Prevenire il rischio idrogeologico: una ricetta per la crescita economica

Proteggere e tutelare il territorio in un'ottica di prevenzione del rischio idrogeologico è secondo ANBI una possibilità di sviluppo economico, oltre ad essere una cura contro le emergenze che sempre più spesso il maltempo genera nel nostro Paese

In Italia 6.633 comuni, l'82% a livello nazionale, sono in pericolo per il dissesto idrogeologico. 6 milioni di persone abitano in un territorio ad alto rischio di frane, esondazioni o alluvioni, mentre 22 milioni in zone a rischio medio. Il totale delle popolazione italiana è di circa 60,6 milioni di persone. Si calcola inoltre che siano 1.260.000 gli edifici a rischio: 6.251 di questi sono scuole e 547 sono ospedali.

La maglia nera tra gli ospedali va in primis all'Emilia Romagna, con 103 strutture a rischio, seguita dalla Lombardia che ne conta 72, poi 61 in Piemonte e 56 in Campania. Le scuole sono a rischio specialmente in Campania (1017 istituti), poi in Emilia Romagna (827), Lombardia (647) e Piemonte (608).

Dati allarmanti che arrivano dal Ministero dell'Ambiente e che spingono ANBI (Associazione Nazionale Bonifiche e Irrigazioni) a chiedere ancora una volta l'attenzione di Governo, Parlamento ed Istituzioni sulla diffusa fragilità del territorio del nostro Paese, troppo spesso argomento che si fa vivo solo in emergenza.
"Di fronte a eventi meteorologici estremi, notiamo con preoccupazione lo strutturarsi della cultura dell'emergenza invece che quella della prevenzione" ha sottolineato infatti Massimo Gargano, presidente ANBI, durante la presentazione del documento rivolto alle forze politiche "Proposte per la crescita: sicurezza territoriale, alimentare ed ambientale". Proposte chiare e concrete che vedono nel rispetto e nella cura del territorio una ricetta per rilanciare la sicurezza e l'economia dell'Italia.

La fragilità del territorio italiano, oltre alle sue caratteristiche geologiche, è aggravata particolarmente dall'intensa urbanizzazione. A detta di ANBI ne deriva la necessità di costanti ed organiche azioni di manutenzione, volte a garantire l'adeguamento e l'efficienza delle reti di deflusso idraulico. Ma non solo, è necessario che si crei un profondo ripensamento sul ruolo delle interferenze umane nella dinamica evolutiva degli alvei e dei sistemi fluviali.

La tutela ed il risanamento idrogeologico del territorio costituiscono priorità strategiche per garantire al Paese quelle condizioni territoriali indispensabili per la ripresa della crescita economica: un territorio che resiste alle alluvioni e non si sgretola a causa della siccità consente anche a chi lo lavora, e ne cresce i frutti, di renderlo più produttivo.


Redazione/sm