Daniela Fabbris, coordinatrice del Comitato Promotore di PROTEC

PROTEC, l'approccio
interdisciplinare all'emergenza

Proseguono i lavori del Comitato Promotore di PROTEC in vista dell'appuntamento in programma dal 30 giugno al 2 luglio. Intervista all'architetto Daniela Fabbris, Coordinatrice del comitato

Arch. Fabbris, nel presentare Protec avete definito come parole chiave dell'evento "prevenire, proteggere e gestire". Cosa significa?
"L'idea di questo nuovo salone di protezione civile è nata perché pensiamo che sia giunto il momento per tutti - operatori, pubblico, esperti - di rendersi conto che è necessario affrontare i temi legati all'emergenza prima che essa si verifichi, acquisendo la consapevolezza dei rischi che sono intrinseci nel territorio e dell'esigenza di prevenirli. Le faccio un esempio: se un genitore constatasse che il figlio ha tonsilliti con ricadute sempre più frequenti, sicuramente lo porterebbe da uno specialista per risalire alle cause attraverso degli accertamenti diagnostici, definire una cura e soprattutto eliminare i rischi di una ricaduta. Quindi prevenire innanzitutto".

Nel programma provvisorio dei convegni affermate che rischi, natura e clima stanno cambiando. Qual è l'effetto sul territorio?
"Il nostro territorio è sempre più sfruttato, e di conseguenza questo comporta un incremento dei rischi per la popolazione dovuti alla maggior occupazione del suolo, alla cementificazione, alla regimentazione delle acque, alle concentrazioni di grandi popolazioni nelle città che provocano inquinamento, ai cambiamenti climatici... Potremmo elencarne tantissimi. L'importante è riuscire a fare una sintesi dei rischi e avere la possibilità di intervenire a livello decisionale".

La composizione del Comitato Promotore, al cui interno ci sono competenze diverse, suggerisce ai visitatori di PROTEC il metodo dell'approccio interdisciplinare alla trattazione delle tematiche di Protezione civile.

"Ci siamo resi conto che parlare di protezione civile senza avere un approccio interdisciplinare, con specialisti che si occupano dell'analisi del territorio, di costruzioni, di rischi naturali e industriali, di problemi di trasporti e infrastrutture e di gestione vera e propria di protezione civile, avrebbe reso impossibile fare un discorso sistematico su quello che è il nostro obiettivo: delineare un sistema di prevenzione, protezione e gestione del rischio. Questa è la finalità condivisa da tutti i componenti del Comitato. Pensi ad esempio al sistema del 118 creato in Piemonte, che ha coinvolto tutte le componenti di soccorso, sanitario e non".

L'obiettivo dei convegni è quindi proporre un'ampia riflessione su modelli di prevenzione e intervento, sulle tecnologie innovative e sulla gestione dell'emergenza.

"Innanzitutto va detto che il salone ha una parte convegnistica che non è la sola porzione importante di PROTEC. Questa parte, che è quella più a portata del pubblico, è affiancata da seminari tecnici che hanno l'obiettivo di mettere a confronto operatori e studiosi, ad esempio su strumentazioni e nuove tecnologie. Noi abbiamo cercato di avere un taglio rigidamente scientifico, affiancando ai seminari anche exibit e simulazioni, con un'ulteriore parte espositiva dedicata alle merceologie che in qualche modo coinvolgono tutto il settore di protezione civile, senza dimenticare l'importante contributo dei volontari che affiancheranno in modo partecipativo tutte le attività del Salone. Vogliamo offrire un panorama a 360 gradi".

Un obiettivo ambizioso.

"Il nostro salone è un modello unico sul territorio nazionale. A mio parere in questo momento in Italia ci sono delle manifestazioni e fiere di protezione civile che hanno il solo obiettivo di esibire squadre, mezzi di soccorso e organizzare dimostrazioni pubbliche, ma il nostro Salone vuole essere un punto di riferimento sia per gli studiosi internazionali, sia per gli amministratori pubblici, sia per gli operatori tecnici e volontari perché il confrontarsi sugli strumenti di programmazione e pianificazione territoriale è un problema importante. Soprattutto in Italia dove l'uso del suolo è stato negli anni 50/70 è stato a dir poco mal gestito".

Guardando però anche all'estero...

"Certo, un punto di riferimento per i sistemi di protezione civile internazionali, e quindi di confronto tra i vari sistemi di protezione, di allertamento, di gestione dell'emergenze. Ricordiamoci che la nostra protezione civile è stata coinvolta in numerosi interventi di carattere internazionale, anche per questo citiamo il caso di Haiti, dove abbiamo avuto un ruolo importante al di là delle polemiche. Il nostro sistema di protezione civile è un modello di eccellenza".

Ne è dimostrazione la nomina di Agostino Miozzo, ex Direttore dell'Ufficio Volontariato, Relazioni Istituzionali e Internazionali del Dipartimento, alla Protezione civile europea.

