Progetto Eklipse: dalla natura soluzioni resilienti contro i cambiamenti climatici

Promuovere la resilienza ai cambiamenti climatici nelle aree urbane grazie a soluzioni "nature based" cioè basate sulla natura: un nuovo modo di affrontare le sfide ambientali e il futuro delle città. Intervista all'urbanista Margaretha Breil, ricercatrice della Fondazione CMCC, membro del progetto europeo Eklipse,esperta di strategie di adattamento alle modifiche del clima

Si chiamano "nature-based solutions " (soluzioni basate sulla natura) quelle soluzioni ispirate e supportate dalla natura, nate per rispondere alle sfide più urgenti che la società si trova ad affrontare. Peculiarità essenziale è che siano economicamente vantaggiose, in grado fornire benefici per l’ambiente, la società e l’economia, e di contribuire ad aumentare la resilienza. Tali soluzioni incorporano e portano molteplici caratteristiche e processi naturali nelle città, nel paesaggio marino e terrestre, attraverso interventi adattati a livello locale, efficienti in termine di risorse e sistemici, fornendo contemporaneamente benefici per la biodiversità e la salute umana.
Su questa tematica, e su richiesta della Commissione europea, il progetto
europeo EKLIPSE  ha recentemente pubblicato il rapporto "Nature-based solutions to promote climate resilience in urban areas – developing an impact evaluation framework" -  "Soluzioni nature-based per promuovere la resilienza ai cambiamenti climatici nelle aree urbane, e sviluppo di un quadro di riferimento per una valutazione d’impatto". La Commissione europea aveva infatti chiesto a EKLIPSE di collaborare per creare una base di conoscenze ed evidenze sui benefici e sulle sfide legati all’applicazione di soluzioni nature-based.
Fra i principali obiettivi del rapporto elaborato da Eklipse, lo sviluppo di un un quadro di riferimento per la valutazione dei molteplici benefici, disservizi, trade-off e sinergie delle soluzioni basate sulla natura, da applicare ai progetti finanziati da H2020 e
incentrati su soluzioni nature-based, per aumentare la resilienza delle città ai cambiamenti climatici.
Il rapporto è stato realizzato dalla commissione di esperti nominati dal progetto (EKLIPSE Expert Working Group on Nature-based Solutions to Promote Climate Resilience in Urban Areas, fra questi, anche la ricercatrice della Fondazione CMCC Margaretha Breil della Divisione ECIP). Il gruppo è composto da studiosi di varie discipline (scienze naturali e sociali, professionisti, progettisti e architetti) e provenienza geografica.
A Margareta Breil abbiamo chiedo di spiegaci più in dettaglio di cosa si tratta:


Dottoressa Breil, per capire meglio cosa siano le "nature-based solutions" può farci qualche esempio concreto di queste soluzioni già applicate nella vita quotidiana?

"L'esempio più vicino alle esperienze quotidiane sono i parchi e le aree verdi nelle zone urbane: si tratta di aree che ci forniscono opportunità per migliorare la qualità della vita quotidiana e il benessere di ogni giorno, spazi utili al relax e al movimento.
Basta l'esperienza personale di ciascuno di noi per verificare come, durante le giornate di caldo intenso, le aree verdi siano più fresche degli altri ambienti urbani che le circondano perché le piante, soprattutto gli alberi, offrono ripari ombreggiati, riducono l'umidità dell'ambiente e rinfrescano l'aria e producono così un effetto refrigerante che è percepibile non solo nei parchi ma anche negli immediati dintorni. C'è poi anche una caratteristica che sfugge alla percezione comune ma che è molto importante: le aree verdi sono in grado anche di assorbire una parte delle acqua piovane. La rilevanza di questa sta nel contrasto alla crescente "impermeabilizzazione" delle aree urbane, il fenomeno per cui il nostro tessuto cittadino è sempre meno capace di assorbire le acque prodotte da fenomeni di piogge intense che defluiscono velocemente verso le fognature le quali, da sole, non sono in grado di smaltire grandi quantità di acqua in periodi utili ad evitare allagamenti.
Nature-based solutions come queste possono essere utilizzate in maniera consapevole nelle aree urbane: si possono creare aree verdi in piazze pubbliche, parchi e aree sportive che possono accumulare acqua piovana per un breve periodo di tempo in occasione di piogge forti, prima di farla defluire nel sistema fognario, evitando così la congestione di quest'ultimo. Oppure si possono creare percorsi verdi che facciano defluire l'acqua piovana in maniera del tutto indipendente dal sistema fognario. In quest'ultimo caso, la città potrebbe beneficiare di percorsi verdi con altri vantaggi potenziali, quali spazi per pedoni o biciclette, soluzioni di viabilità alternativa, piacevole e protetta dal traffico dei veicoli a motore".

