Riordino protezione civile,
Regioni ed Enti locali:
"No al decreto d'urgenza"

Il riordino della protezione civile sarà in discussione al prossimo Consiglio dei Ministri, in programma lunedì 30 aprile 2012 alle 15,00. In attesa di capire che tipo di provvedimento sarà varato dal Governo, analizziamo le proposte contenute nella prima bozza di emendamenti elaborata dalla Conferenza unificata del 19 aprile 2012

E' una consumata strategia occuparsi in tutta fretta di questioni ritenute spinose in giornate in cui la maggior parte degli italiani è in altre faccende affaccendata. Nel nostro caso ci si occupa di protezione civile in uno dei pochissimi ponti del 2012. Il tema è spinoso, lo sappiamo, sia per le questioni di metodo sia di contenuto più volte denunciate da diversi attori del sistema. Ma anche in termini di consenso relativamente alla percezione dei comuni mortali delle modalità di finanziamento delle attività di protezione civile.

Il riordino della protezione civile è all'ordine del giorno del prossimo Consiglio dei Ministri, (convocato per lunedì 30 aprile 2012 alle 15,00). Nell'odg si legge: provvedimento normativo per il riordino della Protezione civile. L'utilizzo del termine provvedimento lascia ancora aperto il piccolo 'giallo' sullo strumento che il governo Monti intenderà utilizzare. Il punto non è di poco conto: la protezione civile è materia concorrente, l'ipotesi dello strumento del decreto non piace alle Regioni, Province e Comuni e alla maggior parte del Volontariato. Ne abbiamo dato conto sul nostro giornale in più di una occasione e lo hanno ribadito ieri in una lettera indirizzata al Presidente del Consiglio, Mario Monti,i Presidenti della Conferenza delle Regioni, del'Upi e dell'Anci, Vasco Errani, Graziano Delrio e Giuseppe Castiglione.

Nella lettera da un lato si ribadisce "la condivisione dell'obiettivo di procedere, in tempi rapidi, alla riforma della protezione civile. Dall'altro non si fanno sconti: "La realizzazione di questo indispensabile sistema integrato - scrivono Errani, Castiglione e Delrio -  deve vedere il pieno coinvolgimento di tutte le istituzioni cui sono assegnate funzioni di protezione civile" e per questo motivo si legge ancora su quanto riportato sul sito delle regioni "appare opportuno continuare a confrontarsi nel merito delle proposte emendative in discussione e utili a definire un modello di intervento efficace e condiviso e in tal senso ribadiamo la nostra netta contrarietà alla decretazione d'urgenza". E' infine confermata "la disponibilità delle Regioni e degli enti locali a un ulteriore incontro, in tempi brevi, al fine di accelerare il percorso della riforma".

In attesa di conoscere se, e in che misura, il Governo terrà in considerazione il metodo e le proposte di Regioni ed Enti locali, andiamo a dare una occhiata a quanto contenuto nella prima bozza di emendamenti elaborata dalla Conferenza unificata del 19 aprile 2012. Qui il testo completo (PDF).

Nella premessa si legge che l'obiettivo è "migliorare la proposta di provvedimento del Governo" (approvata la mattina del 13 aprile 2012 e illustrata nello stesso pomeriggio dal Presidente del Consiglio Mario Monti nel suo intervento nella giornata di apertura degli Stati generali del Volontariato ndr). Sempre nella premessa si ribadisce la contrarietà all'ipotesi di adozione  del provvedimento con decreto legge. Gli emendamenti sono chiari, e ben evidenziati in rosso. Nella proposta la concorrenza della materia e la contrarietà alla delega esclusiva al Ministro dell'Interno sono ribadite ovunque. La partita politica si apre subito, già nell'articolo 1.

Nell'emendamento al comma 2 del primo articolo, Regioni e Enti locali dicono no all'esclusività della delega al Ministro degli interni, e propongono invece che possa essere delegato un Ministro o un Sottosegretario. Inoltre nel passaggio "(il Presidente del Consiglio) promuove e coordina le attività delle amministrazioni dello Stato, centrali e periferiche" suggeriscono di posporre Stato ad amministrazioni centrali e periferiche: la forma è sostanza. Nel comma 3 dello stesso articolo, che attiene allo svolgimento delle finalità di protezione civile, emendano il richiamo al comma precedente e specificano "il Ministro od il Sottosegretario si avvale del Dipartimento della protezione civile ...- e aggiungono - e, ai sensi dell'art.117 della costituzione, delle Regioni". Il richiamo alla costituzione non appare solo formale.

