Privatizzazione dell'acqua. Intervista al Comitato italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua

Il decreto incassa oggi la prima fiducia mentre il secondo voto è atteso per domani. Quali saranno gli effetti della legge una volta approvata? Intanto cerchiamo di capire le linee generali della legge, per poi affrontare le eventuali problematiche che la privatizzazione dell'acqua potrebbe avere rispetto al rischio idrogeologico e quindi all'attività di Protezione Civile.



Il CICMA - Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua è un'associazione nata 10 anni fa con l'obbiettivo di mettere la politica dell'acqua ai primi posti dell'agenda politica italiana, promuovendo la conoscenza pubblica sui problemi connessi e favorendo una partecipazione effettiva dei cittadini alla gestione democratica dell'acqua a livello locale/regionale e nazionale/internazionale. La redazione de ilgiornaledellaprotezionecivile.it ha posto alcune domande al segretario generale nazionale Rosario Lembo e alla collaboratrice Cristina Sossan per capire quali possono essere gli effetti dell'approvazione del decreto legge sulla privatizzazione dell'acqua.

Se passerà il decreto l'acqua da bene pubblico diventa bene privato: quali secondo voi le ripercussioni sui cittadini?
"Sicuramente ci saranno delle ripercussioni sui cittadini che vedranno aumentare la tariffa in maniera maggiore rispetto a quanto succederebbe se l'acqua fosse gestita da un ente o azienda pubblica. Questo perché l'interesse del privato non è garantire un servizio a tutti ad un prezzo accessibile che garantisca anche adeguati investimenti, ma trarre dei profitti dal commercio della merce che vende.
Non basta quindi solo una regolazione adeguata per controllare il settore privato come molti propongono. Nel caso dei privati, infatti, una parte della tariffa andrebbe a remunerare i profitti dell'azienda oltre che a rimborsare i prestiti dalle banche per poter fare gli investimenti, dato che i privati non ci mettono risorse proprie. La conseguenza è che i ricavi, a differenza del pubblico, non saranno reinvestiti nella manutenzione delle infrastrutture esistenti e nella creazione di nuove se richiesto. Il privato tende a guadagnare subito e dilazionare gli investimenti: questo lo dice anche l'esperienza internazionale.
Anche se il servizio rimarrà gestito dal pubblico, la tariffa sarà destinata a salire gradualmente per sopperire ai mancati investimenti di questi anni attraverso risorse messe a disposizione dalla fiscalità generale e piani di investimenti nazionali sulle infrastrutture. La gestione pubblica permette il rispetto della garanzia dell'accesso per i cittadini del servizio, anche alle categorie più deboli e senza distacco dell'erogazione poiché la gestione pubblica ha come primo interesse l'accesso all'acqua potabile e sicura per tutta la collettività."
La vostra organizzazione opera in tutto il mondo: la privatizzazione dell'acqua è una politica prettamente italiana o no? Per esempio qual è la situazione negli altri paesi europei?
"Il Comitato italiano è nato 10 anni fa proprio per affermare in Italia ed nel mondo una nuova cultura dell'acqua come diritto umano e come bene comune da affidare attraverso modelli di gestione partecipati e solidali che vedono il coinvolgimento dei cittadini e delle comunità locali.
Ha opere ed agisce in Europa, con azioni realizzate dai Comitati operativi nei singoli paesi, come Francia, Belgio, Spagna. E in altri paesi, soprattutto del sud del mondo, opera in collegamento con le Reti e di Comitati che in America Latina, Africa ed Asia che hanno assunto il tema della difesa dell'acqua come impegno prioritario o sono impegnati a contrastare processi di privatizzazione.
Sono spesso le comunità dei paesi più poveri che hanno sofferto maggiormente le politiche e i risultati della privatizzazione sfrenata delle risorse locali, l'acqua in primis. Con queste reti di Comitati vengono organizzati ogni tre anni dei Forum Alternativi dell'acqua ed annualmente si svolgono incontri nei singoli continenti, come è avvenuto in occasione del Forum mondiale di Istanbul ( marzo 2009).
In Europa si vede chiaramente come le forme di gestione prevalenti in Germania, Belgio, Olanda ed in molti paesi del Nord siano quelle pubbliche, e solo in pochi casi si è assistito alla privatizzazione del servizio. Inghilterra e Galles sono i primi casi di privatizzazione, e nei primi due anni i gravi problemi sociali causati dalle alte tariffe derivanti dalla politica della privatizzazione hanno forzato il governo a rivedere fortemente l'azione dei privati. In questi ultimi anni poi, il cambiamento climatico e altri fattori hanno messo molto in crisi l'idea che il privato possa garantire in modo efficiente il servizio.
Anche la Francia, che ospita le principali Multinazionali dell'acqua ed esporta nel mondo il modello del partenariato pubblico-privato sta facendo qualche passo indietro rispetto alla gestione semi privata che aveva proposto in alcuni territori, come nel caso della città di Parigi che si appresta ad riprendere in mano pubblica tutto il ciclo dell'acqua.
In generale non ci sono paesi che stanno privatizzando l'acqua in maniera così poco efficace come sta proponendo in Italia il nostro Governo con questo articolo 15, anche perché l'Europa non ci obbliga a mettere a gara tutti i servizi pubblici, poiché nel caso del servizio idrico c'è libertà di scelta da parte dei Governi essedno oggetto di sovranità nazionale il demanio pubblico e quindi l'acqua."
