Dr. Peter Bobrowsky

Rischi naturali e formazione:
il progetto GeoNathaz

Le tipologie di rischio naturale, le metodologie di studio e i progetti internazionali di formazione: questi i temi che verranno esposti ed approfonditi nella prima parte del convegno 'RICERCA E UTILIZZO DEI DATI SUI DISASTRI NATURALI' - (PROTEC - Salone per le tecnologie e servizi per la protezione civile e ambientale - Torino Lingotto Fiere 30/06/2011 ore 14.30 - Sala rossa)

Intervista a PETER BOBROWSKY, professore ordinario aggiunto alla SIMON FRASER UNIVERSITY, CENTRE FOR NATURAL HAZARDS e relatore al convegno.


Dott. Bobrowsky, partiamo dalla definizione di 'rischio naturale':
"Nonostante esistano tante e complesse definizioni, ritengo che una definizione semplice ed efficace possa essere la seguente: la minaccia di un evento naturale che influisca negativamente alla sicurezza degli esseri umani, intesa come la vita, le condizioni socio culturali e l'ambiente naturale . L'evento naturale può essere geofisico (terremoti, frane, vulcani, ecc) oppure idrometeorologico (bufere di neve, siccità, tornado, ecc)".


Può illustrarci brevemente quali sono le tipologie di rischi naturali e le relative metodologie di studio che presenterete al convegno ?
"Nelle scienze della terra si considera il rischio associato ai pericoli naturali come la combinazione fra la probabilità del verificarsi di un pericolo naturale e le conseguenze dell'evento. Il rischio viene spesso quantificato come l'effetto negativo risultante dalla combinazione di diversi fattori, quali la minaccia di un evento (ad es le probabilità che si verifichi una eruzione o quanto spesso possa verificarsi), la vulnerabilità dell'individuo, della comunità o di elementi (ad es quanto sono informati e sono quanto ben preparati), così come il costo (costi in termini economici o di vite). Qualche volta si considera anche l'esposizione dell'individuo, della comunità o dei componenti (se stanno correndo un rischio o se sono lontani dal suo verificarsi). Al di là di questa panoramica generale dei rischi, gli scienziati della terra esaminano i differenti aspetti, ivi inclusi la valutazione del rischio (la determinazione del rischio in conduzioni particolari), la gestione del rischio (le metodologie utilizzate per gestire il rischio) e la riduzione del rischio (lo sforzo che comporta la minimizzazione dell'impatto, degli effetti e dell'esposizione alle minacce). Al di là di questi più comuni elementi di rischio, ci sono anche la comunicazione del rischio, la percezione del rischio, la tolleranza del rischio e molti altri ancora. Al convegno ci concentreremo nel fornire specifici esempi di valutazione e di comunicazione del rischio".


Si parlerà di dati scientifici rilevanti per la previsione dei rischi naturali. Previsione intesa come capacità di stabilire dove, quando e come potrebbe verificarsi un determinato evento naturale o intesa come calcolo di un fattore di rischio specifico, geolocalizzato e atemporale, da assegnare a un determinato territorio o area geografica?
"Nella nostra presentazione relativa ai rischi naturali in Canada, intendiamo enfatizzare l'inevitabilità di certe minacce naturali che hanno avuto luogo in passato, che accadono oggi e che continueranno ad accadere in futuro nel paese.
La vera prevenzione, cioè bloccare permanentemente e con successo il verificarsi di un evento naturale, è virtualmente impossibile, mentre la chiave per la gestione dei rischi è lo sviluppo di sane 'strategie di adattamento'. Tali strategie non sono nient'altro che soluzioni uniche per particolari problemi o situazioni, volte ad aiutare le comunità ad individuare meglio ciò che costituisce una minaccia, quali siano le probabilità di accadimento per ogni singola calamità, i diversi tipi di rischi che ciò comporta, le diverse soluzioni per minimizzarne l'impatto, e, quindi, a migliorare la sicurezza e la salute globale degli esseri umani e del loro ambiente.
Risposte attive o passive vengono adottate in base alla gravità, all'urgenza, ai costi ed agli altri fattori del caso. Ci focalizzeremo soprattutto sul Canada settentrionale dove le condizioni sono veramente uniche, i meccanismi di sopravvivenza sono difficili e impegnativi per via delle incredibili estensioni delle aree interessate e delle tipologie di rischio da tenere presenti, che sono quelle che si incontrano nell'estremo emisfero nord del globo".