"Certo, questo riconoscimento internazionale è sicuramente un segnale importante".

Una volta delineato un modello condiviso, vi è la necessità di diffondere le conoscenze ai volontari, che sono poi coloro che intervengono sul territorio.

"La difficoltà che si è evidenziata rispetto agli ultimi eventi eclatanti è proprio quello di fare sistema, perché ci sono molte specificità e figure che devono operare nelle situazioni di emergenza. Il problema è riuscire ad avere un sistema che faccia colloquiare nel modo corretto tutte le specificità: metterlo a punto non è così facile ed è un lavoro che richiede anni e anni di lavoro sul campo. In Italia posso dire che nel bene e nel male siamo stati obbligati a lavorare insieme sulle diverse emergenze perché il nostro territorio è chiaramente è un territorio a rischio. Siamo purtroppo "ben allenati" più di altri a dover rispondere a questo tipo di emergenze".

Qual è il motivo principale a suo avviso?

"Se in Italia non si fosse stati troppo "generosi" nel rilasciare permessi di costruzione, per di più in zone che sapevamo essere a rischio, oggi non ci troveremmo nelle costanti emergenze in cui ci troviamo. Vogliamo dare risposte chiare a queste problematiche cercando di leggere il territorio per quello che è, per poter in qualche modo delineare delle buone pratiche che coinvolgano qualsiasi figura che si occupi di gestirlo: dagli amministratori pubblici, ai professionisti che progettano e costruiscono, alle imprese che a volte cementificano senza ritegno. Volevo precisare che questa prima edizione verterà sui rischi naturali, ma verrà il tempo di trattare i rischi industriali, legati in particolar modo alla chimica, ai rifiuti e al loro smaltimento: ci sarà modo di toccare, nelle varie edizioni, una serie di tematiche molto delicate e molto importanti".

Per quanto riguarda la parte espositiva a chi vi rivolgete?

"La parte espositiva conta di coinvolgere sia le Pubbliche Amministrazioni, con esposizione di progetti e interventi di particolare interesse e pubblicazioni, sia le industrie che producono strumentazione di rilevamento - dal rilevamento spaziale al rilevamento strumentale ottico - macchine movimento terra, strumenti, mezzi, attrezzature per la protezione ambientale, mezzi di soccorso, strumentazioni di soccorso, apparecchiature elettromedicali, con in più la partecipazione di U-COM che svilupperà tutta la parte di nuove tecnologie gestite dai più innovativi sistemi di telecomunicazione".

Cosa trova un'azienda a PROTEC rispetto ad altri eventi fieristici?
"Innanzitutto uno spazio dedicato alle merceologie ma in particolare la possibilità di organizzare presentazioni di prodotti e soprattutto lo scambio con realtà nazionali e internazionali che condividono gli stessi ambiti di competenza. Inoltre l'unicità del Salone permetterà di offrire una vetrina su settori e tematiche che, sino ad oggi, sono state trattate più come "eventi di piazza" che come disciplina di studio, di lavoro e sviluppo di economia".
 
Oltre a voi, chi sono gli altri soggetti istituzionali coinvolti?
"In prima luogo il Dipartimento di Protezione Civile Nazionale che, oltre a patrocinare la manifestazione, ha messo a disposizione uno staff di esperti per collaborare con il Comitato e concordare una presenza espositiva e convegnistica adeguata al ruolo che riveste. La Regione Piemonte che, con il Dipartimento di Protezione Civile regionale, ha firmato un Protocollo d'Intesa con Lingotto Fiere e ha, fin dalle prime battute, condiviso gli obiettivi del Salone che sono stati delineati in accordo con l'Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Torino. Inoltre, oltre al Patrocinio della Provincia di Torino e del Comune di Torino hanno avuto parte attiva nel Comitato, l'Università di Torino - Dipartimento di Scienza della Terra - , il Politecnico di Torino che partecipa con il Dipartimento di Energetica, il Dipartimento di Idraulica-Trasporti e Infrastrutture Civili e il Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica, l'Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Torino, l'ANCI Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, l'International Association for Engineering Geology and the Environment e il 118 Piemonte".


Enzo Voci


Daniela Fabbris è un Architetto libero professionista, specializzata in restauro dei monumenti. E' stata incaricata nel 1987 dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici del Piemonte di effettuare parte della prima schedatura sui "Danni Sismici" su edifici vincolati in Provincia di Torino. Oltre ad aver partecipato a varie commissioni di studio e collaborato a numerose pubblicazioni ha ideato, con il Prof. R. Bedrone, la prima Guida dei Mestieri Artigiani nell'Architettura (www.progettogmaa.it) e il Progetto per la realizzazione di Protec (www.protec-italia.it), di cui è coordinatore del tavolo tecnico.