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Riforma terzo settore, ok del Senato (con polemiche). Ecco le novità

A un anno di distanza primo ok della Camera e a due anni dalla proposta lanciata da Matteo Renzi, ecco che il Senato dà il via libera alla riforma del terzo settore. Approvazione a larga maggioranza fatta eccezione per l'articolo sulla "Fondazione Italia Sociale" (ribattezzata la “nuova Iri”). Tra le novità anche il servizio civile universale. Soddisfazione (con riserva) del mondo non profit. Ecco cosa prevede il nuovo testo

Finalmente ci siamo. La riforma del terzo settore è (quasi) realtà. Sono passati circa due anni da quando Matteo Renzi annunciò l’intenzione di avviare questo percorso dal palco del Festival del volontariato di Lucca. Seguì (tempestiva) una prima raccolta di idee e suggerimenti. Poi fu il momento delle consultazioni. Un lungo tour che ha portato il sottosegretario Luigi Bobba in giro per l’Italia. Dal 1991, anno in cui fu varata la legge 266 sul volontariato, questo mondo è radicalmente cambiato. Il tentativo di riorganizzare il settore facendo i conti con l’impresa sociale e con tutte le declinazioni di questo macro-mondo in espansione - capace perfino di resistere alla crisi creando occupazione e nuove forme di sviluppo per l’economia - ha stimolato fin da subito reazioni e critiche (anche dal gusto squisitamente politico) che ne hanno rallentato il percorso. A volte è stato tirato bruscamente il freno a mano. Insomma, non sono mancati gli ostacoli. Anche in aula.

L’approvazione - Dopo rinvii e battute d’arresto, ieri il Senato ha approvato la riforma con 146 voti a favore, 74 contrari e 16 astenuti. “Mi auguro che il testo torni presto alla Camera per l'approvazione definitiva" ha commentato Edoardo Patriarca, deputato Pd e presidente del Centro nazionale per il volontariato. "Avremo un terzo settore più efficiente, più professionale e soprattutto riusciremo a distinguere i soggetti che davvero fanno parte di questo universo".

Il punto di scontro - Una maggioranza che ha vacillato quando è stato il momento di votare la norma che istituisce la “Fondazione Italia Sociale”, passata con uno scarto di soli 16 voti (123 sì, 103 no, 4 astenuti) grazie al sostegno dei verdiniani e del gruppo Ala. Contro quella che è già stata ribattezzata "l’Iri del terzo settore" si sono schierati Forza Italia, Si-Sel, M5S, Lega e perfino alcuni esponenti del Pd (come ad esempio l’ex sottosegretario Maria Cecilia Guerra). Di fatto la nuova Fondazione potrà utilizzare anche soldi pubblici per finanziare attività private. Al governo è affidata la delega affinché venga messo a punto lo statuto. Una condizione che Lucio Malan (Fi) giudica “inaccettabile” perché anche le finalità “non vengono chiarite”. Giudizio severo anche da parte dei penta-stellati. “Non ci saranno bandi” attacca Giovanni Endrizzi. “La Fondazione - aggiunge - avrà l'autonomia per utilizzare la leva clientelare fornita dal presidente del consiglio. Questa norma era stata presentata in commissione, ma subito ritirata. Ora è stata ripresentata in aula e forse meritava di essere discussa più approfonditamente”.

La soddisfazione del Governo - Secondo il ministro al lavoro e alle politiche sociali Giuliano Poletti questo provvedimento, “definendo un quadro di regole certe e senza intaccare il valore della pluralità”, punta a “introdurre misure per favorire la partecipazione attiva e responsabile delle persone, valorizzare il potenziale di crescita e di creazione di occupazione insito nell'economia sociale e nelle attività svolte dal terzo settore, anche attraverso il riordino e l'armonizzazione di incentivi e strumenti di sostegno". Anche per il vice ministro alle politiche agricole Andrea Olivero - già portavoce del Forum terzo settore - si tratta di “un’ottima notizia”. Con la legge delega “sarà possibile precisare gli ambiti di attività, puntualizzare i criteri e - aggiunge Olivero - rendere strutturale il 5 per mille. Con gli articoli riferiti all'impresa sociale, alle strutture di secondo livello, al rapporto fra non profit e profit, la legge punta a confermare il terzo Settore come uno dei protagonisti dello sviluppo valorizzando il contributo dei cittadini organizzati e in modo particolare dei giovani”. Per Luigi Bobba questo risultato “è frutto di un intenso e proficuo lavoro che ha consentito di giungere a un testo condiviso e soddisfacente che integra il testo della Camera licenziato lo scorso aprile. L'iter della riforma - aggiunge il sottosegretario - è stato piuttosto articolato perché la legge delega di riforma interviene in modo strutturale su un settore che coinvolge indicativamente 5 milioni di volontari e oltre 300 mila organizzazioni non profit, che solo nel 2011 hanno generato un volume di entrate di circa 64 miliardi di euro".