Che cos'è il progetto GeoNatHaz?
"Il progetto GeoNatHaz si prefigge di migliorare la conoscenza e le tecniche necessarie per la valutazione e la gestione dei rischi naturali nelle regioni montuose. Facilita gli scambi fra un consorzio di università europee e canadesi allo scopo di accrescere le conoscenze internazionali nell'ambito della ricerca sui rischi naturali. Il progetto promuove la conoscenza culturale incrociata e la internazionalizzazione dei curricula universitari relativi ai rischi naturali per mezzo di una serie di conferenze e seminari, esercizi di laboratorio e attività sul campo".


Come è nato e a chi è rivolto?
"L'idea di una collaborazione di questo tipo si è sviluppata lentamente nell'arco di molti anni. Colleghi professionisti d'Italia e Canada hanno partecipato per lungo tempo ad attività di ricerca condivisa ma non avevano mai specificatamente indirizzato il loro impegno a beneficio della nuova nuova generazione di giovani professionisti.
Il progetto GeoNatHaz é rivolto a 40 studenti universitari provenienti da sette università canadesi ed europee. Studenti in geologia ed ingegneria, che hanno scelto un percorso professionale di ricerca sui rischi naturali, si avvarranno dalla formazione sul campo che contempla lo studio di casi classici di rischi naturali in Italia ed in Canada. Lo scambio di facoltà e di tecniche assicura agli studenti un' esperienza formativa ricca e intellettualmente gratificante".


Canada - Europa: come nasce l'idea di questa collaborazione didattica e di ricerca?
"Gli specialisti in ricerche sui rischi naturali riconoscono che l'Italia e il Canada vantano alcuni dei maggiori esperti nonché la massima esperienza nello studio sull'instabilità delle pendenze. Gli esperti in smottamenti di entrambi i paesi hanno partecipato a lungo a diversi progetti di ricerca ed è subito apparso evidente che una collaborazione formale focalizzata sull'istruzione degli studenti sarebbe stato di reciproco beneficio per i giovani professionisti che stavano studiando nei due paesi. Partendo da questo presupposto di reciproca stima, i colleghi della Simon Fraser University in Canada e dell'Università degli studi di Torino hanno intrapreso un percorso molto impegnativo per realizzare un programma pluriennale focalizzato su frane e rischi correlati, nei terreni montuosi. Torino e Vancouver hanno una posizione ideale dal punto di vista geografico, trovandosi ai piedi di alcuni dei territori montuosi più a rischio nel mondo. Il successo di questo progetto è un dato di fatto: gli studenti che partecipano annualmente a questo scambio formativo hanno confermato quanto esso abbia approfondito la loro esperienza e incrementato le conoscenze di base".



Qualche dato sulle adesioni a questo progetto: quanti studenti universitari hanno aderito fino ad oggi ? E' noto il dato di quanti siano in particolare gli studiosi italiani che collaborano al progetto ?
"In tutta Europa si prevede il coinvolgimento di 20 studenti universitari a questo programma triennale, di cui 10 provengono dall'Italia. Poiché siamo arrivati circa a metà percorso del progetto, hanno partecipato, dall'Europa, sino ad ora circa 10 studenti. Il numero di professionisti e docenti italiani è stato piuttosto elevato. Nonostante la proposta originaria indicasse 4 professionisti dall'Italia il numero effettivo dei partecipanti è stato molto più alto dal momento che numerosi esperti locali hanno offerto il loro contributo a breve termine durante i sopralluoghi su campo. Ad esempio, per la parte dei progetti di ricerca sul campo che si svolgerà in Italia nel 2011, é previsto che almeno 10 professionisti nazionali nel nord Italia daranno il loro importante contributo al successo del programma".


Quali sono il primo obiettivo da raggiungere (o il primo obiettivo già raggiunto) e la finalità ultima di questo progetto ?
"Il primo obiettivo è quello di selezionare i migliori studenti italiani ed europei e offrire loro una opportunità unica di espandere i loro orizzonti attraverso l'esperienza rara di imparare direttamente sul campo, da altri esperti e di altri paesi. Lo scopo finale del progetto è quello di permettere agli studenti, una volta formati, di entrare nel mondo del lavoro come professionisti più qualificati e competenti. Le istituzioni e le popolazioni locali ne saranno, nel lungo termine, i primi beneficiari poiché questi studenti grazie alla loro formazione saranno in grado di effettuare meglio la valutazione, il monitoraggio, l'analisi e la mitigazione del rischio frane in territori montuosi".