La critica più sensata al decreto l'ha mossa la Lega: con la legge sull'acqua verrebbero penalizzate le zone più lontane dalle falde acquifere - che pagherebbero prezzi più cari al metro cubo - siete d'accordo?
"Non c'è solo questo problema, gli aspetti più critici - di più difficile comprensione - sono soprattutto legati allo spostamento del controllo della gestione del servizio (con convenzioni di 25/30 anni che sono rinnovabili) dal settore pubblico ai privati , rispetto ad un bene già oggi scarso e soggetto a ulteriore scarsità con i cambiamenti climatici. Con questo decreto, tutti gli interessi si spostano sulla possibilità di mettere l'acqua tra quelle merci e servizi che stanno sul mercato, e che quindi diventano oggetto anche di controllo e speculazione finanziarie attraverso l'affidamento a società di capitale spesso quotate in borsa, riducendo cosi l'accesso all'acqua da un diritto alla vendita di un servizio di accesso tramite "rete" all'acqua ad uno scambio derivante dalla capacità di potere d'acquisto del singolo cittadino attraverso il pagamento della tariffa.
L'idea che il pubblico in alcuni casi sia inefficiente non si combatte lasciando che il mercato si occupi della gestione della risorsa, soprattutto perché non si è ancora pensato a come regolare questo mercato e lo stesso articolo 15 non prevede una autorità a tutela del cittadino/consumatore . Ma, ancora di più, riteniamo che mettere sul mercato l'acqua significhi davvero smantellare quel poco di politiche di Welfare che era ancora presente nel nostro paese. L'acceso all'acqua potabile a casa, tramite gli acquedotti ed ai servizi igienico sanitari sono state due conquiste di civiltà garantire attraverso la fiscalità generale. Questi diritti sociali oggi vengono annullati o ci sarà acceso all'acqua differenziati a secondo delle regione o città in cui si risiede
L'acqua potabile a tutti è stato un obiettivo fondamentale per garantire salute e sviluppo alla collettività del paese e così hanno fatto tutti i paesi europei."
Più in generale: esistono in teoria pericoli di dissesto idrogeologico quando si interviene sulle falde acquifere?
"Sicuramente in un periodo di grandi mutamenti climatici causati dal forte inquinamento anche lo sfruttamento della risorsa acqua in modo sconsiderato potrebbe provocare effetti negativi sulle falde. I danni maggiori attualmente vengono dalla gestione dei suoli e sono causati dall'eccesso di cementificazione e dai danni alle falde causati dalle grandi opere infrastrutturali legati alla viabilità autostradale e ferroviaria. Questo, soprattutto in funzione dell'ipersfruttamento della risorsa per i diversi usi, in particolare quello energetico.
Già molte regioni stanno sperimentando le difficoltà a ricaricare le falde e le riserve idriche locali, a causa della diminuzione delle piogge e della diversa distribuzione nel corso dell'anno e questo ha determinato forti cambiamenti ad esempio nella produzione agricola e anche nella gestione del servizio turistico ad esempio.
Altro effetto negativo del cambiamento climatico è certamente l'arrivo di maggiori fenomeni di alluvione e allagamento e anche in questi casi gli effetti sulle falde sono molto negativi."
Qual è la missione del Contratto Mondiale dell'acqua? Perché è nata e qual è la vostra attività?
"Il CICMA ha come obiettivo la sensibilizzazione e diffusione di un cultura dell'acqua come bene comune ed il suo riconoscimento come diritto umano universale.
L'attività è nata partendo dal Manifesto per un Contratto Mondiale sull'acqua, lanciato nel 1998, che si propone di salvaguardare la gestione pubblica dell'acqua in Europa e a livello mondiale di fronte alle sfide della privatizzazione messe in campo dalle organizzazioni internazionali e dall'Unione Europea nelle politiche sulla gestione dei servizi.
Inoltre abbiamo sempre sostenuto le battaglie delle comunità del sud del mondo contro la privatizzazione dell'acqua che per molti ha significato anche la negazione della vita; cercando di interagire con le comunità che hanno subito i maggiori danni dalla privatizzazione e che oggi, grazie al coinvolgimento e sensibilizzazione di tutta la società, sono invece le promotrici del diritto all'acqua nelle costituzioni nazionali (Uruguay, Bolivia, Equador)
Oggi, le nostra azione a livello italiano si concentra su diversi aspetti e soggetti, quali
la promozione del riconoscimento del diritto all'acqua a livello locale e nazionale; la promozione di una gestione pubblica efficiente e sostenibile; la sensibilizzazione nelle scuole e con le associazioni; la promozione di una efficace partecipazione dei cittadini alla gestione del bene acqua. Il lavoro sul cambiamento culturale rispetto agli usi, consumi e sulla gestione efficace dell'acqua è continuo ed ha portato in Italia al positivo coinvolgimento sui territori delle Aziende pubbliche dell'acqua in politiche di salvaguardia dell'acqua, alla nascita di Sindaci ed Amministratori impegnati a difendere una gestione dell'acqua pubblica, a percorsi di responsabilizzazione nelle scuole e nei quartieri sull'uso dell'acqua di rubinetto. L'insieme di queste percorsi di responsabilizzazione sta determinando importanti risultati positivi e visibili sui territori sia sul piano dei comportamenti che degli usi.
Le persone sanno la preziosità che ha gestire bene l'acqua, ci vorrebbe forse un po' più di sensibilità e volontà politica per garantire l'efficacia della gestione."

(red)