Da sempre in natura risiedono la maggior parte delle risposte alla domanda di benessere dell'uomo, ciononostante nei secoli lo sviluppo antropico si è evoluto prescindendo totalmente da questa risorsa e adottando soluzioni che ne hanno stravolto l'equilibrio globale con le conseguenze disastrose che conosciamo tutti. Si può dire che la ricerca, scientifica e pragmatica, di soluzioni nuove che tornino a far ricorso alla natura siano una sorta di (opportuna) 'marcia indietro' sul modello di sviluppo adottato sino ad ora?
"Piuttosto che chiamarlo un 'ritorno' parlerei di una 'evoluzione'. Tutte queste attività implicano infatti che siano chiari i vantaggi, anche economici, offerti dalla natura per rendere più vivibili e sicure le nostre città. Stiamo scoprendo che le strutture tecniche che servirebbero, per esempio, per limitare gli impatti delle piogge intense nelle città sarebbero talmente costose e ingombranti che sarebbe difficile realizzarle. Mi riferisco, ad esempio, ad un sistema di drenaggio in grado di smaltire completamente le occasionali piogge intese. Ci vorrebbero condotte grandissime, sarebbe molto costoso. Combinare queste ipotesi con soluzioni verdi, che lo sviluppo urbano avrebbe possibilità di mantenere e rinnovare, riduce considerevolmente i costi. Una città come Copenaghen ha fatto questi conti economici e, calcolando tutti i benefici, è arrivata alla conclusione che un sistema combinato tra soluzioni "grige" di condotte sotterranee e aree verdi e spazi d'acqua come canali di scolo nelle strade, laghetti nei parchi e piazze che possono trasformarsi in vasche piene di acqua per un breve tempo, creeranno un sistema integrato che ha il valore aggiunto di abbellire le città, oltre a rappresentare la soluzione economicamente più conveniente ed efficiente per tutti i cittadini.

Lei ha partecipato alla stesura del progetto EKLIPSE sulle soluzioni nature-based in grado di aumentare la resilienza delle città ai cambiamenti climatici. Può farci una panoramica dei problemi presi in considerazione e delle relative soluzioni individuati nel rapporto?

La ricerca svolta da un gruppo di quasi venti studiosi provenienti da diverse discipline - biologi, ecologi, economisti, urbanisti, etc. - ha cercato di individuare i potenziali contributi che queste soluzioni nature-based sono in grado di produrre rispetto a dieci sfide importanti per le città europee. Tra le sfide considerate spicca innanzitutto quella della necessità di creare resilienza nei confronti dei cambiamenti climatici. Ma si parla anche di gestione dell'acqua in relazione al rischio di siccità e di inondazione, di protezione delle aree costiere, di qualità dell'aria, oltre che di conservazione, biodiversità e di rigenerazione urbana. Altre sfide considerate riguardano le relazioni tra spazio urbano fisico e benessere dei cittadini, come la salute e il benessere pubblico, l'equità e la coesione sociale, la partecipazione e la creazione di nuove opportunità economiche.


Realisticamente, quanto sono applicabili queste soluzioni?
Rispetto a queste dieci sfide, il gruppo di lavoro ha esaminato i risultati prodotti dalle ricerche scientifiche per identificare interventi possibili negli ambiti urbani e criteri per valutarne efficacia e efficienza. Questi criteri sono finalizzati ad aiutare progettisti, pianificatori e cittadini per decidere se l'intervento può essere conveniente per la loro città.
La Commissione Europea spinge molto per convincere le realtà urbane ad utilizzare il più possibile queste soluzioni, e ad utilizzare la ricerca scientifica disponibile per scegliere e pianificare il percorso migliore per ciascuna città.

A chi si rivolgerà in primo luogo il vostro lavoro?
"Il lavoro svolto dal gruppo di ricercatori per il progetto EKLIPSE si rivolge in primo luogo ad amministratori pubblici e pianificatori per aiutarli a creare una panoramica completa dei possibili benefici (ed eventuali potenziali disservizi) creati dalle soluzioni blu e verdi e per trovare strategie e misure per valutare questi costi e benefici".

Se queste soluzioni venissero adottate, come cambierebbero le nostre città? Quale impatto avrebbero, nel medio e lungo termine, sui cambiamenti climatici? 
"Le soluzioni considerate nel rapporto riguardano soprattutto le forme più diverse per aumentare la biodiversità nelle città e nei loro dintorni. Si parla di creazione di aree verdi e aumento del numero di alberi nelle città, ma anche realizzazione di facciate e tetti verdi per gli edifici, soluzioni che permettono di dare spazio ai benefici offerti dal verde urbano senza occupare molto spazio, una risorsa che è scarsa in molte aree urbane. Queste azioni producono anche effetti positivi rispetto alle sfide del cambiamento climatico: da un lato contribuiscono, benché in scala ridotta, a catturare CO2, dall'altra hanno effetti positivi per la qualità dell'aria, e riducono i rischi collegati ad alcuni impatti di cambiamenti climatici come riduzione delle precipitazioni, eventi estremi, e ondate di calore. Abbiamo guardato anche a scale spaziali maggiori, considerando situazioni in cui le città dipendono dal loro hinterland, per esempio, per gestire meglio il rischio di inondazioni da fiumi.
Progetti ed iniziative per aumentare gli spazi verdi esistono in molte città europee e anche in Italia, e dimostrano che anche con molti piccoli interventi, come per esempio l'aumento di coperture verdi di edifici, si ottengono diversi benefici: tetti verdi sono in grado di incamerare grandi quantità di acque piovane, evitando che finiscano immediatamente nel sistema fognario (ne abbiamo parlato all'inizio); forniscono isolamento termico per gli edifici, riducendo così il fabbisogno di riscaldamento in inverno e di climatizzazione d'estate, oltre ad offrire spazi aperti godibili per gli abitanti.
Con qualche accortezza anche la presenza di alberi può produrre molteplici benefici nelle aree urbane. Certo, bisogna fare attenzione alla scelta delle specie, badare alla loro potenziale capacità di causare allergie e al loro fabbisogno di acqua, e non bisogna dimenticare di pensare che nel futuro, la riduzione delle precipitazioni causate dai cambiamenti climatici aumenterà i problemi di gestione delle risorse idriche e la cura di certi tipi di piante potrebbe essere particolarmente difficile".

patrizia calzolari