Rischio idrogeologico
Emilia Romagna in testa

Secondo un rapporto realizzato da CNG e Cresme, 6 milioni di italiani vivono in aree ad elevato rischio idrogeologico; il 50% del territorio inoltre è ad elevato rischio sismico

A sorpresa, è l'Emilia Romagna la regione in testa alla classifica del dissesto idrogeologico, mentre sono complessivamente 6 milioni gli italiani che vivono in zone a rischio elevato. È l'inquietante dato emerso dal primo rapporto "Terra e sviluppo. Decalogo della Terra 2010", realizzato dal CNG - Consiglio Nazionale dei Geologi - in collaborazione con il Cresme - Centro ricerche economiche, sociali e di mercato per l'edilizia e il territorio - presentato questa mattina a Roma da Piero Antonio De Paola, presidente del CNG.

"E' un'Italia dal territorio fragile" - ha spiegato Pietro Antonio De Paola, illustrando alcune cifre: oltre 29 mila chilometri quadrati di territorio, pari al 10% della superficie italiana, sono ad elevato rischio idrogeologico e più di un milione di edifici sono a rischio frane e alluvioni, e di questi 6 mila sono scuole. In questo contesto allarmante, l'Emilia Romagna è la regione a più alto rischio idrogeologico, con più di 4.300 chilometri quadrati di superficie esposta ai rischi, seguita da Piemonte (3.097), Campania (2.598), Toscana (2.542) e Lombardia (2.144), mentre la regione con il rischio più basso è la Liguria (470 chilometri quadrati a rischio). Dei 6 milioni di italiani a rischio, quasi il 20% (pari ad un milione) risiede in Campania; 825 mila in Emilia-Romagna e più di mezzo milione rispettivamente in Piemonte, Lombardia e Veneto.

Allarmanti anche i dati relativi al rischio sismico. Secondo il rapporto, circa il 50% del territorio, e nello specifico 725 Comuni, è ad elevato rischio sismico (2.344 comuni sono a rischio medio). La regione maggiormente esposta al rischio sismico è la Sicilia, con 22.784 chilometri quadrati e un milione e mezzo di edifici, di cui quasi 5 mila sono scuole. Seguono Calabria, Toscana, Campania e Lazio, oltre all'Emilia-Romagna (con oltre 7 mila chilometri e quasi 330 mila edifici esposti), l'Umbria e l'Abruzzo. In questo caso, le regioni con il rischio più basso sono Valle d'Aosta, Sardegna e Trentino-Alto Adige.

"E' necessario che cresca la consapevolezza degli amministratori locali e della politica" - ha dichiarato De Paola, aggiungendo che dati come questi dimostrano quanto sia importante e prioritario preoccuparsi della "tutela della popolazione, del risanamento idrogeologico e della messa in sicurezza del patrimonio da eventi disastrosi".



Redazione