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Rischio sismico e professioni: dove va l'ingegneria sismica

Sono diverse le figure professionali chiamate a concorrere alla progettazione o all'adeguamento antisismico di edifici o agglomerati (geologi, sismologi, architetti, ingegneri, geometri, urbanisti ecc), ma non sempre e non tutte vengono coinvolte: di questo e altro si è parlato in un incontro svoltosi a Palermo di cui ci da conto l'Ing Alessandro Martelli, presidente GLIS, Isolamento ed altre Strategie di Progettazione Antisismica

Oltre 200 esperti fra ingegneri (circa 130), architetti (circa 60), geologi (sismologi ma non solo), geometri ed altri studiosi che operano nel settore della sismica hanno partecipato al convegno "Rischio sismico - Aspetti della prevenzione e problematiche nelle costruzioni esistenti", che ha avuto luogo nell'Aula Magna della Scuola Politecnica dell'Università degli Studi di Palermo il 23 ottobre scorso (incontro è patrocinato da Anci Sicilia, Comuni di Palermo e Catania, UniPA, GLIS, ASSISi Ordini degli Ingegnerie degli Architetti di Palermo, Consiglio Nazionale e Ordine Regionale dei Geologi, Collegio Geometri Palermo).
La presenza al convegno delle diverse figure professionali conferma la linea che da tempo da più parti viene auspicata (ma raramente seguita) in tema di prevenzione sismica, cioè quella dell'imprescindibile collaborazione fra ingegneri, architetti, sismologi ed altre professionalità, che, ognuno per la propria competenza, contribuiscano a definire un quadro completo di tutto ciò che occorre sapere, valutare e fare per rendere sismicamente sicura una costruzione. I geologi  in particolare, da anni reclamano una maggiore attenzione al ruolo della loro professione, nell'ambito della PA (dove auspicano la presenza di un geologo in ogni Comune e l'istituzione, di concerto con la protezione civile, del Servizio Geologico Territoriale e della figura del "Geologo di Zona"). Simili
istanze pervengono anche dai sismologi.
L'interesse dei geologi per l'argomento trattato nel convegno di Palermo è stato sottolineato dall'intervento, in apertura dei lavori, di Gianvito Graziano, allora Presidente del Consiglio Nazionale Geologi. Graziano ha infatti sottolineato quanto il ruolo del sismologo sia fondamentale per la corretta valutazione del rischio sismico: ad esso si deve la definizione della pericolosità sismica, cioè del movimento del terreno atteso, che costituisce il dato indispensabile agli ingegneri per una loro corretta progettazione delle strutture. Ciononostante questa figura professionale raramente viene coinvolta o interpellata nelle fasi progettuali degli edifici o nella stesure di quei documenti di pianificazione territoriale indispensabili a garantire la sicurezza del cittadino. I lavori del convegno di Palermo, molto partecipati, tanto che si sono protratti ben oltre il termine previsto, hanno dato vita ad un ampio dibattito, di cui chiediamo una sintesi al Prof. Alessandro Martelli, che oltre ad collaborato all'organizzazione dell'evento (in qualità di presidente del GLIS, l'associazione patrocinatrice dell'evento), ha svolto l'intervento introduttivo, ha presieduto parte dei lavori ed ha co-moderato la tavola rotonda conclusiva:


Prof. Martelli, qual è l'impegno che oggi devono perseguire i professionisti nel settore dell'ingegneria sismica e della sismologia?

"Si tratta a mio avviso di un duplice impegno, stante l'attuale insufficiente percezione del rischio sismico in Italia a tutti i livelli (cioè sia da parte delle Istituzioni, siano esse nazionali, regionali o locali, sia dell'opinione pubblica):
- da un lato i professionisti devono 'agire verso il basso', sensibilizzando i committenti (e, in particolare, l'opinione pubblica), sulla necessità di 'fare prevenzione', adottando correttamente le migliori tecnologie attualmente disponibili, anche se talvolta (ma non sempre) ciò comporta maggiori costi delle nuove costruzioni o di intervento sull'esistente (a vantaggio, però, non solo della salvaguardia della vita, ma anche di un bilancio economico complessivo, che tenga conto non solo dei costi di costruzione o riparazione, ma anche di quelli conseguenti ad un terremoto, cioè di riparazione o demolizione e ricostruzione o meno, di interruzione o meno delle attività o dell'impossibilità di poter usufruire a lungo della propria abitazione o meno);
- dall'altro dovrebbero 'agire verso l'alto', attraverso i loro Ordini professionali e, in successione, i loro Consigli Nazionali, premendo sul Governo affinché esso adotti efficaci strategie di prevenzione sismica, stanziando annualmente, a bilancio preventivo, una somma tale da permettere di azzerare, nel giro di qualche decennio, l'attuale gravissima situazione riguardante il rischio sismico in Italia (dal 70% all'80% dell'attuale costruito non è in grado di resistere ai terremoti a cui potrebbe essere soggetto), tenendo conto del fatto che riparare dopo un terremoto costa il triplo di quanto si sarebbe dovuto spendere intervenendo prima di esso e che Comuni e Regioni non hanno attualmente a disposizione i fondi necessari per gli interventi di messa in sicurezza dell'esistente.