Regioni, Comuni e Province entrano poi nel merito di altre questioni: nell'articolo 3 (Attività e compiti di protezione civile) al comma 5 il superamento dell'emergenza - secondo la proposta di emendamento - consiste nell'attuazione "da parte degli organi istituzionali competenti" di tutto quanto è necessario alla ripresa della normalità (cancellano l'avverbio unicamente e la formula coordinata con gli organi istituzionali della legge 225). Il comma 6 bis riguarda le risorse. Nella bozza del Governo si fa fronte con le risorse finalizzate a legislazione vigente, l'emendamento propone di provvedere attraverso le risorse "finalizzate e disponibili a legislazioni vigenti nei bilanci di Stato, Regioni e Enti Locali interessati sulla base del principio di sussidiarietà".

E ancora si propone un articolo ex novo, il 3 bis, inerente il "Sistema di allerta nazionale". Il comma 4 prevede l'attuazione entro 12 mesi dalla entrata in vigore della legge del Servizio Meteorologico Nazionale Distribuito (SMND), i cui compiti saranno poi stabiliti attraverso un successivo DPR.

Si interviene anche sulla durata dello stato di emergenza e sul potere di ordinanza (Art 5). E' opinione comune che lo stato di emergenza non si può prolungare per anni, ma la durata va allungata rispetto a quella prevista dal Governo: da 60 a 120 giorni con la possibilità di prolungarla di altri 90. Il Capo dipartimento recupera il potere di ordinanza in deroga (si libera nella primissima fase dell'emergenza degli attuali lacci legati alla verifica della copertura finanziaria) e con le ordinanze si dispone esclusivamente all'organizzazione del soccorso e dell'assistenza e agli interventi provvisionali "strettamente necessari alla tutela della privata e pubblica incolumità ed al ripristino dei servizi pubblici essenziali .... secondo il principio contenuto nel comma 5 dell'articolo 3". Nel comma 2bis le ordinanze sono trasmesse per informazione al solo Presidente del Consiglio - e non "al Ministro dell'Interno ovvero al Presidente del Consiglio". Quelle emanate entro il centesimo giorno (vs ventesimo) "non sono soggette al Controllo preventivo della Corte dei Conti". Regioni ed Enti locali propongono che per le emergenze di tipo c) lo Stato individui d'intesa con le Regioni forme di finanziamento per la ricostruzione. I fondi reperiti sono utilizzati in deroga al patto di stabilità.

Decisi alcuni emendamenti sulle competenze dei Prefetti in buona parte anche questi già contenute nella legge 225 e in parte riprese nella bozza di riforma del Governo. Nel comma 2, in caso di eventi di tipo b) e c) il Prefetto deve informare tra gli altri "la direzione generale della protezione civile e dei servizi antincendio del Ministero dell'interno" emendato in 'll Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso pubblico e della difesa civile del Ministero dell'Interno'. In particolare al punto b) comma 2 dell'art.14 il testo governativo recita: (il Prefetto ndr) "assume la direzione unitaria dei servizi di emergenza da attivare a livello provinciale coordinandoli con gli interventi di competenza della regione e dei sindaci dei comuni interessati". L'emendamento proposto recita: 'in accordo con la Regione coordina durante gli interventi le forze dello Stato di sua competenza". Non servono commenti. Allo stesso modo al comma 4 relativo ai soggetti di cui si avvale il prefetto per l'organizzazione e attuazione dei servizi di emergenza l'emendamento cancella la dicitura "nonché di enti e altre istituzioni tenuti al concorso'", limitandoli cosi alla sola struttura della prefettura.

Saltiamo altri punti e passiamo alle Disposizioni finali e transitorie. Si stabilisce che le gestioni commissariali in vigore dalla data di entrata della norma non possono essere prorogate o rinnovate più di una sola volta e con durata massima di trenta giorni, salvo casi di assoluta necessità. Anche in questo caso è proposta la cancellazione della delega al Ministro dell'interno di emettere ordinanze che individuano le amministrazioni pubbliche che subentrano alle gestioni commissariali. Le bozza propone inoltre due articoli: il trasferimento delle risorse residue all'amministrazione subentrante senza assoggettamento al patto di stabilità, e la determinazione in accordo con la regione interessata della durata della gestione commissariale.

Infine per quanto riguarda il fondo regionale di protezione civile (Legge 23 dicembre 2000, n.388) ll documento del 19 aprile della conferenza unificata integra con il riferimento forte all'attività di pianificazione dell'emergenza l'istituzione del fondo regionale. I criteri di riparto e gestione del fondo sono disciplinati da un DPCM "da emanarsi di concerto con il Ministro delle Finanze e dell'economia, previa intesa con la Conferenza unificata". I criteri sono determinati anche sulla base di una ricognizione degli interventi realizzati precedentemente attraverso il fondo, ricognizione effettuata dal Comitato paritetico Stato-regioni-enti locali. Il fondo - continua la proposta - "è alimentato con contributi derivanti dalle accise previste dalla 225"




Luca Calzolari