Il servizio civile universale - Una delle principali novità riguarda proprio i giovani. Approvando l’articolo 8 del disegno di legge si introduce infatti in in Italia il “servizio civile universale". La norma - criticata dalle opposizioni perché "formulata male" - è stata invece ben accolta dal governo e dalle organizzazioni non profit. Per Poletti questo provvedimento favorirà la “realizzazione di esperienze di solidarietà, inclusione sociale, cittadinanza attiva e tutela del patrimonio culturale, il cui valore formativo possa essere riconosciuto in ambito universitario e nel lavoro". Soddisfatta anche la Cnesc, ovvero la Conferenza nazionale enti per il servizio civile. "Il testo colloca finalmente il servizio civile universale nell'alveo costituzionale del diritto dovere di promuovere la pace con modalità civili e non armate” fanno sapere dalla Conferenza, che resta però perplessa sulla questione legata ai finanziamenti: “Ci sono incognite sia sul finanziamento (a cominciare dal 2017) che sulle concrete modalità di salvaguardare la funzione educativa e formativa con i giovani e di costruzione di un partenariato con le organizzazioni accreditate. Ora - si legge in una nota della Cnesc - auspichiamo che, dopo lunghi mesi di stallo, l'iter parlamentare si concluda con la terza e definitiva lettura alla Camera e che già prima dell'estate possano iniziare i lavori per il decreti delegati”.

La reazione del non profit - Soddisfate anche le organizzazioni del volontariato e del terzo settore, a cominciare da Anpas. “Questo risultato arriva dopo due anni di lavoro che abbiamo condiviso con deputati e senatori, in particolare col sottosegretario Bobba” commenta il presidente delle Pubbliche assistenze d’Italia, Fabrizio Pregliasco. “Un testo che dobbiamo analizzare con cura, soprattutto nelle sue pieghe, ma che riteniamo un elemento fondamentale per tutto il terzo settore. Dobbiamo ricordare che il volontariato è il motore del terzo settore e, nello specifico delle attività dei volontari Anpas, è soggetto attivo nei servizi essenziali di emergenza, nei servizi sociali e nella protezione civile. Auspichiamo ora un rapido passaggio alla Camera. Attenderemo i decreti attuativi - aggiunge Pregliasco - affinché i princìpi della legge vengano attivati. Speriamo di poter avere anche occasione per continuare questa interlocuzione e ribadire le peculiarità nostre e di realtà simili alla nostra, come fatto con Misericordie d'Italia e Croce Rossa Italiana". Secondo il portavoce del Forum nazionale del terzo settore, Pietro Barbieri, il testo “risponde a molte delle istanze sollevate”. Cioè la definizione di finalità e oggetto di ente di terzo settore, la questione della revisione fiscale, il riordino in materia di servizio civile nazionale con il riconoscimento della difesa non armata della patria e l’allargamento agli stranieri con regolare permesso di soggiorno. “Molto buono l’articolo sull’impresa sociale ed il complesso lavoro di sistematizzazione e riordino di tutto il quadro normativo che ha caratterizzato per trent’anni il nostro mondo” aggiunge Barbieri. “In un testo complessivamente positivo, certamente rimangono alcune zone d’ombra e qualche dubbio, che però confidiamo di fugare durante la fase di redazione dei decreti legislativi, momento decisivo per delineare lo schema normativo effettivo”.

Cosa prevede la riforma - L’impianto del ddl, nella sostanza resta quello uscito da Montecitorio un anno fa: istituzione del servizio civile universale, possibilità di ripartire gli utili per le imprese sociali, registro unico del terzo settore, vigilanza al ministero del lavoro. In questa lettura sono stati meglio specificati i criteri di revisione dei Centri di servizio per il volontariato (Csv), che acquisiranno personalità giuridica e potranno essere istituiti e gestiti dagli enti del terzo settore con eccezione “di quelli costituiti nelle forme di cui al libro V del codice civile” (come ad esempio le società cooperative). Previsto il loro accreditamento e il loro finanziamento stabile attraverso un programma triennale, con risorse regionali già previste dalla legge attuale. Inoltre il servizio civile universale è stato esteso ai giovani stranieri regolarmente residenti in Italia. Nel corso di questa lettura è stata prevista la nascita del Consiglio nazionale del terzo settore (organismo di consultazione degli enti del terzo settore a livello nazionale). Il Senato, come già anticipato, ha poi approvato l’emendamento sulla “Fondazione Italia Sociale” con lo scopo di sostenere le attività del terzo settore, in particolare attraverso il crowdfunding. Istituito un fondo per il finanziamento delle attività di interesse generale promosse dagli enti del terzo settore (sarà finanziato da 17,3 milioni per il 2016 e da 20 milioni di euro annui a partire dal 2017).

red/gt