Prof. Martelli lei, è un ingegnere, quale è lo stato dell'arte dell'ingegneria sismica oggi?
"Oggi ci sono ancora rilevanti incertezze che caratterizzano le azioni sismiche di progetto (accelerazione massima sul terreno rigido ed amplificazioni locali), delle quali è importante che gli ingegneri tengano conto, nel progetto delle costruzioni, al fine di non sottostimare il rischio sismico. Rilevanti incertezze gravano pure sul cosiddetto 'periodo di ritorno' dei terremoti (cioè sul tempo che si stima possa intercorrere fra due violenti eventi successivi): conseguentemente, è anche insensato, a mio parere,  definire la cosiddetta "vita residua" di una costruzione combinando il 'periodo di ritorno' con l' 'indice di vulnerabilità' della costruzione stessa (come, invece, purtroppo alcuni comuni fanno). E' poi importante garantire, almeno per le strutture strategiche e pubbliche, che restino integri pure componenti non strutturali, fra i quali i tramezzi (che, ad esempio, sono molto alti e pesanti in numerose scuole ed il cui crollo può essere molto pericoloso)".

E come si fa fronte a queste incertezze progettuali ?
"Con tecnologie adeguate: ormai esistono e sono largamente applicati, anche in Italia, efficaci moderni sistemi antisismici (di isolamento sismico, di dissipazione d'energia, ecc.) e moderne tecniche di rinforzo delle strutture, in grado di accrescere fortemente la sicurezza delle costruzioni, proteggendo anche gli elementi non strutturali e le apparecchiature contenute ed eliminando, o quantomeno riducendo, il panico (specialmente quando è utilizzato l'isolamento sismico). Tali sistemi possono essere utilizzati sia per le nuove costruzioni sia per quelle esistenti (incluse, anche se con particolari accorgimenti, quelle monumentali). Per le normali costruzioni l'uso di tali tecnologie comporta costi aggiuntivi di costruzione limitati, quando non assenti: non vi è dunque, ormai più, alcuna scusa per non utilizzarle, cioè per ritenere che nulla si possa fare contro il terremoto. E' indispensabile, inoltre, agire anche sull'esistente ancora non colpito da terremoti, tramite l'installazione di sistemi d'isolamento sismico in fase preventiva, che permette di limitare molto l'interruzione dell'operatività della costruzione (cosa di particolare interesse, ad esempio, nel caso degli ospedali, le cui attività non possono essere agevolmente spostate)".

Tirando le somme, cosa è emerso dal convegno?
"I relatori e gli intervenuti sono stati tutti concordi nell'affermare come i dispositivi antisismici (in particolare quelli di isolamento) debbano essere accuratamente scelti, qualificati, accettatati ed installati e che occorra anche garantire che tali sistemi mantengano la loro efficacia per l'intera vita utile della costruzione. E' poi necessario che anche in Italia si distingua finalmente tra l'edificato realmente 'antico' e quello semplicemente 'vecchio', demolendo quest'ultimo e ricostruendolo in modo tale che esso garantisca la sicurezza sismica (contrariamente a quanto attualmente avviene, anche per la miopia di numerose Sovrintendenze, oltre che per leggi ormai superate). Ciò vale, in particolare, per gli edifici strategici (come, ad esempio gli ospedali e per le strutture rilevanti per la protezione civile, edifici che dovrebbero restare operativi dopo un terremoto, anche forte) e per gli edifici pubblici (in particolare, per le scuole, che dovrebbero restare totalmente integre dopo un terremoto, anche violento, perché esse contengono il futuro di ogni comunità). Un altro punto che ha visto tutti concordi è quello riguardante gli interventi sull'esistente: il cosiddetto 'miglioramento sismico' inaccettabile per edifici pubblici come le scuole od edifici strategici; per le scuole esistenti, in particolare, occorre un vero e proprio 'adeguamento sismico', tale, cioè, da assicurarne lo stesso livello di sicurezza che hanno scuole di nuova costruzione. Per quanto attiene poi a scuole, ospedali ed altri edifici strategici e pubblici che sono attualmente ospitati in edifici monumentali che non sia possibile adeguare sismicamente, è indispensabile spostare le funzioni di tali edifici in altri che siano totalmente sicuri. Infine, per quanto riguarda gli impianti chimici a Rischio di Incidente Rilevante (RIR), è necessario che si valuti con la massima urgenza la vulnerabilità di quelli esistenti (in particolare in Sicilia, a Priolo-Gargallo e Milazzo) e si definisca, finalmente, un'adeguata normativa e si proceda, finalmente, ai necessari interventi di messa in sicurezza".

Patrizia Calzolari