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Possibile perdita di petrolio nel Mar Nero, quali sono i rischi

Stando a quanto affermato da Zelensky, dopo l'esplosione della diga di Nova Kakhovka ci sarebbe un altro grave pericolo alle porte del Mar Nero, quello della contaminazione da petrolio

Dopo l'esplosione della diga di Nova Kakhovka, vicino alla città di Kherson, nel sud dell'Ucraina ora sarebbe la marea nera di petrolio che minaccia il fiume Dnipro e il Mar Nero a preoccupare. Ad avvisare del pericolo al momento è stato lo stesso presidente Volodymyr Zelensky sul sito web della presidenza ucraina. "A causa dell'esplosione si è formata una chiazza di petrolio di almeno 150 tonnellate che viene trasportata dalla corrente verso il Mar Nero. Non possiamo ancora prevedere quanta parte delle sostanze chimiche, dei fertilizzanti e dei prodotti petroliferi stoccati nelle aree alluvionate finirà nei fiumi e nel mare" ha detto Zelensky. Abbiamo quindi chiesto quali potrebbero essere le conseguenze date dalla contaminazione da idrocarburi nel Mar Nero al ricercatore Ispra Luigi Alcaro, esperto di Emergenza ambientale in mare

Stando alle parole di Zelensky queste 150 tonnellate di petrolio uscite dai serbatoi dopo l'eplosione della diga di Nova Kakhovka che conseguenze potrebbero avere per le persone?
Bisognerebbe vedere inanzitutto la tipologia di olio: è diverso se lo sversamento è un diesel, un gasolio molto leggero che comunque evapora, o un olio persistente. Gli effetti potrebbero essere diversi. Se le quantità sono 150 tonnellate può essere paragonato alle quantità presenti nei serbatoi di una nave piccola. Le quantità sono relativamente non eccessive. Faccio un esempio: una portacontainer a pieno carico nel serbatoio contiene intorno alle 2 mila tonnellate. Quindi è una perdita significativa ma non disastrosa, posto che essendo una zona di guerra ci sono comunque altre possibilità di trasportare altri inquinanti a mare, come fertilizzanti, sostanze chimiche etc. In generale effetti per la salute per le persone non ce ne sono di immediati. Non c'è un immediato pericolo per la salute.

E per l'ambiente che rischi ci sono visto che stiamo parlando del Mar Nero che è un mare chiuso?
Dalle quantità, ammettendo che si tratta di 150 tonnellate, l'effetto di gasolio sarebbe la morte immediata degli organismi viventi con cui viene a contatto, ma fortunatamente è molto volatile e quindi non rimarrebbe nell'ambiente, evaporerebbe e quindi dopo qualche giorno l'effetto finirebbe. Se invece fosse un idrocarburo più persistente l'effetto sarebbe a lungo termine.

Come si dovrebbe agire per pulire la zona contaminata? chi se ne dovrebbe occupare?
Contando che si tratta di un teatro di guerra ci sono le tecniche per bloccare in un fiume l'arrivo di una chiazza di idrocarburi però è difficile che le attrezzature siano disponibili in questo momento. In casi come questo dovrebbe intervenire il Paese coinvolto e quindi l'Ucraina che però al momento ha altri problemi. 

In che modo bisognerebbe intervenire ?
Una volta che la macchia di petrolio è arrivata al mare si interviene con le navi antinquinamento, ogni nazione ne possiede una, sono navi che hanno strutture per contenere l'inquinante, le panne di contenimento, con le quali si concentrano le chiazze di petrolio e dopo vengono recuperate nei serbatoi delle navi con degli strumenti che si chiamano skimmer che separano l'olio dall'acqua e mandano l'olio nei serbatoi delle navi. L'Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA) ha navi di questo tipo lungo tutto il territorio europeo e una dovrebbe trovarsi proprio nel Mar Nero, se non sbaglio in Romania. 

Quanto tempo ci vorrebbe per bonificare la zona contaminata?
In totale per l'ordine di grandezza della chiazza si tratterebbe di una settimana per la raccolta dal mare degli idrocarburi, alla quale vanno aggiunti i tempi per la raccolta degli olii dalle spiagge. In questo caso si utilizzano tecniche di pulizia manuali e quindi i tempi si allungano. 


Come già affermato, per ora la notizia della perdita di idrocarburi è stata diffusa dal governo ucraino, mancano ulteriori conferme. Quello che è certo è che l'emergenza alluvione continua e poche ore fa il Meccanismo Europeo di protezione civile ha annunciato di essere già sulla strada per sostenere l'Ucraina nella prima risposta per "mitigare le devastanti conseguenze del disastro", cioè l'allagamento dovuto alla distruzione della diga di Nova Kakhova.


Claudia Balbi