Ricostruzione post-sisma, Anci: "Poteri diretti di intervento ai sindaci"

"Se le popolazioni sopravvissute al sisma non riescono a recuperare in tempi ragionevoli, il futuro dei luoghi colpiti non può che essere la desertificazione". E' quanto afferma il delegato Anci a urbanistica e lavori pubblici, Mario Occhiuto, che denuncia ritardi inaccettabili nelle procedure di ricostruzione e chiede il conferimento ai sindaci di poteri diretti di intervento

"E' sempre più necessario il conferimento di poteri diretti di intervento ai sindaci nelle ricostruzioni del post terremoto". Ad affermarlo è il sindaco di Cosenza e delegato Anci a urbanistica e lavori pubblici, Mario Occhiuto. "Abbiamo già sperimentato - afferma Occhiuto - come purtroppo le procedure per la ricostruzione riportino ritardi inaccettabili. Le popolazioni sopravvissute al sisma non riescono a recuperare in tempi ragionevoli né condizioni di vivibilità accettabile, né tantomeno i riferimenti essenziali delle rispettive comunità: luoghi, servizi, infrastrutture, posti di lavoro. La dispersione delle comunità in altri territori, a distanza di mesi, rischia di dissolvere le singole identità socio-culturali, mentre la mancata ripresa delle attività produttive aggrava l'azione distruttiva del sisma.

"Il chiarimento richiesto dal presidente Gentiloni al commissario Errani sui ritardi che si stanno accumulando nel centro Italia - prosegue Occhiuto - non tiene conto dell'insufficienza sistemica dell'approccio amministrativo e procedurale a una reale ricostruzione. Se ogni intervento operativo è subordinato ad un altro adempimento, da parte di un altro soggetto, la cui azione è subordinata ad un ulteriore adempimento, di un ennesimo soggetto, e così via all'infinito, il futuro dei luoghi colpiti dal sisma non può che essere la desertificazione". "La strategia vincente - suggerisce il delegato Anci - è l'operatività verso il basso, ovvero dallo Stato alla Regione, dalla Regione ai Comuni. Questi ultimi, dotandosi di un supporto finanziario ad hoc, di strumenti gestionali, urbanistici e tecnici, devono poter predisporre i progetti, appaltare i lavori e controllarne il buon esito. Il sindaco dovrebbe essere nominato funzionario delegato della Regione. A lui dovrebbe spettare la responsabilità personale di valutare le domande di contributo, di verificare il progetto delle opere da finanziare e di emettere i mandati di pagamento. A livello superiore, la Regione dovrebbe istituire una authority locale con forti e rapide capacità decisionali, tecniche e di spesa. Lo Stato ha già ampiamente delegato funzioni alle Regioni, le quali però dovrebbero in questo momento adempiere in modo più deciso. I ritardi, anche rispetto alla rimozione delle macerie, costituiscono inadempienze pesanti proprio da parte delle Regioni: è opportuno porvi rimedio in tempi rapidissimi. Lo Stato dovrebbe da parte sua garantire gli interventi principali di protezione civile e reperire e convogliare le necessarie risorse verso la Regione". "Serve - secondo Occhiuto - un'organizzazione radicata nel territorio e burocraticamente snella, soprattutto per le procedure di appalto, di forniture di primaria importanza e per le autorizzazioni alla riedificazione. Per esempio, assimilare la macerie di un terremoto a rifiuti edili significa fatalmente rallentarne la rimozione.
"Ancora - insiste l'esponente dell'Anci - non si comprende perché ricostruire dove e come era prima di un sisma un edificio, una stalla o un capannone debba far richiedere i medesimi pareri e le medesime procedure riservati alle costruzioni ex novo. "In tema di appalti - conclude infine Occhiuto - sarebbe sensato prevedere meccanismi straordinari, in virtù dei quali le stazioni appaltanti beneficino delle cosiddette deroghe".

red/pc
(fonte: Anci)