Oggi, giorno della memoria. Affinati: ''Tocchera' a noi raccogliere il testimone del ricordo''

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell'armata Rossa liberarono i prigionieri del campo di concentramento di Auschwitz. Oggi, In quella stessa data si celebra il Giorno della Memoria, in ricordo di tutte le vittime dell'olocausto nazista. Intervista a Eraldo Affinati, scrittore romano, la cui vicenda famigliare è profondamente legata alla storia di quel tempo

Oggi 27 gennaio 2014 giornata della memoria: chiediamo a Eraldo Affinati, scrittore romano che ha un legame personale e profondo con la vicenda della Shoah, quale sia per lui il significato del ricordo:


Affinati, ll nazismo e la deportazione sono elementi legati alla sua storia, si può dire alla sua stessa esistenza. Che significato ha per Lei il giorno della memoria?
"Per me questa giornata, la giornata della memoria che si celebra il 27 gennaio, ha un significato particolare. Mio nonno era un partigiano romagnolo: venne fucilato dai nazisti il 26 luglio 1944 a Pievequinta, in provincia di Forlì. Mia madre, Maddalena, fu arrestata dai nazisti per essere deportata: aveva solo 17 anni. Riuscì a fuggire, alla stazione di Udine, da un treno che la stava conducendo nel campi di concentramento. Sono vicende che mi hanno toccato da vicino e appartengono alla mia storia. Se mia madre non fosse riuscita a fuggire, quasi certamente io non sarei qui. Ecco perché nel 1995, insieme a due amici, ho voluto fare io il viaggio che avrebbe dovuto compiere lei allora: da Venezia ad Auschwitz. Ho percorso molta parte della strada a piedi o con mezzi di fortuna, e da quell'esperienza ho ricavato un libro, 'Campo del sangue', un diario di viaggio che è stato tradotto anche in tedesco e francese".

Lei ha scritto anche altri libri riconducibili alla stroria dell'olocausto e della Germania..

"Sì, nella mia opera c'è una trilogia tedesca: 'Campo del sangue', 'Un teologo contro Hitler. Sulle tracce di Dietrich Bonhoeffer' e 'Berlin'. I primi due sono pubblicati da Mondadori, il terzo da Rizzoli. In me l'interesse per la Germania è profondamente legato alla mia storia familiare."

Oggi Lei, insieme a sua moglie Anna Luce  e al contributo volontario di tanti uomini e donne, insegna l'Italia e la lingua italiana ai ragazzi immigrati nella Scuola per stranieri Penny Wirton: persone che ancora oggi troppo spesso sperimentano sulla loro pelle la nefandezza e la stupidità del razzismo. C'è un legame fra questo suo impegno e la sua memoria dell'olocausto?
"Credo che il mio impegno pedagogico coi ragazzi stranieri sia molto legato al tema della Shoah, in quanto combattere il razzismo significa accettare l'altro in ogni sua forma. In questo senso la memoria dello sterminio nazista non appartiene soltanto al passato, ma chiama in causa tutti noi. In questi anni stanno morendo, per ragioni anagrafiche, i protagonisti della Shoah. Nel momento in cui non ci saranno più loro, dovremo essere noi, i venuti dopo, a raccogliere il testimone del ricordo. Con una differenza essenziale: mentre le storie dei reduci nascevano dalla testimonianza diretta, noi dovremo conquistarci la legittimità necessaria per dare credibilità alle nostre parole. In quale modo? Innanzitutto con lo studio rigoroso delle fonti storiche. E poi con la preservazione dei luoghi".


Patrizia Calzolari