1 con i delegati di Theran

E' l'apertura che non ti aspetti. L'Iran ha fatto un passo indietro nella sua politica del "no" costante alle "ingerenze" - così venivano considerata - occidentali sul suo territorio, e per la prima volta ha aperto agli osservatori internazionali sul nucleare. Il capo negoziatore per il nucleare iraniano, Abbas Araghchi, a Ginevra, dove è in corso l'incontro tra Iran e gruppo dei 5+1, ha dichiarato che l'Iran accetterà visite a sorpresa dei propri siti nucleari. Dopo dieci anni di negoziati fra Iran e i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu (Usa, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania), finalmente la situazione è ad un punto di svolta. L'elezione del nuovo presidente iraniano Hassan Rohani ha portato una forte apertura diplomatica e lo stesso presidente della Repubblica islamica ha promesso di risolvere in pochi mesi la controversia sul programma nucleare.
Gli osservatori internazionali avranno il compito di monitorare una roadmap definita fra le parti, ma ancora riservata, secondo la quale nei primi sei mesi dalla firma dell'accordo all'Iran sarà accordato il riconoscimento al diritto di arricchire uranio, ma a fronte della successiva attuazione di misure per assicurare che il programma atomico di Teheran sia solo pacifico. Previsti anche allentamenti delle sanzioni internazionali. Proprio la questione dell'arricchimento dell'uranio nei siti iraniani è stato uno dei temi più "caldi" delle discussioni: il gruppo 5+1 ne chiedono una riduzione, e la sospensione totale delle operazioni in grado di produrre materiale fissile utilizzabile a scopi militari. Si teme, forse temeva, la possibilità che Theran si dotasse dell'atomica, mentre la delegazione iraniana ha ribadito la natura pacifica del suo programma, con la necessità di arricchire l'uranio per produrre combustibile in grado di alimentare un reattore medico vicino Teheran. In base alle novità emerse da Ginevra saranno gli osservatori a garantire la correttezza delle parti.


red/wm