Percezione dell'evento, del rischio e comunicazione nelle emergenze sanitarie

"La percezione dello scenario di soccorso da parte del personale dei mezzi di emergenza sanitaria": uno studio su 400 fra medici, infermieri, soccorritori e studenti per valutare la capacità di riconoscere il tipo di evento, individuarne i rischi e comunicare alla centrale operativa ciò che si osserva

"Qui Centrale operativa, occorre vostro intervento per un incidente sul lavoro, un'esplosione che pare abbia coinvolto alcuni lavoratori, ustionati, feriti..." Arriva la chiamata, soccorritori accorrono sul luogo dell'incidente e si guardano attorno per vedere come intervenire e che a cosa dare la priorità. Ma cosa vedono davvero? E soprattutto, vedono tutti le stesse cose? Che percezione hanno dello scenario di emergenza e di soccorso?
Queste le domande alla base della ricerca condotta da "HanD - Health and Development", associazione nata a Bologna nel 2013 per facilitare le attività di resilienza delle comunità colpite da eventi maggiori. Si tratta di uno studio sulla "Percezione dello scenario di soccorso da parte del personale dei mezzi di emergenza sanitaria" mirato a capire se l'equipaggio del primo mezzo di soccorso che giunge su un evento in cui sono coinvolte più persone, sia in effetti capace di riconoscere il tipo di evento, individuarne i rischi e comunicare alla centrale operativa ciò che osserva, analizzando anche l'influenza della propria percezione sulla valutazione e l'esposizione ad altri dei fatti.
Allo scopo è stato simulato un incendio in un locale, e realizzato un filmato di 1 minuto con una steady cam, cioè una telecamera che ha ripreso la scena dal punto di vista del soccorritore. Il filmato è stato mostrato a circa 400 tra medici e infermieri con esperienza nel soccorso extraospedaliero, soccorritori di associazioni di volontariato e studenti in infermieristica che avevano partecipato a corsi sulla maxiemergenze. Al termine del filmato è stato chiesto loro di rispondere a un questionario.
I risultati dello studio hanno ev
idenziato che tutti hanno correttamente individuato il tipo di evento simulato come "incidente in un edificio con possibili rischi evolutivi". Alla domanda su quanto tempo occorresse per stimare la complessità dell'evento e fare una ricognizione (valore atteso 2 minuti per entrambe le riposte) hanno risposto in modo esatto il 50% dei gruppi con esperienza operativa superiore a 2 anni, e meno del 40% (prima domanda) e meno del 30% (seconda domanda) del gruppo degli studenti e degli infermieri e soccorritori con meno di 1 anno si esperienza.
Per quanto riguarda il numero dei feriti, il gruppo di infermieri con oltre 10 anni di esperienza lo ha stimato con maggior precisione (80%), mentre soccorritori e studenti hanno dato risposte corrette al 50%. Tutti i gruppi avrebbero richiesto rinforzi: infermieri e studenti (90%) e il 60 % dei soccorritori avrebbero richiesto l'appoggio congiunto di altri mezzi di soccorsi, vvf, e forze dell'ordine.
La capacità di valutazione dello spazio invece ha dato risultati simili per tutti i gruppi, ma ha evidenziato una notevole difficoltà: meno del 20% di ogni gruppo ha fornito la risposta esatta.
Un'altra domanda riguardava la tattica da adottare in attesa dei soccorsi, da scegliere tra tre opzioni: eseguire un triage completo, restare ai bordi in sicurezza limitandosi ad avvertire la centrale operativa, proseguire la ricognizione. La risposta più votata è stata quella di rimanere in sicurezza, ad eccezione del 30% del gruppo di soccorritori e infermieri con più anzianità di servizio che ha optato per un triage completo.
Per quanto riguarda infine la necessità di approntare un PMA - Posto medico avanzato -, quasi tutti gli studenti e il 70% degli altri gruppi non lo hanno ritenuto necessario, nonostante il tempo necessario per completare le operazioni di soccorso fosse stato valutato dal 50 -70% delle risposte fra le 2 e le 4 ore, e nonostante il video fosse chiaramente ambientato in inverno, cosa che avrebbe comportato poche ore di luce a disposizione e l'esposizione dei pazienti al freddo.
Infine si è chiesto ai partecipanti quali fossero gli aspetti che possono influenzare positivamente l'opera di soccorso nei primi momenti: il 70 - 75 % hanno optato per l'esperienza e la leadership del capo-equipaggio, poi la facile identificazione dei rischi evolutivi e il facile accesso alle vittime (45%), la presenza di protocolli e procedure condivisi, la formazione e l'integrazione fra personale sanitario e tecnico (40%), il meteo favorevole e il non coinvolgimento di bambini (20%) e da ultimo l'assenza di forti rumori (20%).
Sulla base delle risposte e dei vari criteri di suddivisione dei gruppi, il team di studiosi di HanD è quindi giunti alle seguenti conclusioni: è dimostrata l'importanza di una formazione specifica condivisa fra tutte le componenti del soccorso, che comprenda anche le tecniche comunicative standardizzate. Il confronto sui casi, la discussione, le simulazioni possono essere utili per una interazione sinergica tra chi ha maggiori conoscenze teoriche e chi ha più esperienza operativa. Infine andrebbero organizzati momenti formativi specifici sull'utilizzo di un PMA.



Patrizia Calzolari

 

  • Leggi qui il documento di Sintesi dei risultati dello studio sulla percezione dello scenario di soccorso da parte del personale dei mezzi di emergenza sanitaria (A. Monesi - F.Candido -  L.Marcis - R.Iacenda - P. Ferrari  - A.Giugni)