Crede che questo progetto potrà contribuire ad una reale e fattiva collaborazione internazionale per lo sviluppo di competenze globali e forse anche di strumenti globali in fatto di rischi naturali o ritiene che sia ancora prematuro pensare di estendere e concertare a livello internazionale le attività per condividere obiettivi e strumenti?
"Indubbiamente una continua crescita della collaborazione e dello sviluppo di competenze a livello internazionale darà grandi risultati. Possiamo già citare l' esempio di come l'esperienza italiana basata su metodologie remote di monitoraggio dell' instabilità delle pendenze per mezzo del ground-SAR sia stata trasferita con successo in Canada. La conoscenza e la competenza italiane sono state quindi riconosciute ed ora è attivo un fondamentale trasferimento di tecnologie per meglio supportare le realtà canadesi.
Nel lungo periodo siamo fiduciosi che la varietà di tecniche, metodi, progressi ecc nella identificazione, monitoraggio e mitigazione degli smottamenti sarà ulteriormente sviluppata e sarà materia di scambio fra i due paesi".


Come possono inserirsi in questo percorso gli interventi degli Stati in materia di ricerca scientifica e formazione scolastica?
"I governi nazionali stanno già sostenendo la formazione, la ricerca scientifica e l'istruzione
del programma. Sin dall'inizio della proposta un certo numero di istituti governativi ha ufficialmente avvallato e persino sponsorizzato finanziariamente questo progetto unico. I fondi principali sono di carattere statale e ovviamente lo sono anche le retribuzioni di tutti i docenti . I governi di tutti i paesi che hanno preso parte al progetto hanno fatto un ottimo lavoro di supporto per il raggiungimento degli obiettivi di questo progetto".



Cosa possono fare, secondo lei, la Comunità Internazionale e le Istituzioni sovranazionali per promuovere ed accelerare lo sviluppo di strumenti condivisi di previsione e prevenzione in tema di rischi naturali?
"Credo che la comunità internazionale e le Istituzioni sovranazionali stiano tutte facendo un ottimo lavoro per quanto attiene ai rischi naturali. Ciò include gli incredibili progressi nella identificazione di particolari rischi naturali, lo sviluppo di tecnologie appropriate per l'identificazione, il monitoraggio e la mitigazione dei diversi rischi naturali. Similmente, hanno anche fatto progressi eccellenti nell'applicazione delle metodologie di previsione e prevenzione di certi rischi naturali. A mio parere il fattore che determina la buona riuscita dell'applicazione di questa conoscenza e tecnologia è quello di una comunicazione efficace. Nonostante in tutto il mondo gli scienziati parlino a scienziati e i tecnici ai tecnici, questi professionisti raramente interagiscono con le istituzioni sovranazionali in modo fattivo. Questo convegno di PROTEC è un superbo esempio del giusto modo di procedere, poiché accomuna la diversità degli individui coinvolti nei vari aspetti del monitoraggio e della prevenzione del rischio naturale. Più convegni come questo sarebbero un bel passo avanti nell'affrontare il divario fra scienza e pratica".




Patrizia Calzolari




Peter Bobrowsky, (post-dottorato (General Survey of Canada), Dottorato (Università di Geologia di Alberta), Laurea (Università di Archeologia Simon Fraser) , Sc. (Università di Geologia di Alberta), Diploma universitario (Università di Antropologia di Alberta)si occupa dei Geologia ingegneristica, compreso lo studio dei processi e meccanismi relativi alle frane; valutazione del rischio; mappatura terreno e della relativa stabilità; modellazione frane; studi relativi alla paleosismicità e paleotsunami; stratigrafia quaternaria; sistema NEOs e società umana; geopatrimonio; geologia medica.
Al suo attivo ha, attualmente, 279 pubblicazioni (articoli di riviste revisionate o meno; atti di convegni; libri; carte; guide; relazioni; file aperti; abstract; recensioni di libri) ed è statoi insignito di numerosi premi e riconoscimenti (Premio alla Comunicazione Eugene Shoemaker -2009-, Premio al Merito Settore ESS -2008-, Medaglia d'Oro Università Nazionale di Sant'Antonio Abate -1999-, post-dottorato NSERC -1989-, borsa di studio NSERC -1981-1983-, Premio di distinzione Ralf Steinhauer-1982-1984-, Premio per la Ricerca Studenti GSA (1984), borsa di studio SSHRC -1979-, borsa di studio aperta SFU -1980-, borsa di studio provinciale Regina Elisabetta -1976-)