Duomo di Mirandola, cantiere in corso d'opera - fonte: Wikipedia

Per una comunicazione etica in caso d'emergenza: il buon esempio del sisma dell'Emilia

Il caso del terremoto emiliano ha mostrato come delle piccole comunità messe a soqquadro, siano riuscite a gestire aiuti, bisogni e necessità rialzandosi in poco tempo anche grazie a flussi di informazione e canali comunicativi 'funzionanti' tra il cittadino e PA

Quanto conta una comunicazione etica in fase di emergenza? Chiara Poma, che si è laureata in Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Verona, ha provato a dare delle risposte nella sua tesi da 110 e lode analizzando quanto avvenuto durante il terremoto emiliano.

Nell'elaborato si parla tra l’altro, delle azioni messe in campo dai Comuni di Guastalla (RE) e Mirandola (MO) e si affrontano temi delicati e d’attualità, come le false notizie e, appunto, la comunicazione etica.

"Con l’aumentare delle insicurezze – scrive Poma nelle conclusioni – il cittadino è diventato un 'divoratore di sicurezza' e bisognoso di protezione, poco consapevole del fatto che una giusta preparazione e l’essere partecipi di un canale di comunicazione con la pubblica amministrazione può salvaguardarlo maggiormente. […] Una comunicazione etica in fase d’emergenza – prosegue l’autrice della tesi, che ha analizzato la gestione della comunicazione da parte dell’ufficio stampa del Comune di Mirandola nel 2012 – deve essere un lavoro di sacrificio e di responsabilità, in un contesto di estrema delicatezza, perché ha come obiettivo la tutela di un altro individuo con cui si instaura un legame. Se il meccanismo perde un tassello rischia di far crollare tutto, di non raggiungere l’obiettivo oltre a pregiudicare i valori di fiducia, trasparenza, conoscenza e responsabilità, che contraddistinguono la buona comunicazione. Così si riconoscono coloro che sanno responsabilmente comunicare da quelli che invece usano le notizie solo per spettacolarizzare gli eventi accaduti, oggi ancora più accentuato con l’uso dei social. Il caso del terremoto emiliano – scrive Chiara Poma – ha mostrato come delle piccole comunità messe a soqquadro, siano riuscite a gestire aiuti, bisogni e necessità rialzandosi in poco tempo anche grazie a flussi di informazione e canali comunicativi 'funzionanti' tra il cittadino e la pubblica amministrazione, tra quest’ultima e i media, nonché tra questi e il cittadino, attraverso una comunicazione che nella maggioranza delle situazioni, si è dimostrata non solo buona ma anche produttiva. […] La buona comunicazione, veritiera, efficace ed efficiente, deve essere a due vie e vede impegnata da una parte la pubblica amministrazione, che ha il dovere di informare costantemente il cittadino proteggendolo, e dall’altra quest’ultimo, che deve essere partecipe e attivo nel recepire l’informazione e nel mettere in pratica quanto appreso".

red/mn

(fonte: Comune di Mirandola)